UNA MIA FOTOGRAFIA ELABORATA
AL COMPUTER

CANTORE:
UOMO DI MEZZA ETA’
POETA:
UOMO DI COLORE
PESCATORE:
GIOVANE NAZISKIN
ESTELLA:
GIOVANE DONNA
ANGELO:
RAGAZZA
UN BAMBINO
La stanza di un uomo solo: studio, con una biblioteca, lettino ai piedi di una parete, il lavabo. Sulla destra una porta separa lo studio dal salone. Di fronte alla porta, una finestra si affaccia sul lontano panorama. E’ quasi l’alba, la luce comincia ad illuminare l’ambiente e le cose in esso custodite prendono forma. Una scrivania, con la sedia che fa stare, chi è seduto, con le spalle alla libreria, davanti allo scrittoio due sedie. Un uomo è seduto in atto di dormire. Verso il fondo, lontano dalla scrivania, un armadio, un tavolo con tre sedie, dove Il poeta ed il pescatore siedono assorti nei loro pensieri. Una musica corale sale lentamente: Il cantore si sveglia
CANTORE:
Devo essermi
addormentato. (Va verso il lavabo per lavarsi il viso) Non
c'e acqua. L'avranno tolta. Che strano lavandino! Non è il mio questo!
(Cammina
verso il tavolo per prendere l'accendino e le sigarette ma non vi riesce).
Devo stare nel mezzo di qualche sogno! Spero di svegliarmi subito. Non
amo i sogni, non li sopporto. Non servono a niente. Dovevo preparare qualcosa,
non ricordo. Il mio lavoro forse. Devo scrivere. Sono un cantore io. Ma
cosa canto? Oh la mia testa, devo avere bevuto.
CORO
Se io ti do un
fiore, se io ti do un fiore
CANTORE
Chi vuole darmi
fiori? Oh mio Dio devo svegliarmi.
(L'angelo entra
dalla porta e si dirige spedito verso il tavolo in fondo. Dalla sedia
prende una valigia
e la poggia sul tavolo poi siede. Il cantore si raccoglie il viso
tra le mani).
CORO
Se io ti do un
fiore, se io ti do un fiore, se io ti do un fiore.
CANTORE
Ancora fiori
per me? Vi ringrazio ombre della mia mente, nascoste ai miei occhi.
Io non do fiori, semmai dovessi donarne uno è solo perché
ancora voglio amare. Andare lontano e vedere se c’e ancora posto per te
o per me e per chiunque ami il tuo nome, per quel sei. Ma come e dove trovare
fiori nel buio dei sentimenti, nel vuoto dei miei silenzi, nella rabbia
di vendette incompiute? Potessi allungar la mano e cogliere tutti fiori
del mondo li regalerei a te, amor mio, atteso da sempre. Li metterei ai
tuoi piedi e ti chiederei di darmi amore, anche solo per il tempo restante
ai fiori per seccare ed imputridire come tutte le cose.
CORO
Se io ti do un
fiore.
CANTORE
Anche lo schiaffo
e l'insulto mi farebbero raccogliere fiori e tra i petali nasconderei il
peggiore dei veleni perché il mondo che mi circonda possa respirarne
l'aria e sparire in essa. Se io ti do un fiore non sempre è perché
amo. Se non so cosa fare per far nascere il rosso colore della vergogna
sulle tue gote, ti do un fiore. Ti offro segno d'amore per farti del male.
Per rendere la tua notte insonne e costringerti a pensare alla forza che
io ho e tu non possiedi.
POETA (Senza
muoversi dal tavolo)
Ma bravo!
CANTORE:
Chi ha parlato?
POETA: (
si alza e si dirige al tavolo centrale e siede).
Io ho parlato!
Mi hai chiamato. Sono venuto.
Da' ai fiori
una parola d'amore
e loro verranno
da te scivolando sulla terra:
saranno petali
che cadono ai tuoi piedi.
Dietro ad una
cascata di fiori
c'e' sempre una
parola d'amore.
CANTORE:
Uhm! Cosa è
una poesia? Mi piacerebbe scrivere una poesia sui fiori.
POETA
L'hai già
fatto non ricordi? Non sei tu il cantore dei fiori? Così dicevi!
CANTORE
Onestamente non
ricordo e per dirla tutta non so nemmeno chi tu sia.
