GIULLARE IN TIGHT (C) 200x

Racconti e storie brevi  cautamente  possibili - Remil

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Remil in una foto del 1999


.....
 
 
 


GIULLARE IN TIGHT




 
1) QUOTIDIANO D'INFORMAZIONE
2) FATTO DI CRONACA LIBERAMENTE ADATTATO
3) 
 
4) 
5) 
6) 
7) 
8) 
9) 
10) 

QUOTIDIANO D'INFORMAZIONE
1 - L'edicola

L'aria fresca ed un tepido sole promettevano una giornata sicuramente serena.
La primavera era da poco iniziata ed il signore dal cappello bianco pensò di
trascorrere un paio d'ore nel rinnovato parco pubblico della sua città.
Era curioso di vedere cosa avessero messo di nuovo e se l'ampliamento dello stesso fosse stato all'altezza delle sue attese. Il sindaco si era ripresentato alle elezioni e, come sempre, veniva fatto qualche piccolo ritocco al parco, gioiello indiscusso della sua città, orgoglio dei cittadini e fiore all'occhiello della giunta comunale.
Da molto aveva smesso di ragionare in termini di anni ed usava l'eventuale cambio
del sindaco come unità di misura del tempo.
Pensava che con  un altro paio di elezioni questo parco sarebbe stato definitivamente
ristrutturato e la fontana promessa avrebbe finalmente cominciato a zampillare.
Raggiunse a piedi il parco pubblico in meno di dieci minuti e per l'occasione volle
comprare il giornale. Il costo del giornale, come altre piccole spese voluttuarie che
si colpiscono sempre per prime quando bisogna far quadrare il bilancio finanziario,
era stato tagliato alla sua spesa personale e si accontentava di apprendere le notizie
da quel poco che filtrava da qualche tv locale.
L'edicola si trovava a pochi metri dall'entrata principale e questo era sicuramente un bel vantaggio sia per l'edicolante sia per chi avesse avuto intenzione di acquistare qualcosa prima di entrare.
Si avvicinò con una timidezza discreta, quasi elegante, forse un po' timorosa come quando si deve fare un acquisto di rilievo ben sapendo di non averne i mezzi.
I giornali erano tutti in prima vista, belle donne nude in copertina sul lato sinistro mentre sul lato destro cd e cassette, sul fondo troneggiavano mensili d'informatica con i soliti allegati, enciclopedie economiche di cultura di regime a buon mercato ed anche giochi per bambini. Un settimanale di cucina regalava una grattugia mentre un mensile d'arte orafa offriva in omaggio una simpatica bilancina per pesare gioielli.  Sembrava di stare in un supermercato del tipo prendi tre e paghi due: non c'era di che lamentarsi.
Dai titoli in grassetto della testata principale i giornali apparivano tutti uguali, quindi la scelta non sarebbe stata poi così difficile e ne prese uno a caso.
Si sentiva emozionato, sorrise, prese il giornale, ringraziò l'edicolante che sorrise a sua volta, pagò e s'incamminò lentamente verso il parco.

