Prose poetiche - Remil
Remil in una foto del 1981
Una mia fotografia elaborata elettronicamente
GLI SCHIAVI, IL METALLO, LA CENERE
IO VEDO
Io vedo
delle navi
che partono e non arrivano mai.
Più
le onde schiaffeggiano,
più
i venti s'alzano
e più
le navi dimenticano l 'ancora necessaria
che fermi
un punto brillante che non abbia mai fine,
di cui
non si conosca l’origine
e l 'infinito
appaia raggiungibile.
Io vedo
delle luci
che si accendono e si spengono
sopra una
grande foresta.
Tutti gli
animali hanno un atteggiamento vivo
e vedo
stormi d'uccelli che volano verso il sole
e un fanciullo
con le mani tese verso la libertà
che ha
lasciato dietro di sè .
Gli uccelli
troveranno il sole
il fanciullo
invece si perderà nella foresta
e già
ascolto il suo pianto tenero ,
melanconico,
disperato
freddo,
LA MARCIA FOLLE
Verrà
un momento
in cui
ti volterai per dire: "Basta"
E il capo
si piegherà sconfitto
perché
vedrà nel suo cammino inutile
il punto
centrale della verità
Lo vedrà
smarrito nella fanciullezza,
nella gioventù
consumata
o nel fondo
di due occhi luminosi di pianto.
Un lampo
di fede ha attraversato il tuo cammino.
Perché
non l'hai afferrato?
Poi tanti
sassi e pietre fredde
e la stanchezza,
la stanchezza
enorme
appesantirà
il tuo capo di colpa.
Scorre come
platino fuso
questo
fiume.
Ha l 'immagine
della paura!
Non ci
accorgiamo,
tanto siamo
immersi
del mutismo
assoluto del metallo
che ci
trascina nel vortice:
è
l’immagine dell'incomprensione!
RAFFICHE DI METALLO
Raffiche
di metallo grigio
hanno investito
il tuo volto.
Noi abbiamo
riso di te!
A cosa
e' valsa la tua verginità
calma e
tranquilla
come la
pace d'un cipresso?
Anche lui
serenamente t'abbandona,
toccante
creatura,
dolce cancellatrice
di memorie,
spiga di
grano,
eternità
ormai divenuta mortale.
Tranquillo
il passo
militare
d'una ruota
stanca,
assente,
sembra
perdersi nella città'
ma sui
gradini d'una chiesa
trova un
prete brutto,
piccolo,
nero,
e passa
avanti stridendo,
scricchiolando
sull'asfalto liscio.
IL SOLE E LA NOTTE
E' sempre
cosi' di giorno e di notte.
C’è
il gallo che canta
e la stella
che torna
con i suoi
sogni per te
contadino
del mondo
ovunque
tu sia.
Con le
mani affondate nelle tasche
fischietta
il fanciullo
e la fanciulla
lo attende alla finestra,
ma un altro
è passato prima di lui,
ed è
la stessa cosa.
Di giorno.
Di notte.
Il lavoro
stanco,
il riposo
pigro
e poi il
gallo che canta
e si passa
il giorno sperando
nelle stelle
che verranno:
ma è
una notte di novilunio
e non si
vede niente
mentre
un fanciullo
fischietta
ancora deluso
con un
filo di paglia in bocca
e una lacrima
che il
sole ha asciugato sul suo viso,
e poi la
notte.
Ma il fanciullo
è stanco
e vomita
odio e dolore
al solito
canto del gallo
e lascia
il suo mondo
per seguire
un cercatore d'oro,
ma il colore
del metallo
non cambia
la vita
e fischietterà
ancora deluso
al chiudersi
d'una finestra
in un peccato
d 'amore.
RESTITUZIONE
Scende senza
tempo
la volontà
di spegnere
con un
gelido soffio
l'ultima
luce,
nella penombra,
già sconfitta.
