LA NOSTRA CITTA' VIOLENTA ©(1986)

Prose poetiche - Remil






LA NOSTRA CITTA' VIOLENTA...................................................................................... 
                                                                                                Parte V

1) LA VIOLENZA
2) AMORE PERDUTO
3) METROPOLI
4) CONFERENZA
5) AUTOSTRADA
6) VENDETTA
7) LA CASA DEI GIORNI PERDUTI 
8) GRAFFITI METROPOLITANI
9) BISOGNO D'IDENTITA
10) DENARO
11) PIAZZA VENEZIA
12) ULTIMO GIORNO.
13) COLLAGE
14) GRANDI
15) IL VENDITORE DI STORIE 
16) L'ANGOSCIA DI ESISTERE
17) LA NOSTRA CITTA' VIOLENTA 
PARTE 1 - 
L'AMORE
PARTE 2 - 
L'ILLUSIONE
PARTE 3-
LA RIBELLIONE 
PARTE 4 -
LA STANCHEZZA



LA VIOLENZA.....................................................

Quando la citta’ ci comprime

non esiste piu’ niente.

Tutto si frantuma

fra le dita della rabbia

e la nostra risposta

e’ un urlo di dolore e di vendetta

e sovente si scrivono pagine

dove anche l’amore

si trasforma in violenza.


UP


AMORE PERDUTO

Senza amore
in una scatola di latta
due amanti
soli, piu' soli che mai
godono piu' volte
come cani bastardi.
Storditi e assenti
si lasciano
portandosi dietro
quello che resta
d'un uomo e d'una donna
la cui vita e' un continuo
appuntamento con l'addio.


METROPOLI

Tanta polvere
tante stelle
rimasugli d'amore
e resti di coraggio a brandelli,
poche parole,
dipinta come la morte
mi appare questa citta'.

Questa citta'
tua
mia
questa citta' di sogni
fumo gloria vizio luci
che vive di potere e vergogna
questa citta' di tutta la terra!

C'e' il volto ipocrita e stanco
d'una sognatrice di successi
e la sua immagine di gioventu'
appassita nell'attesa.
C'e' l'odio della gente
che canta disperata la propria vita.
C'e' il profilo d'un venditore d'amore
rimasto assiso nella posizione d'un delfino
il cui trono e' la speranza.
C'e' l'ombra d'un amore che hai amato,
c'e' tanta comprensione e tanto dispetto.

Citta' mia
tua
angolo infame e derelitto.
Quanto soffre Iddio
che se ne e' andato via,
che non e' piu' tornato
che e' fuggito
senza dire niente a nessuno
perche' non riconosceva piu' nulla.
Quanto soffre il tuo Dio
che se ne e' andato proprio nel momento
in cui doveva restare
per purificare l'aria assassina.
E quanto soffre il tuo uomo
che e' vissuto in te
per tutto il periodo
che non avrebbe mai dovuto vivere.
Ha creduto alle tue promesse
ed e' marcito in esse.
Ora con il capo tra le mani
sorride alla morte
e questa citta'
si confonde di notte e nebbia!


CONFERENZA

Un grand'uomo
prima di una conferenza,
una conferenza importante,
sorseggia una goccia d'acqua
s'aggiusta la cravatta
si asciuga le mani sudate
e siede.

Tutti aspettano le sue parole.
Lui impallidisce e trema
ma e' un grand'uomo
e non puo' ne' impallidire ne' tremare.
Non comincia ancora.
S'alza,
si schiarisce la voce
sorseggia ancora un po' d'acqua
e i presenti applaudono.
Il grand'uomo sorride
si sente acclamato,
gli occhi gli brillano
ma si sente male
e la fronte gli suda.
Ma lui e'un grand'uomo
e non puo'
ne' sentirsi male,
ne' sudare.

Poi come un coglione
s'accascia al suolo
colpito da un semplice
incredibile
piccolo
strano dolore
al centro del petto!


AUTOSTRADA

Vedo il tempo venir contro di me
sull'orribile scenario
d'una autostrada diritta e disumana.
E corro fendendo il tempo
che porta via il diritto alla vita
e corro con questo muso di macchina
lungo come un fallo vincitore
mentre tutto si consuma sotto l'asfalto
e i miei occhi seguono fantasmi.

E corro piu' forte
su questa autostrada
come se dovessi raggiungerti
mentre una curva impressionante
delinea il tuo volto
e per un attimo
perdo il controllo del volante
sotto il tempo del tuo profilo
con un sapore di amore e morte.