2 - La panchina

Meraviglia! Le panchine erano state tutte verniciate e nuovi steccati aprivano
la strada ad altri percorsi. Sicuramente in uno di questi avrebbero eretto la nuova fontana ed il signore dal cappello bianco si ritenne sufficientemente soddisfatto di come il parco stesse cambiando aspetto e continuò la sua passeggiata in cerca di una panchina che avrebbe dovuto soddisfare almeno due requisiti fondamentali per lui: ripararlo dal vento eccessivo ed anche dal sole nel caso la giornata si fosse volta al caldo.
Non impiegò più di cinque minuti. La decisione presa di uscire di primo mattino lo rendeva pienamente appagato perché aveva tutto il parco a sua disposizione ed almeno un'altra ora di tranquillità, non amava molto la confusione.
Poggiò il giornale sulla panchina e con la punta delle dita tirò un poco su i pantaloni per non sgualcirli e finalmente si mise seduto.
Un ampio respiro per godere della frescura dell'aria, occhi chiusi per trarre il maggior beneficio possibile da quest’incredibile momento di pace che gli si stava offrendo e rimase così per qualche secondo apprezzando l'intimità assoluta del suo incontro con la natura. Uccellini cinguettanti ed un gradevole rumore di foglie al passaggio del vento gli ricordavano carezze dimenticate e sogni di giovinezza ormai lontani. Il suo momento d'incanto fu purtroppo disturbato dal passaggio di un gelataio. Il rumore di quel motorino smarmittato gli provocò un’espressione di disgusto perché lo aveva riportato d'improvviso a quella realtà che aveva voluto dimenticare a casa. C'e da dire comunque che un buon gelato di mattina era di quanto più inaspettato potesse capitargli e lui trovò che non sarebbe stato male comprarne uno anche se questo avrebbe pesato enormemente sul suo bilancio mensile di pensionato.
- Senta ... -
Il gelataio si fermò subito.
- Aspetti, non vada via -
Si alzò e si diresse verso il trabiccolo e si fece preparare un bel cono con cioccolato, crema ed un poco di panna. Mentre stava assaporando il suo cono che da anni non comprava più rimase gelato ..non dal cono voglio dire..ma da una sensazione di vuoto incolmabile.
Portò la mano destra verso il braccio sinistro che reggeva il gelato e si mise a palpare l’ascella meticolosamente per vedere se aveva ancora il suo giornale. Più palpava, più cercava e più si convinceva che aveva dimenticato il giornale sulla panchina. Niente di grave pensò. Chi mai avrebbe potuto portarglielo via a quell'ora e poi perché mai perpetrare un furto per un giornale! Si voltò quindi rassicurato dai suoi pensieri ma quella straordinaria mattinata aveva riservato per lui una piccola sorpresa.
Un signore dal cappello marrone si era seduto proprio sulla sua panchina e se ne stava tranquillo con le gambe accavallate fumando la pipa con una calma assoluta.
Aveva le sopracciglia corrucciate in atto di pensare a qualcosa di profondo che gli provocavano sul viso un’immagine sofferta e d’intenso dolore.
Il signore dal cappello bianco deglutì con difficoltà il resto del gelato che gli era rimasto in bocca. Portò le mani al cappello e gli diede un'assestatina.
S'incammino così verso il signore che si era inopinatamente appropriato della sua panchina e quando fu davanti a lui si fermò e prese a tossire discretamente con la mano avanti alla bocca.
- Buongiorno, disse sorridendo l’uomo dal cappello marrone, gran bella giornata, vero? -
- Oh certamente -
E questa fu la prima risposta che gli venne in mente ma non si sentiva molto bene.
Anzi, per la verità, si sentiva malissimo. I suoi occhi cercavano disperatamente il suo giornale di cui non se ne vedeva nemmeno l'ombra. Dov'era finito? I suoi pensieri corsero velocemente alla sua modesta pensione ed ai sacrifici fatti per acquistarlo ed intanto dava ampi morsi al resto del cono per vincere l'imbarazzo del momento.
- Ehm...mi scusi...il giornale per favore -
L'altro sulle prime rimase sorpreso. Sembrava stesse riflettendo per dare una risposta esauriente invece si portò la mano alla tasca e tirò fuori un giornalino a fumetti.
- Mi dispiace signore, non leggo quotidiani, non li sopporto.
Ho con me solo Topolino, se vuole...prego! -
Il signore dal cappello bianco rimase sorpreso da tanta gentilezza
e dal suadente suono della voce ma comprese che l'altro non aveva capito
o forse peggio, fingeva di non aver capito.
Strani rumori presero a spostarsi nel suo stomaco. Dannazione si stava
inquietando. La fronte e le mani cominciarono a sudare e la sua voce usciva decisamente incerta, quasi balbettante.
- No...ora mi spiego. Vede, ero seduto qui prima e stavo leggendo..cioè voglio dire
avevo intenzione di leggere..oh sto facendo confusione..intendo dire che ho lasciato il giornale qui, su questa panchina mentre ero a prendere il gelato.
L'ha per caso veduto? Non l'avevo nemmeno aperto. -
E mentre spiegava le sue ragioni, con il dito, indicava l'esatta posizione di dove il giornale avrebbe dovuto essere.
 Il signore dal cappello marrone si fece serio.
- Non penserà di certo che...-
- Oh no per carità non penso niente, chiedevo solo. -
- Hm, interessante, replicò il nuovo venuto facendo segno al signore dal cappello bianco di sedersi sulla stessa panchina, il giornale fisicamente dovrebbe ancora essere qui dal momento che nessuno l'ha spostato. Credo anche che il tempo necessario per prendere il suo gelato sia stato breve. Non c'e vento forte ora. Se fosse volato via se ne sarebbe accorto. -
- Certamente, certamente, ribadì subito il signore dal cappello bianco quasi eccitato dalla logica disarmante del signore dal cappello marrone. Il giornale doveva essere per forza nello stesso punto dove l'aveva lasciato.
- E quindi cosa ne pensa? -
- È difficile, rispose l'uomo dal cappello marrone, bisognerebbe stabilire con esattezza il momento in cui il suo giornale è scomparso o per meglio dire, quando sembra sia scomparso alla nostra vista. Un attimo e tutto quello che ritenevamo essere certo, non è più! L'unica cosa che mi viene in mente, ma la prego non s'inquieti, è che inavvertitamente mi ci sia seduto sopra.
- Già, esclamò il signore dal cappello bianco, onestamente non vedo altra spiegazione. Lei è così convincente, così razionale. Si vede che è un uomo di cultura che conosce le cose, che sa come spiegarle soprattutto.
Oh che testa, per un attimo ho pensato.. non ci faccia caso la prego. -
Il signore dal cappello marrone lo guardò negli occhi e ne avvertì tutta la pena,
il disagio interiore che poteva provare e finalmente decise di aiutarlo alzandosi.
- Caro signore, permetta che esprima un mio concetto.
Quando qualcosa non va e c'e la possibilità d'una verifica dobbiamo effettuarla immediatamente.
Quindi ora mi alzo e vado a dimostrarle o almeno spero, che il giornale non si è mai mosso da qui. -
Detto questo si alzò di scatto.
Lo so che l'atto dell'alzarsi di per sé non necessita di una particolare descrizione ma per capire fino in fondo lo stato d'animo del signore dal cappello bianco dobbiamo dire che lui avvertì quest’azione al rallentatore.  Gli apparve come un replay calcistico alla televisione. Interminabili instanti quando i tuoi occhi cercano disperatamente la verità e s'aspettano il peggio.
Appena fu in piedi entrambi esclamarono:
- Eccolo lì! -
Infatti, non poteva essere possibile altrimenti.
Il signore dal cappello marrone si chinò immediatamente e prese il giornale
e provò a rimetterlo in piega. Niente da fare. Non c'era verso.
- Sono mortificato, proseguì tentando di giustificare quanto era successo,
non so come sia capitato. Un giornale non è un biglietto del tram, avrei dovuto
accorgermene. La prego mi scusi -
E così porse il giornale all’incauto signore che non vedeva l'ora di rientrarne in possesso.
- Grazie...non si preoccupi, può capitare. -
Rimasero in piedi l'uno di fronte all'altro giusto il tempo per stringersi la mano e
come spesso accade, da un piccolo incidente, può nascere un senso di simpatia,
quella simpatia spontanea che esiste tra la gente comune e che talvolta apre le porte
ad una grande amicizia. L'uomo in fondo è un animale sociale.
- Perché non legge il suo giornale qui mentre anch'io potrei godermi in santa pace il mio Topolino dividendoci la panchina?
L'idea parve buona e così sedettero sulla stessa panchina nella quiete ancora assoluta del parco.
Il sole cominciava a penetrare tra i rami ed un vento appena avvertibile
muoveva leggermente i fogli del giornale. Che sensazione di pace e tranquillità
pervase i due uomini che ora sembravano godere appieno di tutto quello
che questa stupenda mattinata primaverile stava offrendo loro.