Vorticoso
e attento
gira un
gioco d'immagini
uno scherzo
di colori
nell'assenza
del silenzio
come paradiso
terreno.
Si separano
spazio e tempo
e la morte
cosparge
la novella
serena quiete
d 'una
melanconia metallica:
è
l’ultimo oltraggio
e il primo
richiamo obbediente.
Niente più
triste quella sera
aleggiava
in quello spazio
in cui
raccolti i nostri abiti
spandevano
miseria e dolore.
Era la
notte dell 'agonia
che si
torceva tra i rami
scuotendo
le foglie.
E le foglie
pietose
cadevano
a coprire le nostre carni
pronte
per il sacrificio.
Non c 'era
alcuna ombra
giacché
il nero
ammantava
quelle zolle di terra umida.
Era la
notte dell 'abbandono
in cui
niente era più triste
di quelle
anime
che avevano
lasciato il loro corpo
al vertiginoso
possesso della cecita'.
L'AMANTE
DELLA SCOGLIERA
a M.L.K.
La luce
che poggia le mani
su questa
scogliera
si bagna
di mare
e ne porta
i riflessi lontano.
Lontano
e vicino
s'ode un
oboe cantare.
E' forse
il verso antico
d'un amante
della scogliera
che passa
le sue sere
a cantare
una canzone
ancora
straniera.
La luce
che poggiava le sue mani
su questa
scogliera
si è
bagnata di sangue
ma i riflessi
vanno ancora
più lontano:
è
l'amante della scogliera
che ha
imparato
la sua
canzone mortale
per insegnarci
a vivere.
ARLECCHINO
Un arlecchino
abbandonato,
un sospiro
mozzo, tagliato.
La vertigine
della verità
trasfigurata
da una maschera
appena
avvertita
da una
lacrima d'un bimbo.
UNA FAVOLA
Smetti di
riposare ed alzati!
Di là
cè uno straniero
venuto
da molto lontano.
Ha detto
che devi
imparare a lavorare
se vuoi
vivere.
Ha detto
che devi
amare la tua donna
perché
l'hai scelta
tra le
tante che avevi.
Ha detto
anche
che è
giusto che ti decida a bestemmiare
se non
vuoi pregare.
E' inutile
che riposi nel tuo letto
se non
l'hai meritato.
Può
essere, afferma lo straniero,
che qualcuno
venga,
ti frusti
la schiena
e ti faccia
scendere giù dal letto
con la
forza.
Ti avverte
che sarai
costretto a dormire per terra
per molto
tempo.
Ma l’uomo
non rispose.
Continuò
a dormire,
a mangiare,
a fumare.
Allora
lo straniero entrò,
gli frustò
la schiena
e lo fece
scendere giù dal letto
con la
forza
e se ne
andò
Avvenne
cosi' che l’uomo
fu costretto
a dormire per terra.
Ma comincio'
a lavorare,
amò
la sua donna,
bestemmiò
quando fu necessario
e pregò
anche,
ebbe il
suo letto
e fu felice
Un uomo
s’è giocato la pelle
al gioco
dei dadi.
Ha detto
quello che aveva da dire
e s’è
lasciato andare.
Non ha
atteso
o meglio
non ha saputo attendere oltre
e s'è
abbandonato.
Noi lo
abbiamo giudicato.
Noi lo
abbiamo ucciso.
La sua
morte è la nostra umiliazione.
La sua
morte è la nostra pena.
La sua
morte è la nostra morte.
Rispetto,
per chi
sa giocarsi la pelle
al gioco
dei dadi!
CANARINO
Torna a
comporre le tue melodie
canarino
giallo
come la
gelosia che incatena gli schiavi.
Torna a
cantare
la tua
modesta passione,
tra i fili
di ferro
brillerà
un raggio di sole
e gli schiavi
godranno
d 'un momento
di libertà.
TU ANDRAI
Tu andrai,
lo so che
andrai
perchè
tutti se ne vanno
ogni giorno,
lontano.