E corro corro piu' forte
verso la luce che avvolge la tua persona
con tutta la vita che mi resta,
con tutta la forza che ho nel corpo,
nelle vene,
nei coglioni
e m'arrampico su falsipiani
senza cambiare marcia ne'direzione
poiche' nulla puoi
contro il tempo che ti viene contro,
che ti domina
e t'abbatte.


VENDETTA

Il lampo negli occhi
Il colpo.
Il grido.
Il sangue che schizza via.
Il piacere.
Il gusto.
La vendetta si compie
mentre le labbra carnose della violenza
si vestono d'uno strano sorriso.


LA CASA DEI GIORNI PERDUTI

Non un calendario
ne' una clessidra.
Solo frammenti di tempo
perduti e distrutti.
Anche il folle suono
delle campane di chiesa
qui non giunge.
Solo una frase di sangue sul muro:

"...qui e'passata la guerra!


GRAFFITI METROPOLITANI

Scendeva un uomo da un treno.
Gli rubarono una valigia,
un paio di figli,
la moglie
e qualcos'altro.

Partivano due giovani verso il mare.
Alcuni distrussero la macchina,
violentarono la donna.
Altri spogliarono il ragazzo,
gli legarono mani e piedi
e qualcos'altro.

Un poeta fu riconosciuto dal suo sguardo
mentre guardava il cielo.
Lo derisero,
lo calpestarono,
gli bruciarono i capelli.
Poi a turno
gli presero un portafogli con due poesie
le scarpe
gli occhiali
il culo
una penna
un dente d'oro
un paio di monete
e non ricordo se fecero a tempo
a prendergli qualcos'altro.


BISOGNO D'IDENTITA'

A Piazza Delle Cinque Lune
un giocoliere ambulante
gioca con biglie bianche
come fosse un giocoliere.

Un poliziotto in divisa
interviene in una rissa
per difendere la sua divisa
come fosse un poliziotto.

Nel centro di una citta'
alcuni rivoluzionari
lanciano ordigni incendiari
come fossero dei rivoluzionari.

MA CHI GIOCA ALLE NOSTRE SPALLE?

Un amante dice alla sua amante
che l'ama
e lei aggiunge che lo amera' per sempre
come se si amassero veramente.

Un prete spezza pane e vino
e predica, benedice, purifica
come se ci credesse veramante.

Un uomo politico
parla per ore
come se parlasse seriamente
a gente che lo ascolta
per ore
come se ascoltasse veramente.

MA CHI SI DIVERTE ALLE NOSTRE SPALLE?

Un folle
seduto su di un monticello
guarda tutto questo e ride,
ride a crepapelle.
Non sa perche'ride
ma ride
e non smette di ridere.
Gli piangono gli occhi
il ventre gli si gonfia
crepera' dal ridere
ma ride
e se ne frega
perche' lui e' folle.
e non gli importa niente di niente
e si masturba ferocemente
eiaculando su tutto,
su biglie e divise,
su di un paio di rivoluzionari
corsi poi a casa a mangiare
il pane del padre e della madre,
su preti e politici
e su due amanti eterni
che poi si sono lasciati.

E lui ride, ride, ride
si masturba e ride
come se fosse un folle.


DENARO

Denaro per una pistola carica.
Denaro per una pistola
puntata su di un verme
che difende il denaro
con la sua vita.

Alle undici
in una grande citta'
2 uomini o 3
uccidono 4 o forse 5 uomini
per denaro.

In una provincia terrestre
una puttana
ha conquistato denaro
con il suo corpo
che ora muore
sotto i colpi feroci d'un uomo
che le toglie la vita
e il denaro.

Perche'gli uomini non sanno
che il denaro e' solo un' illusione.
Un aspetto della nostra eterna poverta!


PIAZZA VENEZIA

Questo viso d'uomo
guarda impaurito questa vita
e corre come un pazzo
in queste vie gonfie di gas.
E' tutto fuori posto:
l'amore,
l'odio,
l'indifferenza persino
e quest'uomo
si lascia crocifiggere
come un cristo
da una macchina
a Piazza Venezia
in Roma
che e' una citta' di questa terra!


L'ULTIMO GIORNO

Oggi e'l'ultimo giorno.
E' l'ultimo grido
che si ripetera' immancabile
all'appuntamento mortale.
Dov'e' la tua forza?
Tu sei un prodotto!
Tu sei.. cioe' tu non sei.
Specchia in quest'ultimo giorno
la tua immagine ipocrita.
Hai accettato nel tuo corpo
tanta miseria e tanta mediocrita.
Ecco gia' poni le mani
sui soldi della terra
e in quest'ultimo giorno
hai ricevuto la frustata
che da tempo aspettavi.
Tempo stanco!
Tempo idiota!
Hai ascoltato la frustata
e lo schiocco delle dita
che l'hanno comandata.
Ora resta una smorfia sul viso
ed una ferita sulla carne
e le tue mani,
le tue mani
orribilmente aggrappate
ad un muro d'ombra!