3 - La pipa

- Mi consente di fumare la pipa? -
Chiese il signore dal cappello marrone.
- Ma prego, faccia pure, non mi disturba affatto. Anch'io sono stato un fumatore di pipa ma ora ho smesso. -
E qui s'interruppe perché gli venne in mente che una delle ragioni fu proprio un altro
doloroso e necessario taglio alle sue debolezze per far quadrare il modesto bilancio ogni mese più disastroso dell'altro.
Ma le cose si sa, non vengono mai sole ed un altro piccolo ma noioso problema
si rivelò quasi subito.
Il signore dal cappello bianco avvertiva uno strano odore levarsi dal giornale.
Cominciò dapprima ad emettere strani suoni dal naso come un cagnolino quando fiuta qualcosa e muoveva i suoi occhi continuamente cercando in punti non ben definiti.  Girava la testa, guardava il suo vicino, poi il giornale ed anche la pipa.
Forse non c'erano dubbi: quello strano odore sembrava venir fuori proprio
dal giornale ma poteva anche provenire dalla pipa poiché il vento,
seppur a regime di brezza, soffiava proprio in quella direzione.
- Mi scusi..che tabacco usa?-
- Oh il migliore, ovviamente! -
- Ne sono convinto, ma..non sente nessuno odore? -
- E di cosa? È un tabacco profumatissimo e lei che è stato un fumatore
dovrebbe averlo avvertito. Oh che sbadato forse le da' fastidio. La spengo subito -
Spense la pipa e la batté più volte sul bordo della panchina per
svuotarla del contenuto prima che l'altro potesse dire qualcosa.
A questo punto l'imbarazzo del momento si fece sentire pesantemente
perché il signore dal cappello bianco seguitava a sentire quell'odore farsi sempre più
deciso e persistente.
- La prego, le darebbe fastidio annusare questo giornale solo per un istante. -
- No certamente, ma almeno me ne spieghi il motivo.
- Solo una curiosità, mi sembra abbia un cattivo odore ma vorrei sentire la sua
opinione -
Così il giornale passò di mano e fu annusato con estrema cura, più volte,
pagina per pagina. È difficile saper attendere quando ci aspettiamo
il conforto della ragione su di una cosa che noi sappiamo essere vera o siamo convinti
che sia. Un profondo silenzio accompagnò tutta la delicata operazione d’annusamento.
- Allora mi dica, non sto più nella pelle. Non mi faccia attendere oltre. -
Il signore dal cappello marrone si voltò e lo guardò fisso negli occhi. Era sua intenzione volergli restituire il giornale ma forse per distrazione o forse perché preso dal discorso, in effetti, lo teneva ancora saldamente nella mano agitandolo come per dare il tempo alle sue parole. Ma così facendo, con il giornale, assestava piccoli ma decisi colpetti ai pantaloni del signore dal cappello bianco che a sua volta tentava disperatamente di evitarli o quando occorreva, provava con goffi gesti delle mani a pulirli velocemente come per evitarne il contagio.
- Mio caro signore, questo giornale, a parte il contenuto, non presenta alcuna anomalia,
tutto al più potremmo dire si avverte un forte odore di petrolio.  -
Il signore dal cappello bianco ammutolì.
Prese il giornale piegando il labbro inferiore sulla parte superiore della bocca
mostrando il disappunto ed il forte dubbio che ancora aveva dentro di sé
e riprese ad annusare il giornale con maggiore intensità
- Se insiste in siffatta maniera, finirà col non sentire più nulla
Sa meglio di me che tentando di sollecitare il nostro olfatto
finiamo col perderne la proprietà di sentire gli odori. Accade la
stessa cosa con i profumi. Almeno mi dica cosa sente.
- E’ questo il mio problema...è ..che non oso dirglielo.
- Suvvia..non si faccia pregare -
- Ebbene... -
- Ebbene? -
- Di merda signore...sì, è proprio questo l'odore che sento!-
Il signore dal cappello marrone rimase esterrefatto. Non proferì parola su questo dramma umano che si stava consumando su di una semplice panchina di un parco pubblico in uno stupendo inizio di primavera.
- Mi faccia pensare, Lei è certamente una persona attendibile
si capisce subito. Cordiale. Aperto Non credo s'inventerebbe
una storia simile. Sta di fatto che purtroppo io mi ci sia seduto sopra
ed al suo posto potrei anche avere un sospetto poco simpatico nei miei riguardi,
lei capisce ..cosa intendo dire. -
- Ma ci mancherebbe altro. Una persona come lei, così distinta, educata e così colta.
Si capisce anche dal tono della voce. Dimentichi quanto accaduto.
Probabilmente mi sono sbagliato Forse questo vento delicato si è portato appresso
qualche lontano odore, nulla di più. -
Il signore dal cappello marrone non parve soddisfatto e continuò.
- Vede, caro signore, io la comprendo. Se fossi al suo posto
penserei altrettanto. Vorrei tuttavia dirle che sono al di sopra
d’ogni sospetto e sa perché? Non lo sa di certo ed è per questo
che intendo spiegarglielo. Questa mattina, come tutti i giorni del resto,
dedico molto tempo alla pulizia del mio corpo. Secondo le stagioni
posso preferire il bagno alla doccia o viceversa ed oggi, vista la stupenda
giornata, ho deciso per la doccia. Ma che doccia! Le ragioni per cui mi lavo
così a fondo sono complesse. Ora mi spiego. Ho un bisogno assoluto di sentirmi
pulito per guardare meglio la vita e la società che abbiamo attorno. All'aumentare delle idiozie che ascolto ogni giorno aumenta il tempo che dedico alla cura del mio corpo.
Se continua così finirò per passare il resta della mia vita al bagno. -
E finalmente l'imperturbabile signore dal cappello marrone si fece una gran bella risata contagiando il suo vicino che prese a ridere anche lui.
- E dunque, riprese subito, desidero che lei non abbia nessun dubbio su di me.
Ma come affermavamo all'inizio, quando c'e un problema e abbiamo la possibilità
di verificare, toccare con mano la verità anche se scottante bisogna farlo subito e come lei, giustamente, mi ha chiesto di fare con il suo giornale ora io le propongo formalmente di verificare. Mi sottoporrò al suo giudizio. -
Il signore dal cappello bianco rimase per qualche secondo perplesso.
Guardava intensamente lo sguardo fiso ed impenetrabile del signore dal cappello marrone per cercare di capire. Effettivamente non poteva negarlo, un'ombra di dubbio
seppur impalpabile era presente nella sua mente e l'unica soluzione era disfarsene subito.
- E come? - Esclamò.
- Semplice, rispose l'uomo dal cappello marrone, là dietro, vede? -
Ed indicò un punto dove alberi e cespugli li avrebbero perfettamente ben nascosti anche se il problema di essere visti non si presentava perché il parco era ancora semideserto.
Si alzarono pressoché nello stesso tempo e s'incamminarono risoluti e con passo deciso fino al cespuglio.

