Prose poetiche - Remil
LA VIOLENZA.....................................................
Quando la citta’ ci comprime
non esiste piu’ niente.
Tutto si frantuma
fra le dita della rabbia
e la nostra risposta
e’ un urlo di dolore e di vendetta
e sovente si scrivono pagine
dove anche l’amore
si trasforma in violenza.
UP
Senza amore
in una scatola
di latta
due amanti
soli, piu' soli
che mai
godono piu' volte
come cani bastardi.
Storditi e assenti
si lasciano
portandosi dietro
quello che resta
d'un uomo e d'una
donna
la cui vita e'
un continuo
appuntamento
con l'addio.
Tanta polvere
tante stelle
rimasugli d'amore
e resti di coraggio
a brandelli,
poche parole,
dipinta come
la morte
mi appare questa
citta'.
Questa citta'
tua
mia
questa citta'
di sogni
fumo gloria vizio
luci
che vive di potere
e vergogna
questa citta'
di tutta la terra!
C'e' il volto
ipocrita e stanco
d'una sognatrice
di successi
e la sua immagine
di gioventu'
appassita nell'attesa.
C'e' l'odio della
gente
che canta disperata
la propria vita.
C'e' il profilo
d'un venditore d'amore
rimasto assiso
nella posizione d'un delfino
il cui trono
e' la speranza.
C'e' l'ombra
d'un amore che hai amato,
c'e' tanta comprensione
e tanto dispetto.
Citta' mia
tua
angolo infame
e derelitto.
Quanto soffre
Iddio
che se ne e'
andato via,
che non e' piu'
tornato
che e' fuggito
senza dire niente
a nessuno
perche' non riconosceva
piu' nulla.
Quanto soffre
il tuo Dio
che se ne e'
andato proprio nel momento
in cui doveva
restare
per purificare
l'aria assassina.
E quanto soffre
il tuo uomo
che e' vissuto
in te
per tutto il
periodo
che non avrebbe
mai dovuto vivere.
Ha creduto alle
tue promesse
ed e' marcito
in esse.
Ora con il capo
tra le mani
sorride alla
morte
e questa citta'
si confonde di
notte e nebbia!
Un grand'uomo
prima di una
conferenza,
una conferenza
importante,
sorseggia una
goccia d'acqua
s'aggiusta la
cravatta
si asciuga le
mani sudate
e siede.
Tutti aspettano
le sue parole.
Lui impallidisce
e trema
ma e' un grand'uomo
e non puo' ne'
impallidire ne' tremare.
Non comincia
ancora.
S'alza,
si schiarisce
la voce
sorseggia ancora
un po' d'acqua
e i presenti
applaudono.
Il grand'uomo
sorride
si sente acclamato,
gli occhi gli
brillano
ma si sente male
e la fronte gli
suda.
Ma lui e'un grand'uomo
e non puo'
ne' sentirsi
male,
ne' sudare.
Poi come un coglione
s'accascia al
suolo
colpito da un
semplice
incredibile
piccolo
strano dolore
al centro del
petto!
Vedo il tempo
venir contro di me
sull'orribile
scenario
d'una autostrada
diritta e disumana.
E corro fendendo
il tempo
che porta via
il diritto alla vita
e corro con questo
muso di macchina
lungo come un
fallo vincitore
mentre tutto
si consuma sotto l'asfalto
e i miei occhi
seguono fantasmi.
E corro piu' forte
su questa autostrada
come se dovessi
raggiungerti
mentre una curva
impressionante
delinea il tuo
volto
e per un attimo
perdo il controllo
del volante
sotto il tempo
del tuo profilo
con un sapore
di amore e morte.
E corro corro
piu' forte
verso la luce
che avvolge la tua persona
con tutta la
vita che mi resta,
con tutta la
forza che ho nel corpo,
nelle vene,
nei coglioni
e m'arrampico
su falsipiani
senza cambiare
marcia ne'direzione
poiche' nulla
puoi
contro il tempo
che ti viene contro,
che ti domina
e t'abbatte.
Il lampo negli
occhi
Il colpo.
Il grido.
Il sangue che
schizza via.
Il piacere.
Il gusto.
La vendetta si
compie
mentre le labbra
carnose della violenza
si vestono d'uno
strano sorriso.
Non un calendario
ne' una clessidra.
Solo frammenti
di tempo
perduti e distrutti.
Anche il folle
suono
delle campane
di chiesa
qui non giunge.
Solo una frase
di sangue sul muro:
"...qui e'passata la guerra!