POETA
Va bene. La memoria
è corta. Il vino deve averti fatto male. Ti aiuterò a ricordare.
Oggi sono andato
nel paradiso dei fiori
ed ho visto
quante sofferenze e dolori
gli uomini
dedicano a Dio.
Avevo con
me le lacrime dei tuoi giorni
e la delusione
del tempo che hai vissuto.
Ho raccolto
tutto nelle mie mani tremanti
e tutto
ho seminato nella terra del perdono
poi ho
acceso una sigaretta ed ho atteso.
Qualcuno
chiese:
- Pensi
che stia facendo qualcosa per te?
- Non so,
risposi avvolgendo i miei rimpianti
in una
nuvola di fumo.
Prima di
andarmene ho visto lacrime
tramutarsi
in sorrisi
ed il paradiso
dei fiori arricchirsi di nuovi colori.
Centinaia
di petali ed un profumo senza fine.
Ho raccolto ancora lacrime,
le ho donate al Cielo come pioggia
ed ho visto le Sue pietose braccia raccoglierle.
- Mio Dio, dissi, non posso credere che Tu
trasformi in fiori le pene degli uomini.
E la Sua protettiva mano scese su di me.
- Infatti, non sono Colui che lo fa.
Solo chi mi ama e crede in me
può vedere questi fiori
e tu li hai visti.
Torna dalla donna che ami.
Dille che oggi i fiori del dolore
hanno coperto le mie braccia
con la fede del tuo amore.
CANTORE:
Lasciami pensare
amico mio. Mi ricorda qualcosa. Devo aver scritto una poesia del genere,
ma non rispecchiando la mia realtà non posso ricordarla. Io non
sono mai sincero quando scrivo. Sono solo parole. E' un modo per passare
il tempo.
POETA :
E sei sincero
ora? Se non sei sincero quando scrivi forse lo sei quando parli o devo
pensare che ogni cosa fai sia lo specchio deformante della tua anima, che
riflette in malo modo quel che di buono è in te? Piuttosto credo
che tu abbia fallito in qualcosa o che qualcosa non sia venuta da te dal
mondo che ti circonda voglio dire. Sei troppo vestito. Protetto.
Difeso. Sì, caro mio, troppe difese ed alzi il tiro per non abbassare
la guardia, non in segno di sconfitta o di resa per carità, ma di
accettazione, di semplice umana accettazione. Non è poi una vergogna!
CANTORE:
La vergogna!?
Non mi vergogno mai io.
POETA:
Sì che
lo fai. E molto spesso. Molto più di quel che pensi.
CANTORE:
Probabile. La
vergogna può essere anche un sentimento d'amore sottile come lo
stelo di un fiore, come il suono di un flauto. Acuto come un sibilo di
vento e tenero come la lacrima di un bimbo che l'accompagna per ricordargli
il sapore del dolore. Se ci vergognassimo tutti un po' forse, forse il
mondo sarebbe diverso. E' l'assenza di vergogna, mio caro amico, che ci
rende peggiori della iena quando va in cerca di carogne.
POETA
Sei inguaribile,
senza speranza. Sono stanco di perdere tempo con te.
CANTORE
Perché
ce l'hai con me? Cosa ti ho fatto. Non ti piace nulla delle mie risposte
dimmi, perché?
POETA:
Oh bella, il
cantore si arrabbia. Fammi godere della tua espressione che per quanto
ombrosa potrà apparirmi non mi ripagherà mai del male che
mi hai fatto; delle volte che mi hai spinto fuori di te a calci e sputi.
Quante e quante volte mi hai cercato e chiamato, per cosa? Ed io come un
imbecille ad aspettare che tu mi rendessi le poesie che ti stavo suggerendo.
Ma tu avevi altro da fare. (Si alza e raggiunge il cantore puntandogli
l'indice sotto il mento sfiorandolo appena) Vero?
CANTORE (Scansa
la mano del poeta delicatamente, ma senza toccarla. Lo fissa negli occhi
e rimane in silenzio.
POETA
Mi piaci quando
taci, perché sei come assente, dice il poeta che amo, ma che tu
non ricordi più. I tuoi lunghi capelli neri ed i tuoi occhi che
cercavano di cambiare il mondo. Gli anni del tuo ardore, della tua intemperanza
distesi come cadaveri all'ombra del niente. Parole e pensieri senza senso.