Riposeranno
sopra un morbido letto
dove saranno
traditi ,
poi torneranno.
Anche tu
tornerai,
anche tu!
CHI?
Chi conosce
gli occhi d'un uomo
malato
dal mondo in cui vive?
Chi è
capace di scolpire con forza
senza far
male
il cuore
di un uomo perduto?
Una parola
buona vale una vita.
Un dono
vale un amore.
E chi non
parla
chi non
dona
non vale
nemmeno una lacrima
pianta
da un uomo perduto.
NOIA
La stanza
con i suoi
colori ormai stonati
riempie
di vuoto l'angolo
dove gli
occhi pigri
si poggiano
per trovare un motivo.
Un ricordo
idiota
torna alla
mente,
poi volti
il capo alla finestra
e scopri
il sole
che illumina
il giorno
che non
hai trovato.
L'orologio
muto
lascia
trascorrere il tempo necessario
per la
lenta agonia.
UNA DONNA DEL POPOLO
E' una donna
del popolo.
Dove va
non sa,
viene dalla
città nera
dei suoi
incubi.
Va per
non tornare più,
per restare
dove il
corpo le inventerà per un attimo
la sensazione
della felicità
in un atto
di sospensione totale.
E' una
donna del popolo
e dice
buongiorno a tutti.
Si volta
a destra,
si volta
a sinistra
e dice
buongiorno
ma nessuno
risponde al suo buongiorno.
Quale strano
destino ha scelto!
Dire buongiorno
sotto l'ombrello
dell'indifferenza umana.
E' una
donna del popolo
che va
e non ritorna
mentre
segue tutti i sogni
che s'involano
verso le rive infinite
della sua
irrealtà
L'ora è
la sua pena
Il tempo
il suo dramma.
La sua
vita
è
l'ora che passa
nel tempo
che vive.
E' una
donna del popolo
che non
ha più la sua città,
che non
ha più le sue preghiere
che non
sa quando morirà,
che non
sa perché
cammina
ancora.
Nell 'aria
s’è fermato qualcosa di giusto.
E' dunque
il mattino dei fiori?
Qualcosa
che era andato
e non tornava
più da tempo?
Ora e'
tutto qui, fermo e preciso
come un'
istantanea.
Seduto
a Piazza di Spagna
un poeta
canta sotto i bombardamenti.
Era il
mattino dei fiori
e qualcuno
raccolse un sorriso.
Inevitabilmente
poi tutto s’assopì
e restò
tranquillo il giorno
come lo
è sempre stato.
Ecco un'immagine
distorta
sommessamente
nascosta
nella tua
memoria.
Vicino
al tuo lume
appare
d'incanto
il momento
del silenzio:
e' l'ora
esatta
perché
tu pieghi l'ala
uccello
notturno
e ritorna
nella notte
un'antica
preghiera.
BAR CENTRALE
Quattro
sedie,
due tavoli
e un uomo
che sta
cercando la sua sedia
e il suo
tavolo.
Ancora
sta aspettando
un bicchiere
di liquore
sul tavolo
preso a caso
e attende
d 'essere bevuto.
Intanto
una sola gola
resta bruciata
dall 'alcool
ma non
è paga.
E due monete
sonanti sul tavolo,
e una non
vale.
E l'uomo
raccoglie la sua sciarpa
caduta
per terra
mentre
marzo
sta giocando
col vento.
INSONNIA
Che perda
le sue gocce
il lavabo
maledetto
anche se
non mi fa dormire.
Proverò
fra queste
calde coperte del mio letto
a sognare
la siccità
quando
ogni goccia sarà versata
e poi bevuta
a tempo
e luogo
senza spreco.
FURIA UMANA
Due occhi
accesi
nella notte
contro
due fari spenti
d'una macchina
in sosta.
Uno schianto
e un rottame
di ferro
e sangue.
