Racconti e storie brevi cautamente possibili - Remil

GIULLARE IN TIGHT
1) QUOTIDIANO D'INFORMAZIONE |
2) FATTO DI CRONACA LIBERAMENTE ADATTATO |
3) |
4) |
5) |
6) |
7) |
8) |
9) |
10) |
QUOTIDIANO D'INFORMAZIONE
L'aria fresca
ed un tepido sole promettevano una giornata sicuramente serena.
La primavera
era da poco iniziata ed il signore dal cappello bianco pensò di
trascorrere
un paio d'ore nel rinnovato parco pubblico della sua città.
Era curioso
di vedere cosa avessero messo di nuovo e se l'ampliamento dello stesso
fosse stato all'altezza delle sue attese. Il sindaco si era ripresentato
alle elezioni e, come sempre, veniva fatto qualche piccolo ritocco al parco,
gioiello indiscusso della sua città, orgoglio dei cittadini e fiore
all'occhiello della giunta comunale.
Da molto
aveva smesso di ragionare in termini di anni ed usava l'eventuale cambio
del sindaco
come unità di misura del tempo.
Pensava
che con un altro paio di elezioni questo parco sarebbe stato definitivamente
ristrutturato
e la fontana promessa avrebbe finalmente cominciato a zampillare.
Raggiunse
a piedi il parco pubblico in meno di dieci minuti e per l'occasione volle
comprare
il giornale. Il costo del giornale, come altre piccole spese voluttuarie
che
si colpiscono
sempre per prime quando bisogna far quadrare il bilancio finanziario,
era stato
tagliato alla sua spesa personale e si accontentava di apprendere le notizie
da quel
poco che filtrava da qualche tv locale.
L'edicola
si trovava a pochi metri dall'entrata principale e questo era sicuramente
un bel vantaggio sia per l'edicolante sia per chi avesse avuto intenzione
di acquistare qualcosa prima di entrare.
Si avvicinò
con una timidezza discreta, quasi elegante, forse un po' timorosa come
quando si deve fare un acquisto di rilievo ben sapendo di non averne i
mezzi.
I giornali
erano tutti in prima vista, belle donne nude in copertina sul lato sinistro
mentre sul lato destro cd e cassette, sul fondo troneggiavano mensili d'informatica
con i soliti allegati, enciclopedie economiche di cultura di regime a buon
mercato ed anche giochi per bambini. Un settimanale di cucina regalava
una grattugia mentre un mensile d'arte orafa offriva in omaggio una simpatica
bilancina per pesare gioielli. Sembrava di stare in un supermercato
del tipo prendi tre e paghi due: non c'era di che lamentarsi.
Dai titoli
in grassetto della testata principale i giornali apparivano tutti uguali,
quindi la scelta non sarebbe stata poi così difficile e ne prese
uno a caso.
Si sentiva
emozionato, sorrise, prese il giornale, ringraziò l'edicolante che
sorrise a sua volta, pagò e s'incamminò lentamente verso
il parco.
2 - La panchina
Meraviglia!
Le panchine erano state tutte verniciate e nuovi steccati aprivano
la strada
ad altri percorsi. Sicuramente in uno di questi avrebbero eretto la nuova
fontana ed il signore dal cappello bianco si ritenne sufficientemente soddisfatto
di come il parco stesse cambiando aspetto e continuò la sua passeggiata
in cerca di una panchina che avrebbe dovuto soddisfare almeno due requisiti
fondamentali per lui: ripararlo dal vento eccessivo ed anche dal sole nel
caso la giornata si fosse volta al caldo.
Non impiegò
più di cinque minuti. La decisione presa di uscire di primo mattino
lo rendeva pienamente appagato perché aveva tutto il parco a sua
disposizione ed almeno un'altra ora di tranquillità, non amava molto
la confusione.
Poggiò
il giornale sulla panchina e con la punta delle dita tirò un poco
su i pantaloni per non sgualcirli e finalmente si mise seduto.
Un ampio
respiro per godere della frescura dell'aria, occhi chiusi per trarre il
maggior beneficio possibile da quest’incredibile momento di pace che gli
si stava offrendo e rimase così per qualche secondo apprezzando
l'intimità assoluta del suo incontro con la natura. Uccellini cinguettanti
ed un gradevole rumore di foglie al passaggio del vento gli ricordavano
carezze dimenticate e sogni di giovinezza ormai lontani. Il suo momento
d'incanto fu purtroppo disturbato dal passaggio di un gelataio. Il rumore
di quel motorino smarmittato gli provocò un’espressione di disgusto
perché lo aveva riportato d'improvviso a quella realtà che
aveva voluto dimenticare a casa. C'e da dire comunque che un buon gelato
di mattina era di quanto più inaspettato potesse capitargli e lui
trovò che non sarebbe stato male comprarne uno anche se questo avrebbe
pesato enormemente sul suo bilancio mensile di pensionato.
- Senta
... -
Il gelataio
si fermò subito.
- Aspetti,
non vada via -
Si alzò
e si diresse verso il trabiccolo e si fece preparare un bel cono con cioccolato,
crema ed un poco di panna. Mentre stava assaporando il suo cono che da
anni non comprava più rimase gelato ..non dal cono voglio dire..ma
da una sensazione di vuoto incolmabile.
Portò
la mano destra verso il braccio sinistro che reggeva il gelato e si mise
a palpare l’ascella meticolosamente per vedere se aveva ancora il suo giornale.
Più palpava, più cercava e più si convinceva che aveva
dimenticato il giornale sulla panchina. Niente di grave pensò. Chi
mai avrebbe potuto portarglielo via a quell'ora e poi perché mai
perpetrare un furto per un giornale! Si voltò quindi rassicurato
dai suoi pensieri ma quella straordinaria mattinata aveva riservato per
lui una piccola sorpresa.
Un signore
dal cappello marrone si era seduto proprio sulla sua panchina e se ne stava
tranquillo con le gambe accavallate fumando la pipa con una calma assoluta.
Aveva le
sopracciglia corrucciate in atto di pensare a qualcosa di profondo che
gli provocavano sul viso un’immagine sofferta e d’intenso dolore.