Tempo perduto, regalato a fantasiosi burattinai che semplicemente si divertivano
a venderti libri, libretti e librettini, resti di Marcuse e chili di ignoranza.
Giochi del potere mio caro che non cambieranno mai. Potevi spendere il
tuo tempo in un modo migliore.
CANTORE
Ricordi bene
le cose tu, ma dimentichi che la gioventù ti spinge a fare cose
giusto per il gusto di farle. Non c'era niente di serio allora come adesso.
Oh la mia testa!
Qualcosa deve avermi fatto male.
ANGELO (Si
alza ed apre un poco l’armadio giusto per prender dei fazzoletti di carta
e si avvicina al cantore).
CANTORE
Senti Poeta,
come posso svegliarmi da questo dannato sogno?
ANGELO (Non
prende nessuna parte attiva alla discussione, ma terge la fronte al cantore
più volte, con cura; mentre i due parlano, poi lo prende per mano
e lo spinge delicatamente a sedersi. Il cantore pur non vedendo l'angelo
siede. Dopo aver terso ancora una volta la fronte al cantore l’angelo gli
compone i capelli e torna al suo tavolo)
POETA:
Non lo so. Ho
pena per te e vorrei aiutarti.
Io sono un sogno,
solo un sogno
e non posso benedire
il tuo cammino.
Posso solo sperare
che il tuo tempo
sia libero da
ogni male,
dove le bianche
acque del tuo cielo
possano piovere
lacrime di gioia.
Posso solo pregare
Dio
perché
mai abbia a dimenticarti.
(Dissolvenza in chiusura, quando la dissolvenza sarà in apertura, al tavolo, insieme agli altri il Pescatore)
PESCATORE:
Ancora insisti
con il tuo Dio. Mi hai fatto due palle da spavento. E’ un po' che ti ascolto
e devo dire che hai un'abilità straordinaria nel tediarmi. Voglio
proprio vedere quando la smetterai.
POETA:
Non ci posso
credere. Sei qui. Finalmente ti vedo. E' una vita che aspetto questo momento.
Entrambi nello stesso sogno. Potrò finalmente guardarti in faccia
e sostenerti lo sguardo fino a fartelo piegare.
PESCATORE:
Oh no, credo
proprio di no, a meno che non vorrai trasformare in un incubo il sogno
di questo poveretto che gentilmente, magnanimamente, cortesemente ci ospita
e ci fa vivere. Io appartengo ad altri sogni e potrei tenerti a distanza
per tutto il tempo che voglio. Sono io che ti ho permesso di vedermi, coglioncello,
pretonzolo da quattro soldi. La tua poesia consegnala ai buonisti renderanno
sicuramente migliore il paese in cui sei nato. Con il tuo amore, poeta,
mi hai strappato tutte le fibre del cazzo ed io ci tengo a lui, non vorrei
non me lo facessi aver più dritto.
(Il pescatore si alza e voltando le spalle al poeta sembra guardare fuori dalla finestra; il poeta fa l'atto di avvicinarsi alla finestra, ma non può farlo e si ferma. Nel frattempo l'Angelo prende un bicchiere e dal lavabo lo riempie d'acqua poi si avvicina al tavolo dove siede il cantore e gliel’offre per bere. Il cantore beve come se il bicchiere fosse stato sempre là).
POETA:
Vigliacco.
CANTORE:
Con chi ce l'hai
?
POETA:
Forse con i mulini
a vento che girano,
girano e segnano
il tempo.
Il tuo viso è
segnato Cantore.
Fiori calpestati
perché altri hanno deciso
e tu hai piegato
il capo
rinnegando la
vita che ti era stata offerta.
Il tuo cuore
è segnato Cantore
da ferite che
non puoi rimarginare più.
Oh se avessi
guardato dentro di te
prima di affondare
le mani
nell'effimero
del nulla.
Amavi una donna
sola
e ne hai cercate
ed avute cento ed una,
volevi una sola
lira per vivere
ed hai cercato
ed ottenuto cento ed una lira,
avevi il dono
di dar fiori
e sei andato
a cercare gli alberi dell'infamia
dove appesi a
rami spezzati
hai lasciato
soffocare cento ed un fiore.