Poi la
folla addita un uomo
che non
sapeva,
che non
voleva,
che capiva
solo altri pensieri, altri gesti.
- Assassino
-
e gli cavarono
gli occhi.
Poi lo
lasciarono lì,
agonizzante
in una
pozza di sangue e benzina.
Una macchina
era stata
distrutta
e il suo
profumo metallico
si spandeva
nell 'aria
riempiendo
di mesta malinconia
un corteo
funebre.
Nulla,
niente,
nessuno
restarono
accanto
ad un modesto
rottame
d' ossa
e sangue .
Sognare
d'essere un uccello
e volare
tra i colori del cielo
e salutare
un' aquila
senza che
questa
straluni
gli occhi.
E SARA' TUTTO COME PRIMA
E sarà
tutto come prima mia fanciulla
che desideri
la tua notte d'amore.
E sarà
tutto come prima
mio giovane
distratto
che non
le darai mai la sua notte d'amore.
E tutto
sarà come prima
anche per
la notte d'amore
che verrà
promessa e dimenticata.
E se ne
andrà ferita nei cuori feriti,
lasciando
tracce di sangue,
seminando
la nostra vita
di tristezza
e malinconia,
coprendola
d'un folto velo
freddo
come il silenzio.
L'UOMO TRADITO
E non s'è
accorto di niente.
Credeva
ancora di vedere
la fiaccola
brillare.
Invece
era lo strano,
ineffabile
scherzo di luci
delle tue
mani
che come
una stella
morta da
tempo,
donavano
luce spenta,
senza vita.
DICONO CHE LA SERA
Dicono che
la sera
scende
anche dove il cuore non palpita più,
dove il
sangue perde ogni giorno
dalla pelle
malata.
Dicono
che la sera
fa palpitare
anche i cuori
che non
conoscono la strada cattiva
del loro
cammino
poiché
il sangue rappreso placa le ferita.
Dicono
che la sera
nessuno
riflette sul giorno che segue
quando
tutto è svanito
dimenticato
e si torna
a combattere
la nostra
pazza avventura
- Venite,
ascoltate
la storia
d'un uomo
che ha
amato il sole e la notte.
Libertà
ed amore.
Amore per
la libertà della terra. -
Un cieco
così gridava
sotto la
pioggia
tra polvere
e fango,
tra bambini
felici,
tra serpi
di bosco.
- Venite,
ascoltate
la storia
d 'un uomo
che e'
stato ucciso più volte
da volti
di fuoco.
Che è
sempre fuggito
su ponti
bruciati,
caserme
di ferro,
tra il
sangue.
La gente
ascoltava,
gettava
il soldino,
passava
in silenzio,
fuggiva
gridando.
- Non voglio
denaro,
non datemi
pane,
son morto
da tempo
ma la voce
non stanca
continua
a parlare.
Sentite?
Ascoltate
anche voi
il suono
di tromba
che canta
vittoria?
La vittoria
che ha perso
ancora
una volta
tra cuori
di pietra,
tra vermi
di prato,
tra masse
di semi
malati
in un campo. -
La gente
ascoltava
sommersa
dal piombo,
ferita
nei fianchi
dall' ignavia
del tempo.
- Non andate
lontano,
non potete
fuggire.
Siete sempre
legati
con le
mani in un sacco
e dovete
morire
morire
più volte.
Acquistate
la vita,
la vita
d'un cieco,
è
facile, gente,
ma costa
parecchio. -
Il vento
ascoltava
la gente
fuggiva
portando
il rimpianto
il rimorso
del gelo
di popoli
freddi
con le
mani in un sacco
ormai senza
sorrisi
senza parole
per poter
raccontare
la storia
d'un uomo
che muore
ogni giorno
tra serpi
di bosco,
tra vermi
di prato.
NATALE DI BORGATA
Un organetto
di periferia
ascolta
l'eco
dolce
molle
liscia
d' una
avventura strana,
e sogna
labbra rosse.