Il signore
dal cappello bianco deglutì con difficoltà il resto del gelato
che gli era rimasto in bocca. Portò le mani al cappello e gli diede
un'assestatina.
S'incammino
così verso il signore che si era inopinatamente appropriato della
sua panchina e quando fu davanti a lui si fermò e prese a tossire
discretamente con la mano avanti alla bocca.
- Buongiorno,
disse sorridendo l’uomo dal cappello marrone, gran bella giornata, vero?
-
- Oh certamente
-
E questa
fu la prima risposta che gli venne in mente ma non si sentiva molto bene.
Anzi, per
la verità, si sentiva malissimo. I suoi occhi cercavano disperatamente
il suo giornale di cui non se ne vedeva nemmeno l'ombra. Dov'era finito?
I suoi pensieri corsero velocemente alla sua modesta pensione ed ai sacrifici
fatti per acquistarlo ed intanto dava ampi morsi al resto del cono per
vincere l'imbarazzo del momento.
- Ehm...mi
scusi...il giornale per favore -
L'altro
sulle prime rimase sorpreso. Sembrava stesse riflettendo per dare una risposta
esauriente invece si portò la mano alla tasca e tirò fuori
un giornalino a fumetti.
- Mi dispiace
signore, non leggo quotidiani, non li sopporto.
Ho con
me solo Topolino, se vuole...prego! -
Il signore
dal cappello bianco rimase sorpreso da tanta gentilezza
e dal suadente
suono della voce ma comprese che l'altro non aveva capito
o forse
peggio, fingeva di non aver capito.
Strani
rumori presero a spostarsi nel suo stomaco. Dannazione si stava
inquietando.
La fronte e le mani cominciarono a sudare e la sua voce usciva decisamente
incerta, quasi balbettante.
- No...ora
mi spiego. Vede, ero seduto qui prima e stavo leggendo..cioè voglio
dire
avevo intenzione
di leggere..oh sto facendo confusione..intendo dire che ho lasciato il
giornale qui, su questa panchina mentre ero a prendere il gelato.
L'ha per
caso veduto? Non l'avevo nemmeno aperto. -
E mentre
spiegava le sue ragioni, con il dito, indicava l'esatta posizione di dove
il giornale avrebbe dovuto essere.
Il
signore dal cappello marrone si fece serio.
- Non penserà
di certo che...-
- Oh no
per carità non penso niente, chiedevo solo. -
- Hm, interessante,
replicò il nuovo venuto facendo segno al signore dal cappello bianco
di sedersi sulla stessa panchina, il giornale fisicamente dovrebbe ancora
essere qui dal momento che nessuno l'ha spostato. Credo anche che il tempo
necessario per prendere il suo gelato sia stato breve. Non c'e vento forte
ora. Se fosse volato via se ne sarebbe accorto. -
- Certamente,
certamente, ribadì subito il signore dal cappello bianco quasi eccitato
dalla logica disarmante del signore dal cappello marrone. Il giornale doveva
essere per forza nello stesso punto dove l'aveva lasciato.
- E quindi
cosa ne pensa? -
- È
difficile, rispose l'uomo dal cappello marrone, bisognerebbe stabilire
con esattezza il momento in cui il suo giornale è scomparso o per
meglio dire, quando sembra sia scomparso alla nostra vista. Un attimo e
tutto quello che ritenevamo essere certo, non è più! L'unica
cosa che mi viene in mente, ma la prego non s'inquieti, è che inavvertitamente
mi ci sia seduto sopra.
- Già,
esclamò il signore dal cappello bianco, onestamente non vedo altra
spiegazione. Lei è così convincente, così razionale.
Si vede che è un uomo di cultura che conosce le cose, che sa come
spiegarle soprattutto.
Oh che
testa, per un attimo ho pensato.. non ci faccia caso la prego. -
Il signore
dal cappello marrone lo guardò negli occhi e ne avvertì tutta
la pena,
il disagio
interiore che poteva provare e finalmente decise di aiutarlo alzandosi.
- Caro
signore, permetta che esprima un mio concetto.
Quando
qualcosa non va e c'e la possibilità d'una verifica dobbiamo effettuarla
immediatamente.
Quindi
ora mi alzo e vado a dimostrarle o almeno spero, che il giornale non si
è mai mosso da qui. -
Detto questo
si alzò di scatto.
Lo so che
l'atto dell'alzarsi di per sé non necessita di una particolare descrizione
ma per capire fino in fondo lo stato d'animo del signore dal cappello bianco
dobbiamo dire che lui avvertì quest’azione al rallentatore.
Gli apparve come un replay calcistico alla televisione. Interminabili instanti
quando i tuoi occhi cercano disperatamente la verità e s'aspettano
il peggio.
Appena
fu in piedi entrambi esclamarono:
- Eccolo
lì! -
Infatti,
non poteva essere possibile altrimenti.
Il signore
dal cappello marrone si chinò immediatamente e prese il giornale
e provò
a rimetterlo in piega. Niente da fare. Non c'era verso.
- Sono
mortificato, proseguì tentando di giustificare quanto era successo,
non so
come sia capitato. Un giornale non è un biglietto del tram, avrei
dovuto
accorgermene.
La prego mi scusi -
E così
porse il giornale all’incauto signore che non vedeva l'ora di rientrarne
in possesso.
- Grazie...non
si preoccupi, può capitare. -
Rimasero
in piedi l'uno di fronte all'altro giusto il tempo per stringersi la mano
e
come spesso
accade, da un piccolo incidente, può nascere un senso di simpatia,
quella
simpatia spontanea che esiste tra la gente comune e che talvolta apre le
porte
ad una
grande amicizia. L'uomo in fondo è un animale sociale.
- Perché
non legge il suo giornale qui mentre anch'io potrei godermi in santa pace
il mio Topolino dividendoci la panchina?
L'idea
parve buona e così sedettero sulla stessa panchina nella quiete
ancora assoluta del parco.
Il sole
cominciava a penetrare tra i rami ed un vento appena avvertibile
muoveva
leggermente i fogli del giornale. Che sensazione di pace e tranquillità
pervase
i due uomini che ora sembravano godere appieno di tutto quello
che questa
stupenda mattinata primaverile stava offrendo loro.