La tua vita è
finita Cantore
e non posso più
aiutarti.
PESCATORE (Avanza
al centro della scene interponendosi tra il poeta ed il cantore)
Ben detto Poeta,
non puoi più aiutarlo, levati dalle palle ora, grazie.
Allora Cantore
cosa mi dici del mare e della pesca. Era alto il vento ieri e le onde testarde
hanno rovesciato la tua barca. Come ti senti quando la barca della vita
fa acqua da tutte le parti e non hai tempo a riparar le falle?
CANTORE (Ignora
il pescatore e si rivolge al poeta recitando l'aria dell'albero nonostante
il pescatore faccia di tutto per interromperlo).
Oh poeta , poeta
non abbandonarmi.
Vedo quegli alberi
dove l'essenza della vita
era ben serrata
dai rami della mia anima
che sfidavano
la pioggia e il vento
cosa è
accaduto dopo?
PESCATORE:
Finiscila e guardati
nei miei occhi.
CANTORE:
Oh alberi eterni,
guardiani del
tempo della vita.
Ho affidato ai
vostri rami
il senso della
mia umana povertà
perché
voi potevate
distender le
vostra dita al cielo
e chiedere pietà.
PESCATORE:
Andiamo, finiscila
per favore. Sono sull’orlo dello schifo. Ti prego. Smettila!
CANTORE:
Ora che i vostri
rami
si piegano nella
lacrime amare
delle disattese
speranze
m'accorgo dell'essenza
dei colori dell'amore
una volta arcobaleno
della vita.
PESCATORE:
Basta! Basta
ti dico!
CANTORE:
E nei vostri
spezzati rami
intrisi di dolore
resta solo
l'acqua delle
mie lacrime
che raccolgono
e trascinano
quello che è
rimasto dei miei sogni.
PESCATORE:
Va bene. Hai
vinto. Mi hai battuto. Mi hai atterrato. Non ho più una goccia di
sperma attiva nel mio corpo. Mi viene da vomitare, da pisciare. Mi devo
sedere. (E si avvia verso il tavolo centrale sedendosi affranto, reggendosi
la fronte con la mano).
E' andato via?
CANTORE:
Non so, non vedo
niente, solo ombre di ricordi confusi.
PESCATORE:
No, parlavo del
Poeta. E' andato?
CANTORE:
Io non so nemmeno
cosa ci fate qui. Vorrei svegliarmi e non ci riesco, dannazione. La testa
mi duole. Ho un dolore al fianco. Per favore, Pescatore fa' qualcosa. Svegliami.
PESCATORE:
E' come posso
farlo ora? Ti ho svegliato tutta la vita Cantore. Se era per lui saresti
morto di fame. Avresti pietito pane e sale per saziare i morsi dell'inedia.
Io, solo io ti ho insegnato a pescare, coglione, ed oggi mi giri le spalle.
Non si vive di poesia o di fiori in un mondo come questo dove mani imbrattate
di sterco disegnano per te ogni giorno, ogni ora, ogni secondo che passa
il percorso da seguire e tu purtroppo sei stato pedina e alfiere
in quest’assurda scacchiera. Non hai mai capito quello che ho tentato disperatamente
di trasmettere alla tua coscienza. Invece di ascoltarmi hai voluto interpretare
e lo hai fatto nel peggiore dei modi. Su andiamo, siediti, non ti voglio
male io, è che sono deluso. Orribilmente deluso. (Il
cantore lentamente si dirige al tavolo e siede)
Non ho potuto
far niente per te ieri. Perché con mare di burrasca hai alzato le
reti? Non hai saputo fermarti questa è la verità. Denaro,
vizio e potere, mio caro Cantore dei fiori, ti hanno ridotto una bolla
di sapone scoppiata! Puffffffffffffff! Io ti presentavo la realtà
com'era. Non t'illudevo come l'altro. Ma il mondo, mio caro, spettava a
te guardarlo non a me . Il senso della misura, del limite delle cose spettava
a te averlo non a me. Io suggerivo soltanto: smetti di cantare, alza le
reti. Affonda le mani e prendi, tutto quel che puoi con ogni mezzo fin
quando puoi farlo. Quando “le lampare” indicano l'ora del rientro smetti
e goditi i frutti di mare presi e riposati. Ma non ti ho mai detto di fare
le reti con la pelle dei tuoi simili.