Gelido
,
secco,
duro
il suono
metallico
d'una campana
che suona
la mezzanotte.
Poi il
concerto degli schiavi
liberati
dalla tormenta.
Giunge a
te
il canto
di chi ascolta
la voce
dal fondo d 'una vallata
accorta
e silenziosa.
Senza un
lamento
cade una
pietra dolce e levigata,
poi il
boato
che si
spegne subito
nella notte
che l'ha accolta.
INCOERENZA
L' incoerenza
è
la piaga distruttiva
e la piega
felice dell 'uomo.
La convinzione
d'un pensiero
poi la
convinzione d'un altro
e l'uomo
muta il posto
e il verso
come un'anguilla.
E' la sorpresa
di scoprirsi diversi
in fondo
l'unica
variante
per una
vita
silenziosamente
monotona.
Ciò
che conta
è
sempre lontano da noi
o talmente
vicino
da sfocare
la vista.
E le mani
girano sempre
attorno
a quello che conta
lasciando
cadere
goccia
a goccia
ogni stilla
di speranza.
QUARTA DIMENSIONE
La mente
vacilla, si perde.
Risponde
un amore che vorrebbe tornare.
Il cuore
non conosce la via senza lampioni.
L'ora termina
il tempo del solito dramma.
Per quanto?
Per quanto?
Poi un
secondo nuovo.
E ricomincia
un'altra ora.
Teatro malinconico.
Teatro
serale.
Ultimo
spettacolo d'una notte fonda,
senza luna.
Da dove
viene la tristezza
che attanaglia
gli schiavi?
Che ne
hai fatto
dei tuoi
personaggi malati?
Dal Teatro
si ribella una voce:
- Dov'e' la mia platea? -
Svelto
attento
silenzioso
un sipario
rosso scarlatto
chiude
la scena.
E' la fine
dell'ultimo atto
senza platea,
senza personaggi
e finalmente
il Teatro,
chinato
il capo
piange
abbracciando
colpevole
tutta la
sua solitudine.
Vivere in
questa terra.
Dopo
anche l'inferno
sarà
un luogo di pace.
CIO' CHE NON HA IMPORTANZA
Ciò
che non ha importanza,
ciò
che sembra irriverente
ha forse
l'aspetto della vita.
E' il mostrare
un culo nudo
talvolta
che libera
il passo
a valori
più eterni
che non
un gesto
un pensiero
soffocato
tra le spine della morale.
DISTRAZIONE D ' UCCELLO
L’uccello
distratto
spesso
si trova nel fango
poiché
s'era illuso
di vivere
a mezz’aria
per sempre
con le
ali aperte
verso l’
infinito.
MILLE CROCI
Mille croci
su di un
campo di battaglia.
Mille croci
uguali
e v'è
poco d’intelligibile
per il
profano
che è
venuto a cercare
sul tuo
campo.
Ogni giorno
una croce
si aggiunge
alle altre
e il sole
non penetra piu'
tra quel
groviglio di miserie,
e sono
mille e una.
Non ci
sono uccelli
che posano
sul legno marcio.
Ammorba
troppo l'aria
anche per
l'uccello
che vola
di passaggio:
e un campo
triste,
desolato,
ove l'acqua
imputridisce l'erba
e sono
mille e tante.
Ora è
divenuto grande
e troppe
son le croci
ed e' pesante
per la terra stessa
che a stento
sopporta
e non sprofonda.
ESTRATTO UMANO
Su di un
muro,
una macchia
di sangue!
IMMAGINE D'UCCELLO
Un uccellino
di gabbia,
uccellino
morente,
senza chicco,
senz 'acqua,
nascosto.
E viene
la sera.
E viene
il freddo.
e viene
la mano tiranna
che copre
con panni ruvidi
la rugginosa
gabbia
per farti
vivere
ancora
un giorno,
un'aurora,
un'alba
galante
che si
confonde
con le
tue note felici
di rara
malinconia.