4 - Il cespuglio

Giunti dietro al cespuglio il signore dal cappello bianco si sentiva fortemente imbarazzato mentre l'altro non mostrava il minimo segno di disagio.
- Bene, esordì fermamente il signore dal cappello marrone, ora vado a spogliarmi e potrà rendersi conto che in nessun modo avrei potuto contaminare il suo giornale. Suvvia, si liberi di pregiudizi e smetta d’avere quel volto così contratto, non stiamo commettendo un delitto. Talvolta è necessario superare alcuni preconcetti per capire, per conoscere meglio, per sapere. Vivere nell'incertezza e nell'ignoranza è una grave colpa dell'uomo che non aiuta di certo a migliorarsi od a tentare di farlo. -
Detto questo si portò le mani alla cinta aprendola disinvoltamente e si calò dapprima
i pantaloni poi le mutande fino a che il suo sedere tondo non fu perfettamente
visibile.
Dobbiamo aggiungere a questo punto che il signore dal cappello bianco si sentiva
fortemente intimidito ma si rendeva anche conto che quella era la prima volta in vita
sua che, in qualche modo, gli era stata data, per uno strano caso del destino, la possibilità di esprimersi liberamente senza che lui avesse chiesto di farlo
Avanzò fino a portarsi a ridosso del signore dal cappello marrone che per la verità
cominciava a sentire un certo fresco venire dal basso. D'altra parte erano da poco
passate le otto del mattino e sebbene fosse una splendida giornata l'aria non era
ancora ben temperata.
- Vorrei pregarla di eseguire quanto stabilito nel più breve tempo possibile
perché non le nascondo che sento un fastidioso freddino disturbarmi anche la
schiena. -
- Oh si figuri, sarò brevissimo, disse il signore dal cappello bianco chinandosi.
Si trovò così, davanti al suo viso, un sedere tra l'altro ben fatto, con scarsa peluria
e la pelle completamente aggrinzita dal vento fresco che in quel momento decise
proprio voler spirare da quella parte.
Si piegò sulle ginocchia ed iniziò la sua fase d’annusamento esplorando
minuziosamente ogni parte della possibile area incriminata.
Passarono lunghi ed interminabili secondi per entrambi dopo di che il signore
dal cappello bianco si alzò con non poca fatica, in fondo non era più tanto giovane.
Rimase per un po' sui suoi pensieri mentre guardava quel signore che tanto
gentilmente si era offerto, comporsi nei suo abiti in modo discreto con gesti lenti e misurati.
- Ebbene?  -
Lei è immacolato, signore -
- Era una cosa che già sapevo. -
- Lei profuma come una rosa, proseguì il signore dal cappello bianco, grosso modo, se avessi chiuso gli occhi avrei potuto giurare fosse un sedere di donna appena
uscito da una vasca da bagno dopo una buona dose di talco alle parti intime. Mi perdoni per aver soltanto sospettato-
- Sono lieto, lo interruppe il signore dal cappello marrone, che lei si sia tolto
il dubbio che tanto l'assillava, anche se a questo punto, avendomi coinvolto
nella sua vicenda, sento di farne parte e mi sto chiedendo se lei continuerà
a sentire quell'odore o se realmente quell'odore è nel giornale e sono stato
io a non averlo avvertito. Chi può affermarlo? No..non per chiamare Pirandello
in una storia come questa per carità, ma dobbiamo pur dire che è realmente vero
quel che a noi sembra vero.  Così è se vi pare, giusto? E ancora, potrebbe qualcuno accettare od imporre una realtà distorta, essendo coscienti che lo è, e dopo spingerla verso la finzione che lo sia o non lo sia secondo le circostanze. Od anche, raggiungere od imporre una realtà oggettiva scegliendola fra quelle realtà più o meno possibili e farla poi apparire accettabile, per tutti! -
Il signore dal cappello bianco tacque. Cercava disperatamente di ricucire nel suo
cervello l’ingarbugliato interrogativo del signore dal cappello marrone ma non ci
riusciva e per un istante gli parve d’essere a contatto con uno di quei paranoici
simpatici, ciarlieri ma ai quali è bene non prestare molta attenzione quando parlano.
Intanto il parco aveva cominciato ad animarsi ed un'ombra si stava avvicinando
furtivamente verso la panchina, praticamente a pochi metri dal cespuglio!
 - Dannazione, bisbigliò il signore dal cappello bianco con la voce stretta fra i denti, siamo stati scoperti. Oh che vergogna! - I suoi pensieri velocemente gli inviarono immagini terrificanti. La televisione, i giornali con la sua foto nella pagina dedicata alla cronaca locale. Titoli cubitali infamanti e gli vennero in mente i suoi conoscenti ed i pochi amici rimasti. Sarebbe voluto morire in quello stesso momento.
- Stia giù o si farà vedere, disse con decisione ma sottovoce il signore dal cappello marrone. -
 - Va bene, lo sto facendo, ma chi può essere? Sembra sorto dal nulla. Che facciamo? Che suggerisce?
- Nulla! Stiamo fermi in silenzio e non si agiti. Vediamo quello che succede!
I due si misero sulle ginocchia e protetti da una favorevole rifrazione della luce
potevano osservare non visti.
Un signore dal cappello rosso mattone si muoveva con naturalezza ma sembrava non trascurare nulla. Guardava a sinistra ed a destra ed intanto si muoveva verso il centro in direzione della panchina. Appena giunto si mise seduto.
- Chissà cosa farà del giornale, disse piano il signore dal cappello bianco,
poi aggiunse, oh.. voglio proprio ridere se lo prenderà in mano, non credo vorrà portarselo via. -
- Non c'è niente da ridere, disse serio il signore dal cappello marrone, un furto è sempre un furto. Peraltro sono convinto che lei non riderà molto perché lui il suo
giornale lo leggerà e non sentirà nessun tipo di odore, glielo assicuro. Conosco questo tipo di gente.
A questo punto il signore dal cappello bianco sentì d'avere in mano una possibilità
D’aver ragione dell'altro sul piano dell'intuizione e si fece coraggio tentando una
scommessa. Pur essendo sicuro di vincerla si sarebbe tenuto sul basso per così dire per i suoi già noti problemi di pensione. Un gelato sarebbe stato una buona idea.
- Vogliamo fare una scommessa? Un gelato per esempio -
- Va bene, mi piacciono le scommesse. In cosa scommettiamo? -
 - Io dico che proverà a prendere il giornale per leggerlo soltanto o per dargli giusto un'occhiatina, quando poi si renderà conto dell'odore cattivo, lo lascerà dov'è e se ne andrà -
- Hm.. non ne sono convinto, affermò il signore dal cappello marrone molto seriamente. Lei e’ troppo ingenuo. Per me le ruberà il giornale in ogni caso. Qui si arrestò come se stesse affinando il suo pensiero. La sua fronte divenne corrucciata come lo era all'inizio. Uno sguardo lucido, freddo ed impenetrabile. Dopo qualche secondo proseguì. Ribadisco che le ruberà il giornale e sono sicuro che non sentirà nessun odore, puntualizzò, e aggiungo che andrà via tranquillamente senza nessuno scrupolo, contento dell’opportunità che gli si è presentata.
I due si tesero la mano a suggello della scommessa e sempre restando sulle loro ginocchia puntarono lo sguardo sulla panchina come se dovessero effettuare un photo-finish senza l'ausilio d'una macchina elettronica. Nulla doveva essere trascurato. Ogni movimento sarebbe stato registrato dai loro occhi e vista la natura della scommessa avevano inconsapevolmente messo in palio due modi diversi di pensare, di vedere le cose e nessuno dei due, gelato a parte, avrebbe perso questa scommessa volentieri.