Scendeva un uomo
da un treno.
Gli rubarono
una valigia,
un paio di figli,
la moglie
e qualcos'altro.
Partivano due
giovani verso il mare.
Alcuni distrussero
la macchina,
violentarono
la donna.
Altri spogliarono
il ragazzo,
gli legarono
mani e piedi
e qualcos'altro.
Un poeta fu riconosciuto
dal suo sguardo
mentre guardava
il cielo.
Lo derisero,
lo calpestarono,
gli bruciarono
i capelli.
Poi a turno
gli presero un
portafogli con due poesie
le scarpe
gli occhiali
il culo
una penna
un dente d'oro
un paio di monete
e non ricordo
se fecero a tempo
a prendergli
qualcos'altro.
A Piazza Delle
Cinque Lune
un giocoliere
ambulante
gioca con biglie
bianche
come fosse un
giocoliere.
Un poliziotto
in divisa
interviene in
una rissa
per difendere
la sua divisa
come fosse un
poliziotto.
Nel centro di
una citta'
alcuni rivoluzionari
lanciano ordigni
incendiari
come fossero
dei rivoluzionari.
MA CHI GIOCA ALLE NOSTRE SPALLE?
Un amante dice
alla sua amante
che l'ama
e lei aggiunge
che lo amera' per sempre
come se si amassero
veramente.
Un prete spezza
pane e vino
e predica, benedice,
purifica
come se ci credesse
veramante.
Un uomo politico
parla per ore
come se parlasse
seriamente
a gente che lo
ascolta
per ore
come se ascoltasse
veramente.
MA CHI SI DIVERTE ALLE NOSTRE SPALLE?
Un folle
seduto su di
un monticello
guarda tutto
questo e ride,
ride a crepapelle.
Non sa perche'ride
ma ride
e non smette
di ridere.
Gli piangono
gli occhi
il ventre gli
si gonfia
crepera' dal
ridere
ma ride
e se ne frega
perche' lui e'
folle.
e non gli importa
niente di niente
e si masturba
ferocemente
eiaculando su
tutto,
su biglie e divise,
su di un paio
di rivoluzionari
corsi poi a casa
a mangiare
il pane del padre
e della madre,
su preti e politici
e su due amanti
eterni
che poi si sono
lasciati.
E lui ride, ride,
ride
si masturba e
ride
come se fosse
un folle.
Denaro per una
pistola carica.
Denaro per una
pistola
puntata su di
un verme
che difende il
denaro
con la sua vita.
Alle undici
in una grande
citta'
2 uomini o 3
uccidono 4 o
forse 5 uomini
per denaro.
In una provincia
terrestre
una puttana
ha conquistato
denaro
con il suo corpo
che ora muore
sotto i colpi
feroci d'un uomo
che le toglie
la vita
e il denaro.
Perche'gli uomini
non sanno
che il denaro
e' solo un' illusione.
Un aspetto della
nostra eterna poverta!
Questo viso d'uomo
guarda impaurito
questa vita
e corre come
un pazzo
in queste vie
gonfie di gas.
E' tutto fuori
posto:
l'amore,
l'odio,
l'indifferenza
persino
e quest'uomo
si lascia crocifiggere
come un cristo
da una macchina
a Piazza Venezia
in Roma
che e' una citta'
di questa terra!
Oggi e'l'ultimo
giorno.
E' l'ultimo grido
che si ripetera'
immancabile
all'appuntamento
mortale.
Dov'e' la tua
forza?
Tu sei un prodotto!
Tu sei.. cioe'
tu non sei.
Specchia in quest'ultimo
giorno
la tua immagine
ipocrita.
Hai accettato
nel tuo corpo
tanta miseria
e tanta mediocrita.
Ecco gia' poni
le mani
sui soldi della
terra
e in quest'ultimo
giorno
hai ricevuto
la frustata
che da tempo
aspettavi.
Tempo stanco!
Tempo idiota!
Hai ascoltato
la frustata
e lo schiocco
delle dita
che l'hanno comandata.
Ora resta una
smorfia sul viso
ed una ferita
sulla carne
e le tue mani,
le tue mani
orribilmente
aggrappate
ad un muro d'ombra!
Il soldato s'accosta,
si piega,
s'addormenta
piangendo
accanto al cadavere
d'un giovane, il soldato.
Un maestro del
fuoco e' morto.
insegnava come
bruciare vivi i traditori.
Chi ha imparato
ha tradito
ed ha ucciso
un maestro del fuoco.