3 - La pipa
- Mi consente
di fumare la pipa? -
Chiese
il signore dal cappello marrone.
- Ma prego,
faccia pure, non mi disturba affatto. Anch'io sono stato un fumatore di
pipa ma ora ho smesso. -
E qui s'interruppe
perché gli venne in mente che una delle ragioni fu proprio un altro
doloroso
e necessario taglio alle sue debolezze per far quadrare il modesto bilancio
ogni mese più disastroso dell'altro.
Ma le cose
si sa, non vengono mai sole ed un altro piccolo ma noioso problema
si rivelò
quasi subito.
Il signore
dal cappello bianco avvertiva uno strano odore levarsi dal giornale.
Cominciò
dapprima ad emettere strani suoni dal naso come un cagnolino quando fiuta
qualcosa e muoveva i suoi occhi continuamente cercando in punti non ben
definiti. Girava la testa, guardava il suo vicino, poi il giornale
ed anche la pipa.
Forse non
c'erano dubbi: quello strano odore sembrava venir fuori proprio
dal giornale
ma poteva anche provenire dalla pipa poiché il vento,
seppur
a regime di brezza, soffiava proprio in quella direzione.
- Mi scusi..che
tabacco usa?-
- Oh il
migliore, ovviamente! -
- Ne sono
convinto, ma..non sente nessuno odore? -
- E di
cosa? È un tabacco profumatissimo e lei che è stato un fumatore
dovrebbe
averlo avvertito. Oh che sbadato forse le da' fastidio. La spengo subito
-
Spense
la pipa e la batté più volte sul bordo della panchina per
svuotarla
del contenuto prima che l'altro potesse dire qualcosa.
A questo
punto l'imbarazzo del momento si fece sentire pesantemente
perché
il signore dal cappello bianco seguitava a sentire quell'odore farsi sempre
più
deciso
e persistente.
- La prego,
le darebbe fastidio annusare questo giornale solo per un istante. -
- No certamente,
ma almeno me ne spieghi il motivo.
- Solo
una curiosità, mi sembra abbia un cattivo odore ma vorrei sentire
la sua
opinione
-
Così
il giornale passò di mano e fu annusato con estrema cura, più
volte,
pagina
per pagina. È difficile saper attendere quando ci aspettiamo
il conforto
della ragione su di una cosa che noi sappiamo essere vera o siamo convinti
che sia.
Un profondo silenzio accompagnò tutta la delicata operazione d’annusamento.
- Allora
mi dica, non sto più nella pelle. Non mi faccia attendere oltre.
-
Il signore
dal cappello marrone si voltò e lo guardò fisso negli occhi.
Era sua intenzione volergli restituire il giornale ma forse per distrazione
o forse perché preso dal discorso, in effetti, lo teneva ancora
saldamente nella mano agitandolo come per dare il tempo alle sue parole.
Ma così facendo, con il giornale, assestava piccoli ma decisi colpetti
ai pantaloni del signore dal cappello bianco che a sua volta tentava disperatamente
di evitarli o quando occorreva, provava con goffi gesti delle mani a pulirli
velocemente come per evitarne il contagio.
- Mio caro
signore, questo giornale, a parte il contenuto, non presenta alcuna anomalia,
tutto al
più potremmo dire si avverte un forte odore di petrolio. -
Il signore
dal cappello bianco ammutolì.
Prese il
giornale piegando il labbro inferiore sulla parte superiore della bocca
mostrando
il disappunto ed il forte dubbio che ancora aveva dentro di sé
e riprese
ad annusare il giornale con maggiore intensità
- Se insiste
in siffatta maniera, finirà col non sentire più nulla
Sa meglio
di me che tentando di sollecitare il nostro olfatto
finiamo
col perderne la proprietà di sentire gli odori. Accade la
stessa
cosa con i profumi. Almeno mi dica cosa sente.
- E’ questo
il mio problema...è ..che non oso dirglielo.
- Suvvia..non
si faccia pregare -
- Ebbene...
-
- Ebbene?
-
- Di merda
signore...sì, è proprio questo l'odore che sento!-
Il signore
dal cappello marrone rimase esterrefatto. Non proferì parola su
questo dramma umano che si stava consumando su di una semplice panchina
di un parco pubblico in uno stupendo inizio di primavera.
- Mi faccia
pensare, Lei è certamente una persona attendibile
si capisce
subito. Cordiale. Aperto Non credo s'inventerebbe
una storia
simile. Sta di fatto che purtroppo io mi ci sia seduto sopra
ed al suo
posto potrei anche avere un sospetto poco simpatico nei miei riguardi,
lei capisce
..cosa intendo dire. -
- Ma ci
mancherebbe altro. Una persona come lei, così distinta, educata
e così colta.
Si capisce
anche dal tono della voce. Dimentichi quanto accaduto.
Probabilmente
mi sono sbagliato Forse questo vento delicato si è portato appresso
qualche
lontano odore, nulla di più. -
Il signore
dal cappello marrone non parve soddisfatto e continuò.
- Vede,
caro signore, io la comprendo. Se fossi al suo posto
penserei
altrettanto. Vorrei tuttavia dirle che sono al di sopra
d’ogni
sospetto e sa perché? Non lo sa di certo ed è per questo
che intendo
spiegarglielo. Questa mattina, come tutti i giorni del resto,
dedico
molto tempo alla pulizia del mio corpo. Secondo le stagioni
posso preferire
il bagno alla doccia o viceversa ed oggi, vista la stupenda
giornata,
ho deciso per la doccia. Ma che doccia! Le ragioni per cui mi lavo
così
a fondo sono complesse. Ora mi spiego. Ho un bisogno assoluto di sentirmi
pulito
per guardare meglio la vita e la società che abbiamo attorno. All'aumentare
delle idiozie che ascolto ogni giorno aumenta il tempo che dedico alla
cura del mio corpo.
Se continua
così finirò per passare il resta della mia vita al bagno.