5 - Il regalo

Il signore dal cappello rosso mattone dava l'impressione di volersene stare seduto sulla panchina e da quello che si poteva vedere sembrava non prendersi cura affatto del giornale che di tanto in tanto veniva spiegato dal vento. Anche i due, nascosti dietro al cespuglio, potevano udire, quasi chiaramente, il gradevole rumore di carta stropicciarsi
e dava loro una sensazione di mare, di spiaggia quando sonnecchiando si ascolta il rumore di qualche settimanale enigmistico lasciato cadere sulla sabbia.
Il signore dal cappello rosso mattone seguitava a guardare da tutte le posizioni. Evidentemente voleva assicurarsi che non c'era nessuno nelle vicinanze. Da lontano alcune famiglie con i loro figlioli cominciavano ad animare il parco e le grida festose dei bambini quando corrono erano già udibili a lunga distanza.
Improvvisamente la sua mano s'allungò sul giornale e vi si posò sopra tenendola aperta e ben ferma mentre con piccoli e nervosi spostamenti ne tentava
un avvicinamento verso di sé.
Poi si portò la mano al viso per placare un fastidioso prurito alla punta del naso.
Subito la sua mano si fermò e prese ad annusarla moderatamente come se avesse scoperto un odore diverso da quello che si aspettava.
- Glielo dicevo io, gongolò il signore dal cappello bianco, l'ha visto anche lei, con i suoi occhi. Avevo ragione dunque. -
- Aspetti - rispose freddo il signore dal cappello marrone.
Intanto il signore dal cappello rosso mattone si voltò dalla parte del giornale e cominciò a guardarlo con un certo sospetto. Finalmente si decise e lo prese, poi lo aprì e anche lui fece un profonda e meticolosa analisi del giornale. Poi s'alzo e si voltò verso il cespuglio ma non per guardare nella direzione dei due uomini nascosti, piuttosto sembrava stesse prendendo una decisione. Lo riaprì nella speranza si fosse sbagliato ma purtroppo non c'era niente da fare e questo lo s'intuiva dalle smorfie di disappunto che faceva col naso e con la bocca. Allargò quindi le braccia e fece il gesto di rimettere il giornale sulla panchina ma si arrestò e cominciò di nuovo a pensare. Assunse un volto estremamente dubbioso che ai due uomini dietro al cespuglio apparve come il volto di uno studente degli anni duemila volto a risolvere un quiz di storia o di letteratura. Poi allargando le braccia disse:
- Mah! -
Fece quindi un alzata di spalle e si mise a camminare verso la parte opposta leggendo tranquillamente il giornale e scomparve subito dietro un nuovo steccato in allestimento.
I nostri due, ancora dietro al cespuglio, presero a guardarsi con sguardi interrogativi e curiose smorfie della bocca. Lentamente tornarono a sedersi sulla panchina.
- Siamo pari mio caro amico, sospirò il signore dal cappello marrone, abbiamo perso
entrambi per un’inezia. Non avevo previsto tutto. Ah...la mia doccia! Sono stato
ingannato dal mio stesso senso del pulito. Oggi ho imparato qualcosa. Non
immaginavo si potesse raggiungere tale bassezza. Voglio dire, ero sicuro che le avrebbe rubato il giornale e questo per l’esperienza che ho della vita ma non avrei mai immaginato l’avesse fatto in presenza di tale odore che a quanto è parso
doveva essere realmente pungente e doloroso. Incredibile. Una minuzia non prevista
mi ha indotto in errore.
- Già, una minuzia, fece eco mestamente il signore dal cappello bianco, ero sicuro che non l'avrebbe rubato. -
- Dovrei avere più fiducia nella gente. Se l'avessi creduta sin dall'inizio o avessi preso in più seria considerazione le sue parole sarebbe stato meglio.E’ proprio vero! L’uomo si abitua a tutto. Persino l’incredibile è una modesta opinione. -