Nell’oscurità
perfetta della notte
ride o
piange una statua bianca.
C’è
una zona di pace intorno
che mi
porta calore e sonno.
E’ la morte,
può
essere,
o l’illusione
forse stanca
di vivere.
FESTA
E’ festa!
Stasera
è grande festa
in Piazza
della Miseria alla Borgata.
Tanti uomini
e tante donne
insieme
uniti e
veri.
I figli
malati
come i
loro padri
hanno fame
ma non
si mangia ancora.
Si aspetta
il sagrestano.
Ma il sagrestano
non c’è.
E' in chiesa
a mangiarsi un'ala di pollo.
" Il sagrestano prega "
“ Brav’uomo “
Si comincia
a mangiare.
Stasera
è festa dunque,
ma anche
altrove
si mangia,
si discute,
si discute
e si beve
in modo
quasi certamente diverso.
Tanti signori
tante signore
con i figli
puliti
puliti
come i loro padri bianchi.
Probabilmente
non sanno
che la
festa grande
è
solo alla Borgata:
i cibi
nei grandi piatti
la giostra
il palo
della cuccagna
il mangiafuoco.
Ora ridono
tutti
e tutti
s'abbracciano
mentre
giunge il sagrestano
in tempo
per la
sua parte di vino e pane.
Un ubriaco
sorge da lontano.
Era uno
di loro
ma era
stato al centro di Roma
e si sentiva
diverso
come una
giornata felice.
“ Evviva la città, gridò, Evviva “
Poi barcollò
appoggiandosi
alla luce d’un lampione.
LE CANZONI DI QUALCUNO
Qualcuno
si è perso
poi non
s'è ritrovato.
Si è
vestito a festa
come un
cappone di lusso
e ha cantato
canzoni , amare canzoni.
- Daniela. Daniela. Dove sei? -
Era Qualcuno
che passeggiava
sul Lungotevere.
Ha incontrato
un amico
che gli
ha parlato dell’ università,
un altro
che gli ha parlato del sud,
e un altro
ancora
che della
guerra se ne infischia.
Lui ha
ascoltato
e ha detto
che avevano tutti ragione.
Poi ha
cantato canzoni, allegre canzoni.
-Daniela. Daniela. Dove sei? -
Era Qualcuno
che camminava
o più
semplicemente
girava
il mulino delle acque terrestri.
Ha incontrato
un prete
che gli
ha parlato della vita,
una bambina
che voleva morire,
un poeta
che non sapeva che giorno fosse
ed una
sposa vestita come Daniela
che lo
avvertiva della pioggia
che lui
non vedeva.
E Qualcuno
si è
tolto il cappello
e si è
messo a cantare
come un
pazzo,
con le
lacrime sul viso
mentre
l'aria nascondeva
l’enigma
d’una giornata serena.
Non aver
paura
avrai anche
tu
la tua
porzione di cibo.
Poi attenderai
riposerai
e ti sveglierai
guardandoti attorno
smarrito
cercando
altro cibo
ma un altro
avrà
già consumato la tua cena.
GIORNATA POPOLARE
Dolcezza
d'un giorno di festa
per un
uomo che tace un futuro,
una donna
che nega l'amore
miseramente
uniti
da un presente
logoro e sfiancato.
Vola triste
un gabbiano
- Chi domina
questo giorno di festa? -
Muore una
rondine madre -
- Chi domina
questo giorno di festa? -
Silenzio!
La festa
finita!
Tornano
gli uomini e le donne
eternamente
schiavi delle loro paure
a bere
il vino acido della rinuncia.
Amarezza
d'un giorno di festa
quando
la festa è amara
ed i nostri
occhi volgono al cielo
accendendo
con rabbia
una stella
ancora.
A CASA DI ANNA
Non passare
di là forestiero
c’è
la casa dì Anna.