CANTORE:
Ma di quali reti,
mari e pesci vai farneticando? Io non so nemmeno muovere un dito in acqua.
Forse hai sbagliato sogno e persona. Non dovresti stare qui. Perché
non vai via?
PESCATORE:
Va bene, tu non
vuoi capire oppure ti piace giocare a non capire e onestamente non me ne
frega più. Ti sei fatto sezionare il cervello ed il mio compito
è fallito.
CORO
Se io ti do un
fiore. Se io ti do un fiore
PESCATORE:
Vuoi un fiore
Cantore? Lo vuoi il mio fiore? L'ho pronto nelle mani. Visibilmente bello,
e come profuma! Ha gli stessi petali dei tuoi occhi buoni e generosi. Vuoi
sapere dove l'ho colto? Tra le lacrime della gente che hai fatto piangere
che hanno fatto florido e ricco il tuo mare mentre tu passavi il tempo
con le baldracche d'alto bordo. C'e differenza tra l'avere il potere ed
usarlo poi come arma d'offesa. Hai fatto della tua vita il postribolo della
storia. Hai immerso le tue mani nei sentimenti degli altri per carpirne
la fiducia e ti sei messo a cantare. Ti ho protetto da sogni fatui ed ingannevoli
per tutta la vita ma non ti ho mai insegnato a pugnalare alle spalle.
Non potrai mai rimproverarmi per colpe che non ho commesso e come mi pento
d'aver spinto la tua barca.
Oh maledetto tu
sia mare
e maledetti
siano i lussureggianti pesci
che ti hanno
tolto il senno.
Tra le onde beffarde
che ti hanno
sputato in volto
hai opposto la
resistenza
che una foglia
secca oppone al vento
ed io mi sono
consumato
nell'ansia di
tirarti fuori.
Quello che non
sei riuscito a capire
mio caro dolce
paziente cantore di niente
è che
la vita non è una cosa seria
perché
non ci appartiene,
non c’e’mai
appartenuta
e mai ci apparterrà.
CANTORE
(Improvvisamente emette un lamento e si appoggia all'indietro,
alla sedia, mentre con la mano si protegge il fianco sinistro).
Oh... mio Dio...sto
male!
PESCATORE (Si
alza per soccorrerlo ma non può farlo: una forza lo trascina all'indietro
verso l'uscita a sinistra del palcoscenico. Intanto l'Angelo si alza e
cammina speditamente, verso il cantore. Gli presta le solite cure e con
le spalle alla platea. Gli apre di nuovo la camicia e poggia la mano sul
suo fianco per alcuni secondi. Poi si alza e si ferma in piedi dietro la
sedia con le due mani sulle spalle del cantore in atto di protezione)
Poeta... maledetto…
dove sei? Non ce la faccio a resistere da solo.
POETA:
Sono qui, dannazione
mi sento risucchiato. Cos'e' uno dei tuoi scherzi? C'e aria di burrasca
o che altro?
PESCATORE
No, sembra
una tempesta, poeta; ma il vento non l'ho alzato io. Lo stiamo perdendo.
Questo coglione vuole morire. Vieni qua e dammi una mano ma sbrigati o
siamo fottuti.
(Il poeta si alza
dal tavolo e raggiunge con difficoltà il pescatore, i due si aiutano
a vicenda per restare uniti).
Avanti fammi
vedere cosa sai fare non posso aiutarlo, tu puoi. Ma fa' presto.
(il pescatore fornisce
al poeta una penna e dei fogli sui quali fingerà di scrivere).
POETA:
Cosa debbo fare
ora?
PESCATORE
Lo vedi, da solo
non sei capace di fare niente. Su avanti scrivi una delle tue fottute poesie,
dagli uno dei tuoi fiori e vediamo quello che succede.
(Il
poeta si mette a scrivere velocemente, mette il foglio, dove ha scritto
la poesia, nelle mani del cantore che resta impassibile).
PESCATORE
Non funziona
Poeta, cosa hai scritto?
POETA:
La prima cosa
che mi è venuta in mente un inno alla vita. Forse dovevo scrivere
una preghiera?
PESCATORE
Ascolta Poeta,
quest'uomo ci sta abbandonando. Lascia stare gli inni alla vita e le preghiere.