I saggi dai capelli
bianchi
s'uniscono a
selvagge puledre
scalpitanti e
ribelli
e loro sono frustati
come cani, i saggi dai capelli bianchi.
Roma e' una della
tante citta'.
Bella, pigra,
dormente nel Tevere
e s'ingrassa
ogni giorno di gente
che viene a comandare,
a uccidere, a morire qui, Roma.
Le grandi strade,
le macchine grandi,
gli uomini e
le donne grandi
come il nostro
grande io
che precede tutto
e niente.
Grandi gli uffici
ed i palazzi,
grandi i sogni
e le speranze
della gente
che ha il cuore
grande
come un grande
amore
che non e' mai
finito.
I grandi soldi
e i viaggi grandi
con le grandi
troie
sposate a grandi
uomini
che hanno il
culo grande
come la bocca
dei politici grandi
che promettono
sempre
grandi cose
e grandi case
per tutti.
Ma per nessuno
il gran giorno
e' venuto
e noi giochiamo
a fare i grandi
e ci smarriamo
ogni giorno di piu'
in questa nostra
grande citta' violenta.
Se ne stava tranquillo
come un giorno
di Natale.
Seduto per terra
fumava
fumava
e faceva grandi
anelli di fumo.
"Ecco i cerchi,
i grandi cerchi
della vita.
Qui dentro vivono
le mie storie.
Io le vendo,
signori,
anche per un
sorriso"
Era un venditore
di storie
come ce ne sono
tanti.
Aveva i capelli
lunghi,
molto lunghi,
ed anche la barba
era lunga.
Non piangeva
ma soprattutto
non rideva.
Non aveva voglia
di ridere,
guardava solo
il volto
e poi gli occhi
dei passanti.
"Sono un venditore
di storie, diceva,
chi le vuole?
Non abbiate paura
di me,
non faccio del
male a nessuno io.
Sono un uomo,
non sono la vostra
coscienza
e nemmeno vostro
padre.
Io vendo storie,
storie vere s'intende,
ma anche possibili.
Ne ho per tutti
i gusti,
posso farle
su misura
perche' conosco
il segreto
dei vostri desideri.
So come siete
fatti
e quello che
pensate.
Conosco le vostre
donne
quando sono femmine.
Conosco le vostre
paure
quando perdete
una battaglia
od una guerra.
Io vendo vita,
signori,
non fumo
come i quotidiani
che leggete"
Il venditore di
storie
s'era chinato
come se soffrisse,
prese a tossire
e a ridacchiare
e si accendeva
una sigaretta dopo l'altra.
Sputava ora a
destra ora a sinistra
ed anche al centro
della strada
nonostante la
gente
avesse cominciato
a pressarlo.
Si leccava
due grosse piaghe
sui polsi,
le vene del collo
sembravano corde
e gli occhi due
ferite.
"Guardatemi,
queste sono ferite
che non fanno male.
Sono ferite d'amore
che voi non potete
conoscere
poiche' non potreste
sopportarle
e morireste.
Ma non raccontero'
questa storia
perche' e' la
mia
e il prezzo che
chiederei
non potreste
pagarlo.
Vorrei raccontare
invece
di chi seduce
le vostre mogli,
di chi modifica
il cervello
degli uomini
sulla terra,
di chi distrugge
i vostri figli
penetrando le
loro menti
per renderle
qualunquiste
e mai appagate.
Le mie storie,
signori
vivono l'aria
di queste vostre
citta' malate,
l'aria d' impossibili
felicita'
che vi giocate
al gioco della fortuna
ogni giorno
perche' sempre
volete qualcosa
di piu'.
Quanto tempo
sprecato in piazza
in 100 in 1000
in 10.000
perche' soffrite
l'aria
dei vostri vuoti
dei silenzi rappresi
del vostro essere
niente
in queste citta'
che avete reso
insane
dove muoio ogni
giorno
come uomo ridotto
ad unita' produttiva
senza piu' anima
e senza piu'
significato.
E' troppo alto
il prezzo del
coraggio
per fare come
me
che ho abbandonato
tutto
per venire a
morire qui
tra voi
per raccontare
le storie
che dovrebbero
farvi tremare
la mente e il
cuore"
Le sue parole
erano divenute gelide
come l'inverno
e sembrava aspettare
un cenno.
D'improvviso
caccio' un urlo
e s'accascio'
al suolo.
Aveva sulla bocca
una piega amara
e sul volto una
maschera
di sangue e fango.