COLLAGE

Il soldato s'accosta,
si piega,
s'addormenta piangendo
accanto al cadavere d'un giovane, il soldato.

Un maestro del fuoco e' morto.
insegnava come bruciare vivi i traditori.
Chi ha imparato ha tradito
ed ha ucciso un maestro del fuoco.

I saggi dai capelli bianchi
s'uniscono a selvagge puledre
scalpitanti e ribelli
e loro sono frustati come cani, i saggi dai capelli bianchi.

Roma e' una della tante citta'.
Bella, pigra, dormente nel Tevere
e s'ingrassa ogni giorno di gente
che viene a comandare, a uccidere, a morire qui, Roma.


GRANDI

Le grandi strade,
le macchine grandi,
gli uomini e le donne grandi
come il nostro grande io
che precede tutto e niente.
Grandi gli uffici ed i palazzi,
grandi i sogni
e le speranze della gente
che ha il cuore grande
come un grande amore
che non e' mai finito.
I grandi soldi
e i viaggi grandi
con le grandi troie
sposate a grandi uomini
che hanno il culo grande
come la bocca dei politici grandi
che promettono sempre
grandi cose
e grandi case per tutti.
Ma per nessuno
il gran giorno e' venuto
e noi giochiamo a fare i grandi
e ci smarriamo ogni giorno di piu'
in questa nostra grande citta' violenta.


IL VENDITORE DI STORIE

Se ne stava tranquillo
come un giorno di Natale.
Seduto per terra fumava
fumava
e faceva grandi anelli di fumo.

"Ecco i cerchi,
i grandi cerchi della vita.
Qui dentro vivono le mie storie.
Io le vendo, signori,
anche per un sorriso"

Era un venditore di storie
come ce ne sono tanti.
Aveva i capelli lunghi,
molto lunghi,
ed anche la barba era lunga.
Non piangeva
ma soprattutto non rideva.
Non aveva voglia di ridere,
guardava solo il volto
e poi gli occhi dei passanti.

"Sono un venditore di storie, diceva,
chi le vuole?
Non abbiate paura di me,
non faccio del male a nessuno io.
Sono un uomo,
non sono la vostra coscienza
e nemmeno vostro padre.
Io vendo storie,
storie vere s'intende,
ma anche possibili.
Ne ho per tutti i gusti,
posso farle  su misura
perche' conosco il segreto
dei vostri desideri.
So come siete fatti
e quello che pensate.
Conosco le vostre donne
quando sono femmine.
Conosco le vostre paure
quando perdete una battaglia
od una guerra.
Io vendo vita, signori,
non fumo
come i quotidiani che leggete"

Il venditore di storie
s'era chinato come se soffrisse,
prese a tossire e a ridacchiare
e si accendeva una sigaretta dopo l'altra.
Sputava ora a destra ora a sinistra
ed anche al centro della strada
nonostante la gente
avesse cominciato a pressarlo.
Si leccava
due grosse piaghe sui polsi,
le vene del collo sembravano corde
e gli occhi due ferite.

"Guardatemi,
queste sono ferite che non fanno male.
Sono ferite d'amore
che voi non potete conoscere
poiche' non potreste sopportarle
e morireste.
Ma non raccontero' questa storia
perche' e' la mia
e il prezzo che chiederei
non potreste pagarlo.
Vorrei raccontare invece
di chi seduce le vostre mogli,
di chi modifica il cervello
degli uomini sulla terra,
di chi distrugge i vostri figli
penetrando le loro menti
per renderle qualunquiste
e mai appagate.
Le mie storie, signori
vivono l'aria
di queste vostre citta' malate,
l'aria d' impossibili felicita'
che vi giocate al gioco della fortuna
ogni giorno
perche' sempre
volete qualcosa di piu'.
Quanto tempo sprecato in piazza
in 100 in 1000 in 10.000
perche' soffrite l'aria
dei vostri vuoti
dei silenzi rappresi
del vostro essere niente
in queste citta'
che avete reso insane
dove muoio ogni giorno
come uomo ridotto
ad unita' produttiva
senza piu' anima
e senza piu' significato.
E' troppo alto
il prezzo del coraggio
per fare come me
che ho abbandonato tutto
per venire a morire qui
tra voi
per raccontare le storie
che dovrebbero farvi tremare
la mente e il cuore"

Le sue parole erano divenute gelide
come l'inverno
e sembrava aspettare un cenno.
D'improvviso caccio' un urlo
e s'accascio' al suolo.
Aveva sulla bocca
una piega amara
e sul volto una maschera
di sangue e fango.
Tutti fuggirono,
solo un bimbo
con una pietosa mano
piena di speranza
accarezzo' i suoi lunghi capelli
e resto' accanto
al venditore di storie
steso
agonizzante
insanguinato come un vitello
colpito quasi certamente ad una tempia
da un sasso
al centro d'una piazza
di una grande citta'
in un giorno d'inverno
dell'anno che piu' vi piace.
 