Scrivi qualcosa che gli faccia nascere dei desideri. Non so, forse l'amore,
amerà ancora credo . Tutti abbiamo un amore che ci portiamo dentro,
Cristo. Spremi le palle e tira fuori qualcosa di buono.
(il poeta scrive
in fretta un'altra poesia e ripete la stessa azione, ma questa volta il
Cantore stringe il foglio al suo cuore a lentamente si alza, sorretto dall'Angelo
che lo lascerà da solo quasi subito, e reciterà la poesia
fingendo di leggere il foglio, lasciandolo poi cadere al centro del palcoscenico).
CANTORE:
Oh si… sì…
palpitante e vivo è
il desiderio
che mi spinge a vivere.
Coro:
S’io ti do un
fiore. Se io ti do un fiore.
CANTORE:
Profondo desiderio
di cieli aperti
dove puoi lanciare
le tue eterne illusioni,
tutto quello
che ancora rimane incompiuto
vive nell'angolo
oscuro della tua memoria.
Profondo desiderio
di acque limpide
dove tergere
ombre d'abbagliata giovinezza
e d'attesa, miseramente
finite in acqua stagnante
dove la certezza
del nulla vive nella tirannia del
vuoto in questo
mondo pagato solo trenta denari.
Profondo desiderio
di città vuote,
di campagne,
monti e valli infinite
dove non esisti
che tu amore terreno
forse fuggito
da un ricordo di Dio
o inventato soltanto
da un frammento
di sogni d'una
mente perfetta.
Profondo desiderio
di te
donna che m'accompagni
sulle creste
infuocate d'una terra ostile
dove il fuoco
e la nebbia
non possono nemmeno
scalfire
la scintillante
bellezza delle tue lacrime
quando dico che
è solo te che amo.
PESCATORE :
Uhm! Bel lavoro
Poeta, forse ci siamo.
ANGELO
Certamente. Avevate
dubbi?
PESCATORE
E questa da dove
sbuca? L'hai mai vista Poeta?
POETA:
Già! Non
l'ho mai vista E' la prima volta. Tu non sei un sogno lo sento. Cosa ci
fai qui?
ANGELO:
Il mio nome è
Speranza. Sono con lui da sempre. Non mi ha mai cercato, ma prima o poi
avrà bisogno di me.
POETA:
Speranza il tuo
nome.
Se nulla
avessi detto
con il nome d’un
fiore t'avrei chiamata.
Gote rosa come
d'aurora
e capelli che
fili d'oro
non potrebbero
far più lucenti.
Quale sospiro
di vento
sostiene il tuo
corpo così leggero
eppur inamovibile
al tempo?
ANGELO:
Sbagli, sono
più fragile di quel che credi. Piango sovente e non posso far molto
se non sono amata. L'ho protetto, per quel poco che mi è consentito
fare ma nulla di più.
POETA:
Ma sei un angelo
inviato da Dio? Lo hai mai visto? Esiste davvero?
ANGELO
Oh no,
non l’ho mai visto. Solo una luce infinita così bella e bianca che
occhio umano non può conoscere. Dio non si può vedere
perché non ha dimensioni e da sempre è in ogni parte
del tempo! Dio è in noi anche quando lo respingiamo
o non capiamo. La nostra anima solo riflette la Sua luce. Non c'e
bisogno di andar lontano. Noi nasciamo con gli uomini e moriamo con loro
per rinascere insieme nell'eternità.
PESCATORE
Senti Angelo
o Speranza o chi tu sia a me le chiacchiere piacciono poco. Perché
sei qui? Perché sei qui ora, voglio dire. Mi sembra strano che essendo
con lui da sempre nessuno di noi ti abbia mai visto. Ti sei nascosta
o cos'altro?
ANGELO:
No, perché
mai? Semplicemente, non avete voluto vedermi. Voi siete gli aspetti della
stessa persona e vi completate l'un l'altro. Nessuno di voi due potrebbe
esistere senza l'esistenza dell'altro. Ora potete vedermi perché
così lui vuole. Non è un caso che vi siate uniti prima in
un unico sforzo. La forza dell'amore terreno lo tiene legato alla vita.
Avrà bisogno di me, di voi e voi mi aiuterete.
POETA:
Credo di capire,
forse! Forse! Riuscirà a sentirti? A sentire il bisogno del tuo
richiamo?