-
E finalmente
l'imperturbabile signore dal cappello marrone si fece una gran bella risata
contagiando il suo vicino che prese a ridere anche lui.
- E dunque,
riprese subito, desidero che lei non abbia nessun dubbio su di me.
Ma come
affermavamo all'inizio, quando c'e un problema e abbiamo la possibilità
di verificare,
toccare con mano la verità anche se scottante bisogna farlo subito
e come lei, giustamente, mi ha chiesto di fare con il suo giornale ora
io le propongo formalmente di verificare. Mi sottoporrò al suo giudizio.
-
Il signore
dal cappello bianco rimase per qualche secondo perplesso.
Guardava
intensamente lo sguardo fiso ed impenetrabile del signore dal cappello
marrone per cercare di capire. Effettivamente non poteva negarlo, un'ombra
di dubbio
seppur
impalpabile era presente nella sua mente e l'unica soluzione era disfarsene
subito.
- E come?
- Esclamò.
- Semplice,
rispose l'uomo dal cappello marrone, là dietro, vede? -
Ed indicò
un punto dove alberi e cespugli li avrebbero perfettamente ben nascosti
anche se il problema di essere visti non si presentava perché il
parco era ancora semideserto.
Si alzarono
pressoché nello stesso tempo e s'incamminarono risoluti e con passo
deciso fino al cespuglio.
4 - Il cespuglio
Giunti dietro
al cespuglio il signore dal cappello bianco si sentiva fortemente imbarazzato
mentre l'altro non mostrava il minimo segno di disagio.
- Bene,
esordì fermamente il signore dal cappello marrone, ora vado a spogliarmi
e potrà rendersi conto che in nessun modo avrei potuto contaminare
il suo giornale. Suvvia, si liberi di pregiudizi e smetta d’avere quel
volto così contratto, non stiamo commettendo un delitto. Talvolta
è necessario superare alcuni preconcetti per capire, per conoscere
meglio, per sapere. Vivere nell'incertezza e nell'ignoranza è una
grave colpa dell'uomo che non aiuta di certo a migliorarsi od a tentare
di farlo. -
Detto questo
si portò le mani alla cinta aprendola disinvoltamente e si calò
dapprima
i pantaloni
poi le mutande fino a che il suo sedere tondo non fu perfettamente
visibile.
Dobbiamo
aggiungere a questo punto che il signore dal cappello bianco si sentiva
fortemente
intimidito ma si rendeva anche conto che quella era la prima volta in vita
sua che,
in qualche modo, gli era stata data, per uno strano caso del destino, la
possibilità di esprimersi liberamente senza che lui avesse chiesto
di farlo
Avanzò
fino a portarsi a ridosso del signore dal cappello marrone che per la verità
cominciava
a sentire un certo fresco venire dal basso. D'altra parte erano da poco
passate
le otto del mattino e sebbene fosse una splendida giornata l'aria non era
ancora
ben temperata.
- Vorrei
pregarla di eseguire quanto stabilito nel più breve tempo possibile
perché
non le nascondo che sento un fastidioso freddino disturbarmi anche la
schiena.
-
- Oh si
figuri, sarò brevissimo, disse il signore dal cappello bianco chinandosi.
Si trovò
così, davanti al suo viso, un sedere tra l'altro ben fatto, con
scarsa peluria
e la pelle
completamente aggrinzita dal vento fresco che in quel momento decise
proprio
voler spirare da quella parte.
Si piegò
sulle ginocchia ed iniziò la sua fase d’annusamento esplorando
minuziosamente
ogni parte della possibile area incriminata.
Passarono
lunghi ed interminabili secondi per entrambi dopo di che il signore
dal cappello
bianco si alzò con non poca fatica, in fondo non era più
tanto giovane.
Rimase
per un po' sui suoi pensieri mentre guardava quel signore che tanto
gentilmente
si era offerto, comporsi nei suo abiti in modo discreto con gesti lenti
e misurati.
- Ebbene?
-
Lei è
immacolato, signore -
- Era una
cosa che già sapevo. -
- Lei profuma
come una rosa, proseguì il signore dal cappello bianco, grosso modo,
se avessi chiuso gli occhi avrei potuto giurare fosse un sedere di donna
appena
uscito
da una vasca da bagno dopo una buona dose di talco alle parti intime. Mi
perdoni per aver soltanto sospettato-
- Sono
lieto, lo interruppe il signore dal cappello marrone, che lei si sia tolto
il dubbio
che tanto l'assillava, anche se a questo punto, avendomi coinvolto
nella sua
vicenda, sento di farne parte e mi sto chiedendo se lei continuerà
a sentire
quell'odore o se realmente quell'odore è nel giornale e sono stato
io a non
averlo avvertito. Chi può affermarlo? No..non per chiamare Pirandello
in una
storia come questa per carità, ma dobbiamo pur dire che è
realmente vero
quel che
a noi sembra vero. Così è se vi pare, giusto? E ancora,
potrebbe qualcuno accettare od imporre una realtà distorta, essendo
coscienti che lo è, e dopo spingerla verso la finzione che lo sia
o non lo sia secondo le circostanze. Od anche, raggiungere od imporre una
realtà oggettiva scegliendola fra quelle realtà più
o meno possibili e farla poi apparire accettabile, per tutti! -
Il signore
dal cappello bianco tacque. Cercava disperatamente di ricucire nel suo
cervello
l’ingarbugliato interrogativo del signore dal cappello marrone ma non ci
riusciva
e per un istante gli parve d’essere a contatto con uno di quei paranoici
simpatici,
ciarlieri ma ai quali è bene non prestare molta attenzione quando
parlano.
Intanto
il parco aveva cominciato ad animarsi ed un'ombra si stava avvicinando
furtivamente
verso la panchina, praticamente a pochi metri dal cespuglio!
-
Dannazione, bisbigliò il signore dal cappello bianco con la voce
stretta fra i denti, siamo stati scoperti. Oh che vergogna! - I suoi pensieri
velocemente gli inviarono immagini terrificanti. La televisione, i giornali
con la sua foto nella pagina dedicata alla cronaca locale. Titoli cubitali
infamanti e gli vennero in mente i suoi conoscenti ed i pochi amici rimasti.