Tutti fuggirono,
solo un bimbo
con una pietosa
mano
piena di speranza
accarezzo' i
suoi lunghi capelli
e resto' accanto
al venditore
di storie
steso
agonizzante
insanguinato
come un vitello
colpito quasi
certamente ad una tempia
da un sasso
al centro d'una
piazza
di una grande
citta'
in un giorno
d'inverno
dell'anno che
piu' vi piace.
L'ANGOSCIA D'
ESISTERE
( L'ANIMA DI TOMMASO)
Io sono Tommaso
e non potrei
essere altro
che Tommaso.
anzi, per la
verita'
voglio esserlo
e non c'e' nulla
che possa farmi
essere un altro.
Molte volte,
al mattino,
mi guardo allo
specchio:
- Tu sei Tommaso.
lo sei da quando
sei nato,
non scordarlo!
-
E' che quando
esco da casa
dimentico questo
e sbaglio nome,
indirizzo,
talvolta autobus
e mi trovo in
un quartiere diverso,
lontano, molto
lontano dal mio
e non ricordo
piu' chi sono.
Allora mi guardo
le mani,
sempre le stesse
da sempre.
Sono mani
che hanno costruito
e distrutto
e le vedo tremare,
le sento mie.
Le mie mani vive
che hanno toccato
la terra del ghiaccio.
Le mie mani ferite
che sono andate
a conoscere
il fuoco del
dolore.
Le mie mani amare,
vere,
con le vene pulsanti
e le dita che
si agitano
serrando d'improvviso
i segni del coraggio
quando questo
manca.
Le mie mani mi
ricordano
che sono Tommaso
e nessuno,
nessuno potra'
farmi cambiare.
2
Mi sono presentato
con il mio nome
e nessuno ha
fiatato.
Poi mi sono addormentato
e tutti hanno
pisciato sul mio volto.
Solo tu mia anima
non l'hai fatto.
Perche'cosi'
testarda
ti ha creato
la vita?
Non sai che l'amore
ha gioito con
me mille volte
nell' indifferenza
degli altri?
Non sai
che mille volte
l'ho cacciato
via
perche' non valgo
un istante
della sua essenza?
Mia anima
che ci fai in
questa terra?
Mentre io rido
di tutto tu piangi
e talvolta sei
l'unica
che mi fa sudare
la mente e il cuore.
Io,
Tommaso,
un uomo che fatica
a ricordare chi e'
che vive senza
amore per nessuno
che vive solo
per la sottile curiosita'
di sapere in
quale modo
potra' guardare
la vita:
se in volto
per sostenerle
lo sguardo,
se di profilo
per osservarla
in modo freddo e distaccato
o di spalle
per pugnalarla
in modo vile e disperato
ma in fondo giusto.
Ma tu mia anima
sei al di fuori
di questo mondo,
del mio mondo.
Un giorno verro'
da te
forse
perche' uno come
me
non si conquista
mai
e vivo la mia
pazzia
in ogni momento
del giorno
e della notte.
3
Ti ricordi, amore,
quando mi hai
conosciuto?
Tommaso, ti dissi,
solo questo e
basta.
Non volevo sapere
niente.
Non volevo dirti
niente.
Ti parlavo soltanto
delle serate
paurose
a contare i secondi
alle ore.
- Ricorda amore
sono solo un
uomo
ed ho questa
mia anima
da darti e nient'altro.
Non sono per
te.
Non sono per
nessuno io.
Guarda questa
tua citta'
e queste luci
che fanno vomitare.
Guarda questi
coglioni in doppiopetto
che ballano,
guardali bene
perche' domani
non li riconoscerai piu'.
Guarda questo
tempo
e questo secolo
e la sua follia
e guardami bene
perche' non sono
come gli altri.
Io vivo solo
della mia certa fine
perche' la vita,
amore mio
qualunque cosa
tu possa fare,
ti conduce sempre
verso l'unico
momento vero
della nostra
esistenza:
la morte.
Che sia la tua
la mia o d'altri,
che venga quando
meno te l'aspetti,
che sia giovane,
vecchia
o bambina,
la morte, amore
mio
rende idiota
qualunque sforzo terreno
che non sia la
comprensione
del nostro umano
dolore.
4
0ra finalmente
sono solo
e mi sento mio.
Ho girato la
citta'
fino a stancarmi
il cuore.
Ho ascoltato
la voce di un donna,
il suo dolore
e le lame taglienti
del vento,
ho trovato il
mio amore
versato sulla
tua pelle
ristagnare in
pubbliche latrine,
ho ascoltato
tra l'altro
il lamento di
un uomo
e il pianto di
un bambino
su di un ponte
disperato.