La guarderai,
le vene
si spezzeranno
e ogni
goccia di sangue
inverdirà
le foglie del suo giardino.
Più
fertili diverranno i suoi seni
e più
fecondo il suo amore.
Non andare
a casa di Anna.
C’è
la vita che vive e si torce
tra grigie
macchie di cenere.
Incresperai
il naso,
piegherai
la bocca,
poi bacerai
la sua terra vergine
e ascolterai
la disperazione del suo canto.
E’ la tua
fine
e comincerai
a morire
sotto il
vento tenero
della sua
estate
mordente
e sensibile
come un
richiamo ed un insulto.
Ecco fanciullo
di lacrime,
condottiero
di nulla,
quella
è la casa dì Anna.
Lei ti
darà un'oncia di vita
e un grammo
di speranza,
poi la
salvezza
la scoprirai
nel suo sorriso nero di morte.
Respirerai
il fumo dei suoi capelli
e la casa
di Anna
sarà
la tua reggia
e la tua
tomba.
Senti anche
tu
l'incredibile
sussulto della terra
e quest'impossibile
pioggia
di cielo
e stelle
e quale
miseria segga qui
lontano
dalla sua fonte?
Corri allora,
l'ultimo
dei giorni aspetta la sua fine.
La casa
di Anna
ti apre
la speranza del vuoto.
Giacerai
sulle sue spine,
accarezzerai
i suoi petrosi fianchi,
ti abbandonerai
sulle sue labbra diacce,
canterai
infine la tua morte disperata
recitando
il monologo di schiavo
strappato
alla libertà dei suoi sogni.
SPECCHIO
Com’è
fragile lo specchio dell’uomo,
basta urti
un istante
va in mille
pezzi
e fa un
rumore assordante.
Com’è
difficile poi
ritrovare
ricollegare
tutti i pezzi giusti
e ricomporli.
QUESTI MOMENTI CHE VIVO
Questo frasario
di moto che m'ispira.
Questo
fresco ardire a qualcosa di puro.
Queste
ferraglie che non mi stancano le membra.
Questa
pasqua attesa e dimenticata.
Questo
vino bevuto e vomitato.
Quest'ostia
sacrilega che entra nel cuore.
Questo
corpo nudo accanto al tuo.
Questo
stupido passaggio dove tutti inciampano.
Questa
sigaretta nauseante che rende lo spirito acre.
Queste
pietre di cui si veste il corpo.
Questa
penna che scrive
perchè
questo e' un momento in cui il mio capo vacilla
sotto questi
viaggi allucinanti.
Questa droga
che allaga il mio campo.
Questo
discorso fatto ad un amico distratto.
Questo
Dio che non si trova mai.
Questo
amore cercato e distrutto.
Questo
attendere i frutti dagli alberi della terra.
Questa
stanchezza
che assopisce
la mia mano stanca.
Questi,
Questi
momenti che vivo.
IO SONO
lo sono
il canto dell 'estate
che morde
la riviera,
che increspa
le onde.
Sono la
voce dell 'inverno che tuona
e graffia
le pareti
e tinge
lo spazio di sangue.
lo sono
l'ultima foglia d 'un albero verde,
I'ultima
nota d'una canzone felice,
l'illusione
che ciò
che penso di essere
sia vero.
Sono l'immagine
dell' indifferenza
che mi
trafigge l'animo
sono la
brace che mi consuma,
la forza
bruta
il peccato
l'amore
che cancella la memoria
sono la
vita che ti chiama
ma che
ancora non conosce confine.
UOMO
Uomo che
guardi,
uomo,
uomo che
cerchi
dov’è
dunque il tuo posto?
Non certo
qui,
nè
là
nè
dovunque possa trovarti
ritto sulle
tue gambe
a guardare
il sole.
Questo
è il tuo paradiso,
te lo hanno
insegnato
e tu con
le mani sporche
di terra
e sangue
non conosci
chi ti calpesta,
chi si
diverte alle tue spalle.