Sarebbe voluto morire in quello stesso momento.
- Stia
giù o si farà vedere, disse con decisione ma sottovoce il
signore dal cappello marrone. -
-
Va bene, lo sto facendo, ma chi può essere? Sembra sorto dal nulla.
Che facciamo? Che suggerisce?
- Nulla!
Stiamo fermi in silenzio e non si agiti. Vediamo quello che succede!
I due si
misero sulle ginocchia e protetti da una favorevole rifrazione della luce
potevano
osservare non visti.
Un signore
dal cappello rosso mattone si muoveva con naturalezza ma sembrava non trascurare
nulla. Guardava a sinistra ed a destra ed intanto si muoveva verso il centro
in direzione della panchina. Appena giunto si mise seduto.
- Chissà
cosa farà del giornale, disse piano il signore dal cappello bianco,
poi aggiunse,
oh.. voglio proprio ridere se lo prenderà in mano, non credo vorrà
portarselo via. -
- Non c'è
niente da ridere, disse serio il signore dal cappello marrone, un furto
è sempre un furto. Peraltro sono convinto che lei non riderà
molto perché lui il suo
giornale
lo leggerà e non sentirà nessun tipo di odore, glielo assicuro.
Conosco questo tipo di gente.
A questo
punto il signore dal cappello bianco sentì d'avere in mano una possibilità
D’aver
ragione dell'altro sul piano dell'intuizione e si fece coraggio tentando
una
scommessa.
Pur essendo sicuro di vincerla si sarebbe tenuto sul basso per così
dire per i suoi già noti problemi di pensione. Un gelato sarebbe
stato una buona idea.
- Vogliamo
fare una scommessa? Un gelato per esempio -
- Va bene,
mi piacciono le scommesse. In cosa scommettiamo? -
-
Io dico che proverà a prendere il giornale per leggerlo soltanto
o per dargli giusto un'occhiatina, quando poi si renderà conto dell'odore
cattivo, lo lascerà dov'è e se ne andrà -
- Hm..
non ne sono convinto, affermò il signore dal cappello marrone molto
seriamente. Lei e’ troppo ingenuo. Per me le ruberà il giornale
in ogni caso. Qui si arrestò come se stesse affinando il suo pensiero.
La sua fronte divenne corrucciata come lo era all'inizio. Uno sguardo lucido,
freddo ed impenetrabile. Dopo qualche secondo proseguì. Ribadisco
che le ruberà il giornale e sono sicuro che non sentirà nessun
odore, puntualizzò, e aggiungo che andrà via tranquillamente
senza nessuno scrupolo, contento dell’opportunità che gli si è
presentata.
I due si
tesero la mano a suggello della scommessa e sempre restando sulle loro
ginocchia puntarono lo sguardo sulla panchina come se dovessero effettuare
un photo-finish senza l'ausilio d'una macchina elettronica. Nulla doveva
essere trascurato. Ogni movimento sarebbe stato registrato dai loro occhi
e vista la natura della scommessa avevano inconsapevolmente messo in palio
due modi diversi di pensare, di vedere le cose e nessuno dei due, gelato
a parte, avrebbe perso questa scommessa volentieri.
5 - Il regalo
Il signore
dal cappello rosso mattone dava l'impressione di volersene stare seduto
sulla panchina e da quello che si poteva vedere sembrava non prendersi
cura affatto del giornale che di tanto in tanto veniva spiegato dal vento.
Anche i due, nascosti dietro al cespuglio, potevano udire, quasi chiaramente,
il gradevole rumore di carta stropicciarsi
e dava
loro una sensazione di mare, di spiaggia quando sonnecchiando si ascolta
il rumore di qualche settimanale enigmistico lasciato cadere sulla sabbia.
Il signore
dal cappello rosso mattone seguitava a guardare da tutte le posizioni.
Evidentemente voleva assicurarsi che non c'era nessuno nelle vicinanze.
Da lontano alcune famiglie con i loro figlioli cominciavano ad animare
il parco e le grida festose dei bambini quando corrono erano già
udibili a lunga distanza.
Improvvisamente
la sua mano s'allungò sul giornale e vi si posò sopra tenendola
aperta e ben ferma mentre con piccoli e nervosi spostamenti ne tentava
un avvicinamento
verso di sé.
Poi si
portò la mano al viso per placare un fastidioso prurito alla punta
del naso.
Subito
la sua mano si fermò e prese ad annusarla moderatamente come se
avesse scoperto un odore diverso da quello che si aspettava.
- Glielo
dicevo io, gongolò il signore dal cappello bianco, l'ha visto anche
lei, con i suoi occhi. Avevo ragione dunque. -
- Aspetti
- rispose freddo il signore dal cappello marrone.
Intanto
il signore dal cappello rosso mattone si voltò dalla parte del giornale
e cominciò a guardarlo con un certo sospetto. Finalmente si decise
e lo prese, poi lo aprì e anche lui fece un profonda e meticolosa
analisi del giornale. Poi s'alzo e si voltò verso il cespuglio ma
non per guardare nella direzione dei due uomini nascosti, piuttosto sembrava
stesse prendendo una decisione. Lo riaprì nella speranza si fosse
sbagliato ma purtroppo non c'era niente da fare e questo lo s'intuiva dalle
smorfie di disappunto che faceva col naso e con la bocca. Allargò
quindi le braccia e fece il gesto di rimettere il giornale sulla panchina
ma si arrestò e cominciò di nuovo a pensare. Assunse un volto
estremamente dubbioso che ai due uomini dietro al cespuglio apparve come
il volto di uno studente degli anni duemila volto a risolvere un quiz di
storia o di letteratura. Poi allargando le braccia disse:
- Mah!
-
Fece quindi
un alzata di spalle e si mise a camminare verso la parte opposta leggendo
tranquillamente il giornale e scomparve subito dietro un nuovo steccato
in allestimento.
I nostri
due, ancora dietro al cespuglio, presero a guardarsi con sguardi interrogativi
e curiose smorfie della bocca. Lentamente tornarono a sedersi sulla panchina.