ANGELO:
Non ho risposta
per te ma la tua domanda mi è di conforto. Ora devo andare.
(si volta e torna
a sedere al suo tavolo).
PESCATORE
Non per fare
la figura del coglione, Poeta, ma fai capire anche me. Cosa? Dunque…
POETA
Non ho capito
molto mio buon Pescatore, è una sensazione soltanto. Vedi, quell'Angelo
o chiunque egli sia ha bisogno di noi. Per anni ci siamo combattuti senza
sapere che io te, già io e te dovevamo allearci. Dovevamo trovare
un punto d'incontro e forse, forse avremmo potuto fare molto di più
insieme. Cerca di tenere ben presente che lui non ha mai ascoltato nessuno
perché poi, in fondo, ha agito per suo conto. Oh certamente
abbiamo influenzato tutta la sua vita poiché ne facciamo parte ma
probabilmente proprio perché disuniti, staccati, lo abbiamo confuso.
Poco fa ho seguito il tuo suggerimento ed insieme, bada bene, insieme lo
abbiamo salvato. Se è vero che io gli ho fatto rinascere il desiderio
di vivere è anche vero che tu mi hai suggerito cosa scrivere. Ho
sbagliato io a suggerirgli solo fiori come tu a prender solo pesci.
PESCATORE
Uhm! Non so.
Non mi appare molto convincente il tuo pensiero.
POETA
Noi apparteniamo
alla terra. Siamo i suoi sogni. Quell'Angelo non ha niente a che spartire
con noi. Lui è parte d'un mondo diverso. Non può fare quello
che facciamo noi come del resto noi non possiamo prendere il suo posto
e non perché sia un Angelo ma perché lui non è un
sogno. Lui è un altro tipo di realtà diverso da quella umana.
Lui rappresenta Il legame con l'Eterno e a noi questo concetto sfugge.
PESCATORE
Se cosi fosse
non avrebbe detto di chiamarsi Speranza o comunque avrebbe detto d'essere
stato
inviato da
Dio, cosa che ha negato. Quindi ...credo anche lui sia un sogno ma
di diversa natura.
A lui non interessano
pesci o fiori d’accordo ma esiste per un altro dramma: Il dilemma,
il dilemma atroce del significato del suo essere su questo mondo.
POETA
Però non
capisco perché avrebbe bisogno di noi. Noi viviamo la realtà
che ci è stata assegnata. Voglio dire noi facciamo parte di questo
segmento di vita e non di altri. Noi moriamo con lui e per sempre perché
siamo legati a quanto di questo mondo ha significato per la sua persona.
Se lui fosse stato un uomo diverso da quel che è realmente, noi
saremmo stati altri sogni, mentre l'Angelo sarebbe stato sempre lo stesso.
PESCATORE
Ben detto, è
vero. Ma è proprio per questo forse che ha bisogno di noi. Il nostro
compito sarà fargli capire quando il momento di fiori e pesci è
terminato ed il nostro pensiero volge verso l'unica realtà dell'uomo.
In fondo noi, non abbiamo nessuna colpa. E ieri...
POETA
Già ieri...pensi
ne sia cosciente?
PESCATORE
Penso di si,
anzi, ne sono certo. La presenza dell'Angelo lo prova . Ascolta.
Sento dei pensieri...qualcuno sta venendo.
POETA
Si, percepisco.
Allontaniamoci e lasciamo che le cose accadano, come vengono.
ESTELLA (Entra
come una catapulta. Si guarda intorno incuriosita, poi si allarma)
Oh che disastro!
Lo specchio!
Quanto tempo!
Dove sei?
Oh sei qui.
Uhm, che alito!
Cosa hai bevuto? (Posa la borsetta sul tavolo e siede. Apre la borsetta
e prende una trousse per il trucco e comincia a truccarsi)
Mah!... mi hai
cercata disperatamente e ti fai trovare ubriaco e addormentato?
Non sei cambiato.
Che tanfo! Apri la finestra qualche volta. (Si alza e va ad aprire
la finestra ma non si accorge della presenza del Poeta e del Pescatore
che sono seduti al tavolo. velocemente torna a sedersi al tavolo centrale).