Intanto il parco si stava riempiendo di gente. Il gelataio riprese a percorrere il viale principale mentre venditori ambulanti di palloncini già distribuivano sorrisi colorati per poche migliaia di lire.
Il signore dal cappello bianco si alzò dalla panchina.
- È stata una gran bella mattinata, a parte tutto, ma ora preferisco tornare a casa.
Non amo molto la confusione.
- Oh..se per questo anch'io e seppure a malincuore mi stavo accomiatando. Il fatto
è che con la confusione si finisce per perdere il filo e confondiamo le cose, vorrei
inoltre esprimerle un mio concetto sul...-
- No, la prego, lo interruppe risoluto il signore dal cappello bianco con un mezzo sorriso, ho già imparato molte cose da lei, finirà col farmi fondere il cervello. Magari facciamo la prossima volta. -
- Oh certamente, rispose ridendo il signore dal cappello marrone, lo so, lo so che parlo troppo e dovrei imparare a misurarmi. Ad ogni modo deve dire che sono contento d’averla conosciuta. Lei è davvero un uomo simpatico e prima d'andare vorrei, se lo gradisce, farle un piccolo omaggio.
- Ne sarei lieto. Rispose incuriosito l'altro mentre un bambino correndo gli si aggrappò ai suoi preziosi pantaloni che lui, abbozzando un sorriso, riassestò subito.
- Bene. Ecco qua. Legga qualcosa d'intelligente e mi creda si può imparare molto
leggendo Topolino. -
- Non vorrei approfittare, è il suo giornale preferito. -
- Avrei piacere lei lo leggesse. Io lo leggo da anni e ne ho una vasta collezione. Credo continuerò ancora per molto. -
Si strinsero la mano e si sorrisero come due vecchi amici.
La giornata stava mantenendo la sua promessa, il parco si era già riempito di gente e il signore dal cappello bianco si diresse verso l'uscita.
Appena fuori passò di nuovo accanto all'edicola, salutò cordialmente l'edicolante e gli augurò buona giornata. Fatti alcuni passi decise di aprire il giornalino a fumetti.
Sfogliò qualche pagina, per istinto avrebbe voluto odorarlo, un gesto coatto forse ma fu distratto dalla prima vignetta, sorrise e si diresse verso casa.

FINE



 
 