- Siamo
pari mio caro amico, sospirò il signore dal cappello marrone, abbiamo
perso
entrambi
per un’inezia. Non avevo previsto tutto. Ah...la mia doccia! Sono stato
ingannato
dal mio stesso senso del pulito. Oggi ho imparato qualcosa. Non
immaginavo
si potesse raggiungere tale bassezza. Voglio dire, ero sicuro che le avrebbe
rubato il giornale e questo per l’esperienza che ho della vita ma non avrei
mai immaginato l’avesse fatto in presenza di tale odore che a quanto è
parso
doveva
essere realmente pungente e doloroso. Incredibile. Una minuzia non prevista
mi ha indotto
in errore.
- Già,
una minuzia, fece eco mestamente il signore dal cappello bianco, ero sicuro
che non l'avrebbe rubato. -
- Dovrei
avere più fiducia nella gente. Se l'avessi creduta sin dall'inizio
o avessi preso in più seria considerazione le sue parole sarebbe
stato meglio.E’ proprio vero! L’uomo si abitua a tutto. Persino l’incredibile
è una modesta opinione. -
Intanto
il parco si stava riempiendo di gente. Il gelataio riprese a percorrere
il viale principale mentre venditori ambulanti di palloncini già
distribuivano sorrisi colorati per poche migliaia di lire.
Il signore
dal cappello bianco si alzò dalla panchina.
- È
stata una gran bella mattinata, a parte tutto, ma ora preferisco tornare
a casa.
Non amo
molto la confusione.
- Oh..se
per questo anch'io e seppure a malincuore mi stavo accomiatando. Il fatto
è
che con la confusione si finisce per perdere il filo e confondiamo le cose,
vorrei
inoltre
esprimerle un mio concetto sul...-
- No, la
prego, lo interruppe risoluto il signore dal cappello bianco con un mezzo
sorriso, ho già imparato molte cose da lei, finirà col farmi
fondere il cervello. Magari facciamo la prossima volta. -
- Oh certamente,
rispose ridendo il signore dal cappello marrone, lo so, lo so che parlo
troppo e dovrei imparare a misurarmi. Ad ogni modo deve dire che sono contento
d’averla conosciuta. Lei è davvero un uomo simpatico e prima d'andare
vorrei, se lo gradisce, farle un piccolo omaggio.
- Ne sarei
lieto. Rispose incuriosito l'altro mentre un bambino correndo gli si aggrappò
ai suoi preziosi pantaloni che lui, abbozzando un sorriso, riassestò
subito.
- Bene.
Ecco qua. Legga qualcosa d'intelligente e mi creda si può imparare
molto
leggendo
Topolino. -
- Non vorrei
approfittare, è il suo giornale preferito. -
- Avrei
piacere lei lo leggesse. Io lo leggo da anni e ne ho una vasta collezione.
Credo continuerò ancora per molto. -
Si strinsero
la mano e si sorrisero come due vecchi amici.
La giornata
stava mantenendo la sua promessa, il parco si era già riempito di
gente e il signore dal cappello bianco si diresse verso l'uscita.
Appena
fuori passò di nuovo accanto all'edicola, salutò cordialmente
l'edicolante e gli augurò buona giornata. Fatti alcuni passi decise
di aprire il giornalino a fumetti.
Sfogliò
qualche pagina, per istinto avrebbe voluto odorarlo, un gesto coatto forse
ma fu distratto dalla prima vignetta, sorrise e si diresse verso casa.
FINE
FATTO DI
CRONACA LIBERAMENTE ADATTATO
Era morto probabilmente e questo
l'avevano capito quasi tutti i passanti, anche il vigile che stendeva la
mano destra, tesa come un arco, verso l'uomo che si raccoglieva al centro
di una grande piazza come un'ape morente.
Gli automobilisti, come il solito,
quando un vigile muove le braccia per indicare la giusta direzione a chi
finalmente può sfogare la sua rabbia quotidiana sul motore, non
avevano capito niente. Pensavano fosse arrivato il loro turno e sfrecciarono
come frecce lanciate da un arco verso la loro strada.
Il caso volle che la loro strada,
per uno strano scherzo delle cose, andasse ad incrociare perfettamente
il poveruomo come il centro rosso d'un bersaglio per archi. Le macchine
avanti ovviamente furono le prime ad arrestarsi, poi, nello spazio di pochi
secondi, la piazza fu completamente paralizzata. Gli automobilisti cominciarono
a chiedersi cosa fosse successo.
Qualcuno già pensava alla
fine del mondo, altri, un pò più realisticamente, ad uno
scherzo od alle riprese d'un nuovo sceneggiato televisivo. Centinaia di
teste umane si potevano intravedere in linea retta all'altezza del tetto
delle macchine.
Ma cosa succede? - Chiese gentilmente
una signora.
-Non saprei - Rispose un signore
che grazie alla sua altezza poteva vedere meglio di altri sebbene le immagini
non fossero ben distinte e rivolgendosi poi distrattamente alla signora:
- Forse una pubblicità
o i soliti radicali con qualche referendum da proporre, non si capisce
bene. -
La signora ringraziò sorridendo
e richiuse il finestrino.
Nel frattempo un parroco mattiniero
che aspettava il bus dall'altra parte della piazza (non è dato sapere
perché non avesse la macchina) s'incuriosì e s'incamminò
verso il poveretto che a stento riusciva a respirare pressato com'era dalla
folla circostante. Appena lo vide si rese subito conto della gravità
della situazione ed era già pronto a propinargli l'estremo sacramento
quando cominciò a nutrire dei dubbi. Si portò a pochi centimetri
dal volto dell'uomo, poi gli accarezzò la testa e gli diede un affettuoso
buffetto sulla guancia più per deformazione professionale che per
altro poiché era anche il periodo delle cresime e gli mise in bocca
una caramella quindi con voce paterna bisbigliò:
- Ma che caro - ed andò
via immediatamente.
Un altro automobilista si rivolse
ad un signore che per l'occasione
si era fornito di un binocolo:
- Mi scusi, lei riesce a capire
cosa diavolo sta succedendo?