L'ANGOSCIA D' ESISTERE
   ( L'ANIMA DI TOMMASO)

1

Io sono Tommaso
e non potrei essere altro
che Tommaso.
anzi, per la verita'
voglio esserlo
e non c'e' nulla
che possa farmi essere un altro.
Molte volte, al mattino,
mi guardo allo specchio:
- Tu sei Tommaso.
lo sei da quando sei nato,
non scordarlo! -
E' che quando esco da casa
dimentico questo
e sbaglio nome,
indirizzo,
talvolta autobus
e mi trovo in un quartiere diverso,
lontano, molto lontano dal mio
e non ricordo piu' chi sono.
Allora mi guardo le mani,
sempre le stesse da sempre.
Sono mani
che hanno costruito e distrutto
e le vedo tremare,
le sento mie.
Le mie mani vive
che hanno toccato la terra del ghiaccio.
Le mie mani ferite
che sono andate a conoscere
il fuoco del dolore.
Le mie mani amare, vere,
con le vene pulsanti
e le dita che si agitano
serrando d'improvviso
i segni del coraggio
quando questo manca.
Le mie mani mi ricordano
che sono Tommaso e nessuno,
nessuno potra' farmi cambiare.

2

Mi sono presentato
con il mio nome
e nessuno ha fiatato.
Poi mi sono addormentato
e tutti hanno pisciato sul mio volto.
Solo tu mia anima non l'hai fatto.
Perche'cosi' testarda
ti ha creato la vita?
Non sai che l'amore
ha gioito con me mille volte
nell' indifferenza degli altri?
Non sai  che mille volte
l'ho cacciato via
perche' non valgo un istante
della sua essenza?
Mia anima
che ci fai in questa terra?
Mentre io rido di tutto tu piangi
e talvolta sei l'unica
che mi fa sudare la mente e il cuore.

Io,
Tommaso,
un uomo che fatica a ricordare chi e'
che vive senza amore per nessuno
che vive solo per la sottile curiosita'
di sapere in quale modo
potra' guardare la vita:
se in volto
per sostenerle lo sguardo,
se di profilo
per osservarla in modo freddo e distaccato
o di spalle
per pugnalarla in modo vile e disperato
ma in fondo giusto.

Ma tu mia anima
sei al di fuori di questo mondo,
del mio mondo.
Un giorno verro' da te
forse
perche' uno come me
non si conquista mai
e vivo la mia pazzia
in ogni momento del giorno
e della notte.

3

Ti ricordi, amore,
quando mi hai conosciuto?
Tommaso, ti dissi,
solo questo e basta.
Non volevo sapere niente.
Non volevo dirti niente.
Ti parlavo soltanto
delle serate paurose
a contare i secondi alle ore.
- Ricorda amore
sono solo un uomo
ed ho questa mia anima
da darti e nient'altro.
Non sono per te.
Non sono per nessuno io.
Guarda questa tua citta'
e queste luci che fanno vomitare.
Guarda questi coglioni in doppiopetto
che ballano,
guardali bene
perche' domani non li riconoscerai piu'.
Guarda questo tempo
e questo secolo
e la sua follia
e guardami bene
perche' non sono come gli altri.
Io vivo solo della mia certa fine
perche' la vita,
amore mio
qualunque cosa tu possa fare,
ti conduce sempre
verso l'unico momento vero
della nostra esistenza:
la morte.
Che sia la tua
la mia o d'altri,
che venga quando meno te l'aspetti,
che sia giovane,
vecchia
o bambina,
la morte, amore mio
rende idiota qualunque sforzo terreno
che non sia la comprensione
del nostro umano dolore.