Uomo,
con le
mani giunte
e il ventre
adiposo,
una donna
mi ha chiesto di te,
mi ha indicato
la via della vergogna,
uomo che
preghi,
e ci sono
andato
mentre
tu consumavi l'ultima cena
uomo che
vali,
uomo che
compri,
uomo,
ladro
o
santo
o San Ladro
in fondo
è la tua morale.
Quanto
costa la tua libertà ?
Oggi,
uomo che
tremi,
uomo,
uomo che
sudi
sudore
fetido di morte
tra la
cenere che spargi
sul tuo
cammino servile,
uomo che
piangi,
qualcuno
t'ha detto d'andare
e sei andato
tutto solo,
bagnato
come un pulcino
in cerca
d'una chioccia
o di una
puttana
ed ora
ti trovi a bere
come un
cornuto
uomo commovente
che non
hai,
che non
sai,
uomo che
tremi
perché
il tuo credo è la menzogna
e vivi
in questa città di menzogne
in questo
paese di menzogne,
in questo
mondo di menzogne.
Le bandiere
nemiche
s'uniscono
per la stessa battaglia
e tu ti
ammali di tiroide.
Povero
stupido uomo
non lo
sapevi?
Quanti
venerdi senza carne
hai inanellato?
Quante
notti hai tremato
perché
il tuo prete ti voleva salvare?
Uomo,
uomo anemico,
uomo che
dormi,
che vivi
sulle pietre
per vivere
in pace.
Non sai
che la pace
e’ la fine
della tua vita?
Per quanto
tempo la pace
ha gonfiato
il ventre del prete,
il ventre
del console,
il ventre
del signore delle tue terre?
Per quanto
tempo sei stato frustato,
per quanto
tempo?
Uomo che
ami,
uomo che
combatti un altro uomo
senza motivo,
uomo che
cerchi
uomo che
lei non ama
perché
non sei il suo uomo.
Le avevi
detto:
- Tu mi seguirai ovunque. -
E lei ora
ridendo
con i suoi
denti bianchi
che ti
fanno impazzire
t’ha fatto
vedere il suo corpo
e t’ha
detto:
- Questo è mio e ci faccio quello che voglio -
Uomo,
uomo geloso
cose le
rispondi
se non
sai più uccidere
nè
morire
con dignità,
uomo senza
volontà
e senza
senso.
Piccole,
insignificanti
gocce di
pioggia
che vi
perdete
nell' immensità
del mare
e poi più
niente.
E le gocce
compagne
che si
sono unite
nella spaventosa
discesa
si confondono
con le altre
e non sì
trovano più.
Una madre
soffriva in silenzio
accanto
ad un vetro senza occhi.
E due occhi
andavano sul fiume
sui treni,
per tutte
le strade,
in tutte
le panchine,
in un ospedale
,
nei bassifondi
della periferia,
sul limitare
d'una chiesa
e tornavano
a casa delusi.
Poi dei
passi
un respiro
violento
una porta
aperta
un bacio
e più
nulla.
FILTRO
Perchè
quel filtro
se la sigaretta
verrà
egualmente
fumata
e la cenere
cadrà
a coprire
queste scartoffie d'ufficio,
questi
archivi di storie vissute,
tutte uguali,
tutte diverse.
Ora mute
le vedo
vivere
sotto i
miei occhi.
Aleggiano
nell'aria
un sottile
velo da sposa,
un abito
talare,
una divisa:
pazienti
attendono
la loro parte di cenere.
COMPOSIZIONE
C’è
sempre una cosa
al di la'
d'ogni cosa.
Ad ogni
perché ne segue un altro
come ad
un'ombra il suo uomo.
Al di la'
di te ci sono io
e dopo
di me un altro
e un altro
ancora.
In progressione,
in fila
indiana,
noi miseri
asini
scalpitiamo
irruenti.