- Ho visto un prete proprio ora
andar via, rispose cortesemente l'altro, suppongo un uomo morto ma potrei
sbagliarmi.
- E per un morto stiamo perdendo
tutto questo tempo?- Esclamò meravigliato il primo,
poi mettendo le mani attorno
alla bocca per amplificarne la voce urlò con quanto
fiato aveva in gola: - PORTATELO
VIAAAAAAAAA. -
Intanto il poveretto si trovava
al limite delle forze, annaspava, soffocava. Con le mani tentava di fare
dei cenni alle persone che l'avevano chiuso come in un cerchio formato
esclusivamente dai loro visi. Voleva dir loro di scansarsi un momento per
respirare meglio ma le sue braccia non riuscivano a tenere alti i movimenti
delle mani che ricadendo sul corpo davano l'impressione che le sue intenzioni
fossero del tutto diverse. Sembrava volerli chiamare tutti a sé
come per dire qualcosa, forse una sua ultima volontà, un segreto
o in ogni caso qualcosa d'importante.
Le persone si chinarono tutte
insieme formando così un effetto Pantheon di Agrippa
e l'uomo poteva a malapena vedere
la luce dall'unico pertugio che veniva creandosi allorché tutte
le teste furono all'altezza del suo viso.
Alcuni di loro aspettavano le
sue parole mentre tentavano anche d'incoraggiarlo, altri,
con i soliti buffetti per richiamarlo
alla vita, gli agitavano la faccia come un fazzoletto.
Finalmente con un filo di voce
l'uomo riuscì a parlare:
- Per pietà tenetemi la
testa un pò alzata, ho vertigini..mi sento morire. -
- Ma quale testa alzata, disse
uno di loro che sembrava conoscere molto bene le tecniche di rianimazione,
qui ci vuole un cuscino e le gambe devono stare alzate per far affluire
il sangue al cervello. Presto un cuscino, gridò, certo dell'aiuto
di qualche anima santa. -
Infatti, il cuscino arrivò
quasi subito e tutti cercarono di mettergli il capo nella
posizione più idonea.
L'uomo sembrava stare meglio
e voleva tentare un timido ringraziamento quando uno di loro prese a pigiargli
con forza la fronte per portargli la testa più bassa del cuscino
e suggeriva con voce tuonante ad un altro signore:
- Presto, presto le gambe..su
..su.. ancora più su -
L'uomo che purtroppo non sopportava
questa posizione si sentì sull'orlo
del trapasso.
- Avete del limone...qualcuno
per caso ha un limone? - Gridava sempre quello che probabilmente era uno
del volontariato urbano che sapeva il fatto suo.
Si sa, in macchina abbiamo di
tutto e presto anche un limone ed un temperino
passando di mano in mano giunsero
all'uomo che si stava dannando l'anima
per mantenere in vita il povero
disgraziato il cui colore sul viso stava passando
dal pallido al ceruleo.
- No..il limone no..mi fa venire
l'acid..- provò a mormorare l'uomo ma non poté finire
la frase perché il suo
salvatore lo ammutolì subito.
- Stia zitto, risparmi le energie.
Apra la bocca...su da bravo..apra la bocca ... -
Ci vollero due persone per aprire
la bocca al malcapitato che ormai si era deciso
a tenerla serrata come una cassaforte.
Appena la bocca fu aperta sentì una
grossa fetta di limone incastrarsi
attorno ai suoi denti e con la pressione che veniva
esercitata dall'alto era costretto
a deglutire gocce di fresco ed aspro limone per non
strozzarsi.
Gli automobilisti intanto cominciavano
a perdere la pazienza. Il caso stava prendendo
troppo tempo. Le macchine in
fondo erano certamente le più svantaggiate e qualcuno
già tentava una scalata
sul tetto della propria automobile per vedere se qualcosa stesse
migliorando.
- Vede niente? Chiese un
automobilista trafelato. Sono in ritardo Dio mio. Il
capoufficio me ne dirà
delle belle oggi -
- Qualcosa riesco a vedere, disse
un signore che aveva finalmente guadagnato la vetta della sua macchina.
-
- Cosa c'è dunque? - Chiese
l'altro sempre più interessato.
- Mah ..le dirò, vedo
molta gente che si agita. Forse stanno linciando un sindacalista
od un politico non si capisce
bene. Dannazione sono controsole e non riesco a vedere
perfettamente. Eppure tutto lascerebbe
pensare ad un ferito, probabilmente un uomo
che sta male. Vedo un andirivieni
molto frenetico. Stanno sicuramente aspettando
un'autoambulanza. -
- Cosa? Saltò su l'altro
che immediatamente uscì come una furia dalla macchina
urtando purtroppo un'altra vettura;
dopo le scuse di circostanza con un sorriso a
denti stretti, anche lui come
il signore precedente trasformò con le mani la sua bocca
in un megafono e urlò
disperatamente:
- PORTATELO VIAAAAAAAAAAAAA!
-
Il nervosismo si sa è
contagioso e già si cominciavano a sentire i primi clacson.
Prima uno poi un altro, infine
tutti.
Il rumore assordante come un
effetto boomerang colpì gli stessi automobilisti
che dopo una trentina di secondi
raggiunsero l'accordo comune di smettere quasi
tutti nello stesso tempo.
Il caos divenne impressionante.
L'autoambulanza era realmente arrivata ma
sfortunatamente dalla parte opposta
della piazza ed a colpo d'occhio i due
infermieri compresero che sarebbe
stato meglio provare un disperato tentativo
di aggirare la piazza stessa
passando per vie traverse.
Il poveretto intanto peggiorava
di secondo in secondo.
Rosso in viso e con la mani alla
gola che sembravano volerla strappare, cominciò
a provare qualche timido tentativo
per alzarsi ma non ci riusciva perché ogni qualvolta
provava veniva automaticamente
trattenuto dal farlo e respinto verso il basso.
Si sentiva soffocare e cominciò
a recitare tutte le preghiere che conosceva nell’attesa
dell'incontro che presto gli
avrebbe rivelato il significato della vita.