FATTO DI CRONACA LIBERAMENTE ADATTATO

Era morto probabilmente e questo l'avevano capito quasi tutti i passanti, anche il vigile che stendeva la mano destra, tesa come un arco, verso l'uomo che si raccoglieva al centro di una grande piazza come un'ape morente.
Gli automobilisti, come il solito, quando un vigile muove le braccia per indicare la giusta direzione a chi finalmente può sfogare la sua rabbia quotidiana sul motore, non avevano capito niente. Pensavano fosse arrivato il loro turno e sfrecciarono come frecce lanciate da un arco verso la loro strada.
Il caso volle che la loro strada, per uno strano scherzo delle cose, andasse ad incrociare perfettamente il poveruomo come il centro rosso d'un bersaglio per archi. Le macchine avanti ovviamente furono le prime ad arrestarsi, poi, nello spazio di pochi secondi, la piazza fu completamente paralizzata. Gli automobilisti cominciarono a chiedersi cosa fosse successo.
Qualcuno già pensava alla fine del mondo, altri, un pò più realisticamente, ad uno scherzo od alle riprese d'un nuovo sceneggiato televisivo. Centinaia di teste umane si potevano intravedere in linea retta all'altezza del tetto delle macchine.
Ma cosa succede? - Chiese gentilmente una signora.
-Non saprei - Rispose un signore che grazie alla sua altezza poteva vedere meglio di altri sebbene le immagini non fossero ben distinte e rivolgendosi poi distrattamente alla signora:
  - Forse una pubblicità o i soliti radicali con qualche referendum da proporre, non si capisce bene. -
La signora ringraziò sorridendo e richiuse il finestrino.
Nel frattempo un parroco mattiniero che aspettava il bus dall'altra parte della piazza (non è dato sapere perché non avesse la macchina) s'incuriosì e s'incamminò verso il poveretto che a stento riusciva a respirare pressato com'era dalla folla circostante. Appena lo vide si rese subito conto della gravità della situazione ed era già pronto a propinargli l'estremo sacramento quando cominciò a nutrire dei dubbi. Si portò a pochi centimetri dal volto dell'uomo, poi gli accarezzò la testa e gli diede un affettuoso buffetto sulla guancia più per deformazione professionale che per altro poiché era anche il periodo delle cresime e gli mise in bocca una caramella quindi con voce paterna bisbigliò:
- Ma che caro - ed andò via immediatamente.
Un altro automobilista si rivolse ad un signore che per l'occasione
si era fornito di un binocolo:
- Mi scusi, lei riesce a capire cosa diavolo sta succedendo?
- Ho visto un prete proprio ora andar via, rispose cortesemente l'altro, suppongo un uomo morto ma potrei sbagliarmi.
- E per un morto stiamo perdendo tutto questo tempo?- Esclamò meravigliato il primo,
poi mettendo le mani attorno alla bocca per amplificarne la voce urlò con quanto
fiato aveva in gola: - PORTATELO VIAAAAAAAAA. -
Intanto il poveretto si trovava al limite delle forze, annaspava, soffocava. Con le mani tentava di fare dei cenni alle persone che l'avevano chiuso come in un cerchio formato esclusivamente dai loro visi. Voleva dir loro di scansarsi un momento per respirare meglio ma le sue braccia non riuscivano a tenere alti i movimenti delle mani che ricadendo sul corpo davano l'impressione che le sue intenzioni fossero del tutto diverse. Sembrava volerli chiamare tutti a sé come per dire qualcosa, forse una sua ultima volontà, un segreto o in ogni caso qualcosa d'importante.
Le persone si chinarono tutte insieme formando così un effetto Pantheon di Agrippa
e l'uomo poteva a malapena vedere la luce dall'unico pertugio che veniva creandosi allorché tutte le teste furono all'altezza del suo viso.
Alcuni di loro aspettavano le sue parole mentre tentavano anche d'incoraggiarlo, altri,
con i soliti buffetti per richiamarlo alla vita, gli agitavano la faccia come un fazzoletto.
Finalmente con un filo di voce l'uomo riuscì a parlare:
- Per pietà tenetemi la testa un pò alzata, ho vertigini..mi sento morire. -
- Ma quale testa alzata, disse uno di loro che sembrava conoscere molto bene le tecniche di rianimazione, qui ci vuole un cuscino e le gambe devono stare alzate per far affluire il sangue al cervello. Presto un cuscino, gridò, certo dell'aiuto di qualche anima santa. -
Infatti, il cuscino arrivò quasi subito e tutti cercarono di mettergli il capo nella
posizione più idonea.
L'uomo sembrava stare meglio e voleva tentare un timido ringraziamento quando uno di loro prese a pigiargli con forza la fronte per portargli la testa più bassa del cuscino e suggeriva con voce tuonante ad un altro signore:
- Presto, presto le gambe..su ..su.. ancora più su -
L'uomo che purtroppo non sopportava questa posizione si sentì sull'orlo
del trapasso.
- Avete del limone...qualcuno per caso ha un limone? - Gridava sempre quello che probabilmente era uno del volontariato urbano che sapeva il fatto suo.
Si sa, in macchina abbiamo di tutto e presto anche un limone ed un temperino
passando di mano in mano giunsero all'uomo che si stava dannando l'anima
per mantenere in vita il povero disgraziato il cui colore sul viso stava passando
dal pallido al ceruleo.
- No..il limone no..mi fa venire l'acid..- provò a mormorare l'uomo ma non poté finire
la frase perché il suo salvatore lo ammutolì subito.
- Stia zitto, risparmi le energie. Apra la bocca...su da bravo..apra la bocca ... -
Ci vollero due persone per aprire la bocca al malcapitato che ormai si era deciso
a tenerla serrata come una cassaforte. Appena la bocca fu aperta sentì una
grossa fetta di limone incastrarsi attorno ai suoi denti e con la pressione che veniva
esercitata dall'alto era costretto a deglutire gocce di fresco ed aspro limone per non
strozzarsi.
Gli automobilisti intanto cominciavano a perdere la pazienza. Il caso stava prendendo
troppo tempo. Le macchine in fondo erano certamente le più svantaggiate e qualcuno
già tentava una scalata sul tetto della propria automobile per vedere se qualcosa stesse
migliorando.
 - Vede niente? Chiese un automobilista trafelato. Sono in ritardo Dio mio. Il
capoufficio me ne dirà delle belle oggi -
- Qualcosa riesco a vedere, disse un signore che aveva finalmente guadagnato la vetta della sua macchina. -
- Cosa c'è dunque? - Chiese l'altro sempre più interessato.
- Mah ..le dirò, vedo molta gente che si agita. Forse stanno linciando un sindacalista
od un politico non si capisce bene. Dannazione sono controsole e non riesco a vedere
perfettamente. Eppure tutto lascerebbe pensare ad un ferito, probabilmente un uomo
che sta male. Vedo un andirivieni molto frenetico. Stanno sicuramente aspettando
un'autoambulanza. -
- Cosa? Saltò su l'altro che immediatamente uscì come una furia dalla macchina
urtando purtroppo un'altra vettura; dopo le scuse di circostanza con un sorriso a
denti stretti, anche lui come il signore precedente trasformò con le mani la sua bocca
in un megafono e urlò disperatamente:
- PORTATELO VIAAAAAAAAAAAAA! -
Il nervosismo si sa è contagioso e già si cominciavano a sentire i primi clacson.
Prima uno poi un altro, infine tutti.
Il rumore assordante come un effetto boomerang colpì gli stessi automobilisti
che dopo una trentina di secondi raggiunsero l'accordo comune di smettere quasi
tutti nello stesso tempo.
Il caos divenne impressionante. L'autoambulanza era realmente arrivata ma
sfortunatamente dalla parte opposta della piazza ed a colpo d'occhio i due
infermieri compresero che sarebbe stato meglio provare un disperato tentativo
di aggirare la piazza stessa passando per vie traverse.
Il poveretto intanto peggiorava di secondo in secondo.
Rosso in viso e con la mani alla gola che sembravano volerla strappare, cominciò
a provare qualche timido tentativo per alzarsi ma non ci riusciva perché ogni qualvolta
provava veniva automaticamente trattenuto dal farlo e respinto verso il basso.
Si sentiva soffocare e cominciò a recitare tutte le preghiere che conosceva nell’attesa
dell'incontro che presto gli avrebbe rivelato il significato della vita.
Finalmente un sapiente, un dottore diciamo, era apparso a pochi metri dal
gruppo. Sembrava un personaggio uscito da un film di Leone. Occhi piccoli, barba
appena accennata ma incolta ed un mezzo sigaro stretto tra i denti. Guardava al
gruppetto di persone come ad un qualcosa che si vuole fulminare. Con un rapido
gesto della mano si portò la sciarpa attorno al collo come fosse stato un poncho
e con passi estremamente lenti cominciò ad avvicinarsi.
Tutte le persone che si trovavano accanto al poveretto
si scansarono d'istinto al suo procedere, una dopo l'altra, lentamente, mentre lui
ne favoriva il defluirsi con ampi gesti delle braccia in atto di aprirsi un varco.
- Largo alla scienza, esordì con voce ferma ed imperiosa ma, nello stesso tempo,
pacata al punto giusto tanto da incutere un rispetto assoluto come di uno che non
consente nessun'altra risposta alternativa. Bisognava solo obbedire.
- A me non piace la gente che gioca con le vite umane. Ho subito l'impressione
che si stia parlando dei dottori delle unità sanitarie locali e questo mi provoca
un prurito tra le mani e tra i denti, ma se mi promettete di togliervi dai piedi
con un paio di prescrizioni ve la caverete. -
La gente attorno all'uomo ancora sdraiato per terra stava già sfollando e finalmente
il sapiente riuscì a raggiungerlo, ormai si trovava ad un solo sguardo da lui.
Si chinò e gli prese il polso della mano sinistra tra l'indice ed il pollice e facendo
un ampio gesto rotatorio con il braccio dove aveva l'orologio cominciò a contare i secondi. Quindici interminabili secondi poi gli tolse il limone dalla bocca e gliene illuminò l'interno con una lampadina tascabile per studiare a fondo lo stato della gola.
Gli osservò a lungo gli occhi ed anche il sacco congiuntivale, poi aprendogli completamente la camicia già semiaperta appoggiò il suo orecchio al centro del torace e si fermò di colpo.
Le persone che per prime avevano prodotto il massimo sforzo per mantenere
l'uomo in vita chinarono la testa sconsolatamente ed avevano voglia di piangere. Alcuni di loro portarono le mani al cappello per toglierlo in segno di rispetto ondeggiando mestamente il capo.
D'improvviso il sapiente s'alzò, si diede una spolveratina all'abito e sentenziò:
- Quest'uomo sta meglio di me e di voi messi insieme. Gli ha solo fatto male la colazione, poi rivolgendosi all'uomo nello sbigottimento generale, lei non deve più fare colazione di mattina, birbante! - E come tutti gli accarezzò la guancia con un altro buffetto in segno d'affetto e se ne andò.
L'uomo aveva ormai realizzato perfettamente che non sarebbe stato capito da nessuno e con tutte le forze che gli erano rimaste, si alzò cercando di evitare ogni possibile aiuto esterno. Si spostò verso la fine della piazza dove c'era il marciapiede e si appoggiò con le spalle al muro.
Non voleva disturbare più nessuno. Voleva soltanto morire in pace e così si lasciò cadere lentamente scivolando lungo il muro.
Talvolta nelle situazioni più strane, anche le più incredibili, accade quello
che nessuno può prevedere. Una specie di sortilegio che inganna la storia dell'uomo
e la ripete sin dall'inizio del tempo. Un fascio di luce blu, accecante, aveva avvolto l'uomo che ora appariva diverso; era tanto luminosa quella fonte di luce da far apparire quasi in penombra il resto della piazza.
Da una macchina un signore uscì e con le mani giunte iniziò a pregare a voce alta.
Una signora da una macchina accanto alla sua tirò giù il finestrino e chiese:
- Ma che è accaduto? Perché prega?
- Un miracolo signora. Stiamo assistendo ad un miracolo! -
- Oh ...non sarà mica qualche Madonna piangente! In tanti anni che passo
in questa piazza non sapevo ci fosse una statua della Santa Vergine. -
- No signora, infatti, non c'è, rispose con voce greve il signore che tra l'altro si era
anche inginocchiato, qui non si tratta di salsa di pomodoro o di vernice rossa.
Mia cara signora questo è un miracolo con i controcoglioni, mi creda. Non ho mai
visto nulla di simile in tutta la mia vita. -