4

0ra finalmente sono solo
e mi sento mio.
Ho girato la citta'
fino a stancarmi il cuore.
Ho ascoltato la voce di un donna,
il suo dolore
e le lame taglienti del vento,
ho trovato il mio amore
versato sulla tua pelle
ristagnare in pubbliche latrine,
ho ascoltato tra l'altro
il lamento di un uomo
e il pianto di un bambino
su di un ponte disperato.
Ho avuto il tempo di vedere
degli occhi felici
ma era solo l'immagine d'un sogno.
Un ubriaco,
che cantava inni di fede
e di giustizia,
m'ha gridato:
- Dio esiste, ed e' l'unica luce! -
Ed io sono andato via
urlando di dolore
con una smorfia sulla bocca
ed una pena, una pena infinita
che feriva ogni parte del mio essere.
Poi sono corso a casa
e mi sono guardato allo specchio
che rifletteva la mia immagine
piena di smarrimento.
Ho graffiato a vuoto
la sue superficie
finche' il sangue
non e'uscito dalle unghie
e mi sono ricordato
che  una volta anch'io
ho dato la mia anima
graffiando l'assurdo
come questo specchio.
Poi con tutta la forza
che avevo in gola ho gridato:
- Tommaso, Tommaso,
tu sei Tommaso
e sei solo
come tutti gli uomini della terra
ma sei vivo ora,
vivo
non donarti,
non donarti piu'a nessuno!


LA NOSTRA CITTA' VIOLENTA

(La boscaglia)

( Descrizione breve con dialogo di un addio )

Volevamo lasciare la nostra tristezza nella citta'. Di cosa era fatta la nostra tristezza non lo sapevamo. Era piena d'immagini sfocate, tinte di ricordi e trascorse passioni.

- ODIO IL CHIASSO IN CITTA'! -

- ANCH'IO LO ODIO, AMORE. -

La nostra citta' era fuori la periferia del nostro corpo e la scoprivamo ogni giorno infetta di manifesti grandi, enormi su cui campeggiavano i nostri desideri, gli attimi informi, i silenzi imposti perche' altri parlavano. Da tempo ormai si era perduto l'ordine esatto delle stagioni: solo un freddo polare assiso a cavallo della nostra memoria.

- AMORE, HO NOIA DI TUTTO. LA NOIA MI UCCIDE.

DOV'E' LA MIA CASA, IL MIO POSTO? -

- AMORE, LA NOIA E' LA MIA PENA, IL MIO DRAMMA.

NON HO PIU' CASA. NON HO PIU' POSTO. -

Passavamo cosi' tepidi pomeriggi illogici, atipici, irrimediabilmente perduti e col tempo finimmo per non capire piu'nulla.

- AMORE, IO NON TI AMO.

COSA FAI NEL MIO LETTO? -

- FORSE E' PERCHE' HO L'INSONNIA.

IO AMO DI TE LE MIE OMBRE CHE TU HAI RACCOLTO.

TU AMI DI ME IMMAGINI

D'ALTRI TEMPI. D'ALTRI LUOGHI, FIGURE! -

Erano le due coscienze che sbadigliavano verita' crude che sconfinavano talvolta dallo spazio dei nostri corpi. Poi in un mattino, d'improvviso, fuggimmo nella boscaglia: quella che hai sognato, quella che ho atteso da sempre, quella per cui saremmo morti piu' volte dove tutto si separa per dare posto ai nostri corpi ed alle nostre menti, finalmente liberi e felici

- AMORE, HO TOLTO I VESTITI E LE SCARPE.

LIBERTA' FINALMENTE DOPO TANTO TEMPO -

- ANCH'IO AMORE, HO GETTATO LONTANO OGNI MIA COSA

E SONO QUI PER TE COME ALL'INIZIO SENZA PAURA D'AMARE -

E ci amammo fra i rovi pungenti della boscaglia finche' non giunse l'eco dei nostri ricordi ad avvolgere gli alberi e fu il naufragio delle sensazioni. Vivemmo il momento dell'ipocrisia e tu urlasti disumano dolore senza sentirti piu'donna. Vestimmo gli abiti dell'incoerenza e mi sono piegato baciando la terra dove mi avevi fatto sentire uomo; poi la violenza della nostra citta' c'investi' ricordandoci che ormai amavamo solo il sesso dei suoi simboli vomitati ogni giorno.

- AMORE, NON VOGLIO PIU' TORNARE CON TE. -

- ANCH'IO AMORE NON TORNERO' PIU'CON TE. -

E mentre le unghie graffiavano una parete squallida e insensibile nello spettrale notturno d'una sera senza motivo e senza significato, distruggemmo ogni nostra cosa e vivemmo il dramma dell'incesto. Corremmo ad abbracciare il sangue fetido ed impuro che ormai ci scorreva nelle vene:

era la nostra citta' violenta,

la nostra ignobile madre

e noi, eravamo suoi figli!



FINE

                                                                       Remil - ©1986

UP