Finalmente un sapiente, un dottore
diciamo, era apparso a pochi metri dal
gruppo. Sembrava un personaggio
uscito da un film di Leone. Occhi piccoli, barba
appena accennata ma incolta ed
un mezzo sigaro stretto tra i denti. Guardava al
gruppetto di persone come ad
un qualcosa che si vuole fulminare. Con un rapido
gesto della mano si portò
la sciarpa attorno al collo come fosse stato un poncho
e con passi estremamente lenti
cominciò ad avvicinarsi.
Tutte le persone che si trovavano
accanto al poveretto
si scansarono d'istinto al suo
procedere, una dopo l'altra, lentamente, mentre lui
ne favoriva il defluirsi con
ampi gesti delle braccia in atto di aprirsi un varco.
- Largo alla scienza, esordì
con voce ferma ed imperiosa ma, nello stesso tempo,
pacata al punto giusto tanto
da incutere un rispetto assoluto come di uno che non
consente nessun'altra risposta
alternativa. Bisognava solo obbedire.
- A me non piace la gente che
gioca con le vite umane. Ho subito l'impressione
che si stia parlando dei dottori
delle unità sanitarie locali e questo mi provoca
un prurito tra le mani e tra
i denti, ma se mi promettete di togliervi dai piedi
con un paio di prescrizioni ve
la caverete. -
La gente attorno all'uomo ancora
sdraiato per terra stava già sfollando e finalmente
il sapiente riuscì a raggiungerlo,
ormai si trovava ad un solo sguardo da lui.
Si chinò e gli prese il
polso della mano sinistra tra l'indice ed il pollice e facendo
un ampio gesto rotatorio con
il braccio dove aveva l'orologio cominciò a contare i secondi. Quindici
interminabili secondi poi gli tolse il limone dalla bocca e gliene illuminò
l'interno con una lampadina tascabile per studiare a fondo lo stato della
gola.
Gli osservò a lungo gli
occhi ed anche il sacco congiuntivale, poi aprendogli completamente la
camicia già semiaperta appoggiò il suo orecchio al centro
del torace e si fermò di colpo.
Le persone che per prime avevano
prodotto il massimo sforzo per mantenere
l'uomo in vita chinarono la testa
sconsolatamente ed avevano voglia di piangere. Alcuni di loro portarono
le mani al cappello per toglierlo in segno di rispetto ondeggiando mestamente
il capo.
D'improvviso il sapiente s'alzò,
si diede una spolveratina all'abito e sentenziò:
- Quest'uomo sta meglio di me
e di voi messi insieme. Gli ha solo fatto male la colazione, poi rivolgendosi
all'uomo nello sbigottimento generale, lei non deve più fare colazione
di mattina, birbante! - E come tutti gli accarezzò la guancia con
un altro buffetto in segno d'affetto e se ne andò.
L'uomo aveva ormai realizzato
perfettamente che non sarebbe stato capito da nessuno e con tutte le forze
che gli erano rimaste, si alzò cercando di evitare ogni possibile
aiuto esterno. Si spostò verso la fine della piazza dove c'era il
marciapiede e si appoggiò con le spalle al muro.
Non voleva disturbare più
nessuno. Voleva soltanto morire in pace e così si lasciò
cadere lentamente scivolando lungo il muro.
Talvolta nelle situazioni più
strane, anche le più incredibili, accade quello
che nessuno può prevedere.
Una specie di sortilegio che inganna la storia dell'uomo
e la ripete sin dall'inizio del
tempo. Un fascio di luce blu, accecante, aveva avvolto l'uomo che ora appariva
diverso; era tanto luminosa quella fonte di luce da far apparire quasi
in penombra il resto della piazza.
Da una macchina un signore uscì
e con le mani giunte iniziò a pregare a voce alta.
Una signora da una macchina accanto
alla sua tirò giù il finestrino e chiese:
- Ma che è accaduto? Perché
prega?
- Un miracolo signora. Stiamo
assistendo ad un miracolo! -
- Oh ...non sarà mica
qualche Madonna piangente! In tanti anni che passo
in questa piazza non sapevo ci
fosse una statua della Santa Vergine. -
- No signora, infatti, non c'è,
rispose con voce greve il signore che tra l'altro si era
anche inginocchiato, qui non
si tratta di salsa di pomodoro o di vernice rossa.
Mia cara signora questo è
un miracolo con i controcoglioni, mi creda. Non ho mai
visto nulla di simile in tutta
la mia vita. -
Dal fascio luminoso un bellissimo
angelo prese l'uomo per mano e lo condusse
verso il centro della piazza
e gli donò un arco ed una freccia.
- Sei tu forse l'angelo
dei miei sogni, della mia sete di giustizia? Io sono solo un uomo
e potrei sbagliare. Cosa vuoi
ch'io faccia? -
L'angelo non rispose e scomparve
in un lampo lasciandolo avvolto in quella nube
di mistero abbagliante da non
poterla guardare se non per brevi istanti.
Nessuno fu in grado di capire
cosa fosse successo realmente ma tutti avvertirono che
qualcosa di straordinario era
accaduto ed uscirono dalle macchine a mani giunte.
Il tempo si era come fermato
e si propose nella mente di tutti come l'unica realtà
viva che muove tutte le cose:
la giostra di un fato ineluttabile che gira costantemente
attorno allo stesso asse.
L'uomo, sempre avvolto da quel
fascio luminoso, avanzo' lentamente fino a
raggiungere di nuovo il punto
da cui era partito, poi, con uno sguardo terreo, freddo ed
insensibile, puntò il
dito indice della mano destra sul vigile che involontariamente
aveva causato tutto.
Il vigile lo guardò e
prese a sudare. Aveva le mani ed il volto bagnati di sudore.
- Io non volevo, non sapevo.
Mi son trovato a fare il vigile d'improvviso.
In realtà sono un carpentiere,
non mi trovo al posto giusto. Dammi un'altra possibilità-
L'uomo non rispose e mentre il
filo della paura scendeva coma una lama affilata
lungo la schiena di tutti, armò
l'arco con la freccia.
- Resta immobile - tuonò
al vigile.
Il vigile si fermò e lui
lo colpì al centro del petto.
FINE
UP