Ho avuto il tempo
di vedere
degli occhi felici
ma era solo l'immagine
d'un sogno.
Un ubriaco,
che cantava inni
di fede
e di giustizia,
m'ha gridato:
- Dio esiste,
ed e' l'unica luce! -
Ed io sono andato
via
urlando di dolore
con una smorfia
sulla bocca
ed una pena,
una pena infinita
che feriva ogni
parte del mio essere.
Poi sono corso
a casa
e mi sono guardato
allo specchio
che rifletteva
la mia immagine
piena di smarrimento.
Ho graffiato
a vuoto
la sue superficie
finche' il sangue
non e'uscito
dalle unghie
e mi sono ricordato
che una
volta anch'io
ho dato la mia
anima
graffiando l'assurdo
come questo specchio.
Poi con tutta
la forza
che avevo in
gola ho gridato:
- Tommaso, Tommaso,
tu sei Tommaso
e sei solo
come tutti gli
uomini della terra
ma sei vivo ora,
vivo
non donarti,
non donarti piu'a
nessuno!
(La boscaglia)
( Descrizione breve con dialogo di un addio )
Volevamo lasciare la nostra tristezza nella citta'. Di cosa era fatta la nostra tristezza non lo sapevamo. Era piena d'immagini sfocate, tinte di ricordi e trascorse passioni.
- ODIO IL CHIASSO IN CITTA'! -
- ANCH'IO LO ODIO, AMORE. -
La nostra citta' era fuori la periferia del nostro corpo e la scoprivamo ogni giorno infetta di manifesti grandi, enormi su cui campeggiavano i nostri desideri, gli attimi informi, i silenzi imposti perche' altri parlavano. Da tempo ormai si era perduto l'ordine esatto delle stagioni: solo un freddo polare assiso a cavallo della nostra memoria.
- AMORE, HO NOIA DI TUTTO. LA NOIA MI UCCIDE.
DOV'E' LA MIA CASA, IL MIO POSTO? -
- AMORE, LA NOIA E' LA MIA PENA, IL MIO DRAMMA.
NON HO PIU' CASA. NON HO PIU' POSTO. -
Passavamo cosi' tepidi pomeriggi illogici, atipici, irrimediabilmente perduti e col tempo finimmo per non capire piu'nulla.
- AMORE, IO NON TI AMO.
COSA FAI NEL MIO LETTO? -
- FORSE E' PERCHE' HO L'INSONNIA.
IO AMO DI TE LE MIE OMBRE CHE TU HAI RACCOLTO.
TU AMI DI ME IMMAGINI
D'ALTRI TEMPI. D'ALTRI LUOGHI, FIGURE! -
Erano le due coscienze che sbadigliavano verita' crude che sconfinavano talvolta dallo spazio dei nostri corpi. Poi in un mattino, d'improvviso, fuggimmo nella boscaglia: quella che hai sognato, quella che ho atteso da sempre, quella per cui saremmo morti piu' volte dove tutto si separa per dare posto ai nostri corpi ed alle nostre menti, finalmente liberi e felici
- AMORE, HO TOLTO I VESTITI E LE SCARPE.
LIBERTA' FINALMENTE DOPO TANTO TEMPO -
- ANCH'IO AMORE, HO GETTATO LONTANO OGNI MIA COSA
E SONO QUI PER TE COME ALL'INIZIO SENZA PAURA D'AMARE -
E ci amammo fra i rovi pungenti della boscaglia finche' non giunse l'eco dei nostri ricordi ad avvolgere gli alberi e fu il naufragio delle sensazioni. Vivemmo il momento dell'ipocrisia e tu urlasti disumano dolore senza sentirti piu'donna. Vestimmo gli abiti dell'incoerenza e mi sono piegato baciando la terra dove mi avevi fatto sentire uomo; poi la violenza della nostra citta' c'investi' ricordandoci che ormai amavamo solo il sesso dei suoi simboli vomitati ogni giorno.
- AMORE, NON VOGLIO PIU' TORNARE CON TE. -
- ANCH'IO AMORE NON TORNERO' PIU'CON TE. -
E mentre le unghie graffiavano una parete squallida e insensibile nello spettrale notturno d'una sera senza motivo e senza significato, distruggemmo ogni nostra cosa e vivemmo il dramma dell'incesto. Corremmo ad abbracciare il sangue fetido ed impuro che ormai ci scorreva nelle vene:
era la nostra citta' violenta,
la nostra ignobile madre
e noi, eravamo suoi figli!
UP