Dal fascio luminoso un bellissimo angelo prese l'uomo per mano e lo condusse
verso il centro della piazza e gli donò un arco ed una freccia.
 - Sei tu forse l'angelo dei miei sogni, della mia sete di giustizia? Io sono solo un uomo
e potrei sbagliare. Cosa vuoi ch'io faccia? -
L'angelo non rispose e scomparve in un lampo lasciandolo avvolto in quella nube
di mistero abbagliante da non poterla guardare se non per brevi istanti.
Nessuno fu in grado di capire cosa fosse successo realmente ma tutti avvertirono che
qualcosa di straordinario era accaduto ed uscirono dalle macchine a mani giunte.
Il tempo si era come fermato e si propose nella mente di tutti come l'unica realtà
viva che muove tutte le cose: la giostra di un fato ineluttabile che gira costantemente
attorno allo stesso asse.
L'uomo, sempre avvolto da quel fascio luminoso, avanzo' lentamente fino a
raggiungere di nuovo il punto da cui era partito, poi, con uno sguardo terreo, freddo ed
insensibile, puntò il dito indice della mano destra sul vigile che involontariamente
aveva causato tutto.
Il vigile lo guardò e prese a sudare. Aveva le mani ed il volto bagnati di sudore.
- Io non volevo, non sapevo. Mi son trovato a fare il vigile d'improvviso.
In realtà sono un carpentiere, non mi trovo al posto giusto. Dammi un'altra possibilità-
L'uomo non rispose e mentre il filo della paura scendeva coma una lama affilata
lungo la schiena di tutti, armò l'arco con la freccia.
- Resta immobile - tuonò al vigile.
Il vigile si fermò e lui lo colpì al centro del petto.

FINE








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