Ohhh finalmente
un po’ d'aria fresca! Ti vuoi svegliare o no? Per me fai pure, caro! Se
non va a te di parlare figurati a me. Toh... una tua poesia. Quante me
ne scrivevi e quante promesse. Ne avessi mantenuta una! Devo ancora capire
cosa mi ha fatto innamorare di te. Non sei certo bello! La tua gentilezza
forse. Ma che dico? Sei così arrogante alle volte. Fastidioso. Borioso.
Ohhhhh ti vuoi svegliare o devo venire lì a scuoterti.
CANTORE
Oh la mia testa…non
urlare come tuo solito. Volevo vederti. Non sei cambiata neanche
tu. Bella come sempre. I tuoi capelli così morbidi al tocco delle
mie dita...
ESTELLA
Oh no no, mio
caro. La conosco questa musica. ...che come tenera rugiada posano... Credo
di aver letto queste tue parole persino nelle cartine dei cioccolatini.
Anche sotto questo aspetto non sei cambiato di certo. Avanti fammiti vedere.
Oh ma che brutta cera. Chi ti ha ridotto così?
Altra rugiada
su altri capelli o cos'altro?
CANTORE
Estella! ...
ESTELLA
Oh sì
Estella… Estella. Sempre pronta al tuo richiamo come una mamma buona
CANTORE:
Avevo bisogno
di te. Ho sempre avuto bisogno di te. Gli errori fatti sono il frutto della
tua assenza da tutti i luoghi. Ti ho cercato ovunque e mai una traccia
di te. Ho disperato più volte fino a negare la tua esistenza.
ESTELLA
Potevi guardare
un po' più vicino a te,
forse mi avresti
trovata.
Nelle mani del
tempo
dove i tuoi fiori
appassivano
giorno dopo giorno
mi hai spinta
fuori della tua vita.
Sostituita e
giocata
Forse prostituita
O magari scommessa
Con chissà
cosa.
Ed io ho pianto
Ho pianto tanto
Sicuramente una
goccia in più
Di quel che credi.
Hai spostato
il mio ruolo
E mi hai fatto
morire.
Che squallore!
E quanto triste
appare
La tua casa senza
di me.
Il mondo è
tuo cantore
fanne quello
che vuoi.
Bene, mi
hai chiamata, sono qui ora. Cosa vuoi da me?
CANTORE
Sei impietosa!
ESTELLA
Impietosa come
i tuoi occhi neri capitano?
La tua barca
affonda. Non è cosi?
CANTORE:
E da tanto tempo
che mi guardo
allo specchio
per vedere quanto
tempo è passato
dal mio ultimo
sguardo di gloria.
La vita è
il sospiro di un momento
Il capitano ama
la sua nave e la sua donna
Lo sguardo cha
ha per la sua donna
è lo stesso
che ha per la sua nave.
Quando la nave
sta affondando
il capitano afferra
il timone
con la forza
della disperazione
e chiama la sua
donna per nome.
Occhi di capitano
Il grande momento
di gloria
è vicino.
Vento ed acqua
sulla tua fronte
ti danno solo
tempo per dire ti amo.
Solo i tuoi occhi
capitano
solo i tuoi occhi
sapranno
cosa significano
le tue parole
quando la nave
affonda.
ESTELLA (Applaude,
poi si mette a ridere)
O, non penserai
che sia venuta per affondare con te.
Affonda da solo
se vuoi ma lasciami perdere. (Prende la mano del cantore e con estrema
dolcezza) Vorrei sapere chi o cosa ti ha cambiato!
CANTORE (Le
fissa lo sguardo senza rispondere. Dissolvenza in chiusura, ma le luci
rimangono basse, sino a quando appaiono due silhouttes. A questo punto
un lampo seguito dal tuono e da una musica monocorde e ossessiva che accompagnerà,
in sottofondo, il dialogo. Il Cantore si alza seguito subito da Estella
che all’avanzare dell’uomo indietreggerà. I due si fermeranno a
debita distanza avendo come punto di separazione il centro del palcoscenico.
L’angelo si alzerà dal tavolo e si dirigerà dietro le spalle
del Cantore. Occhio di bue sui due. Il resto, compreso Angelo, sarà
avvolto dalla penombra)
CANTORE:
Tu, la tua assenza
dal mondo.
ESTELLA
Quanti soldi
hai nel portafoglio?
CANTORE:
Mi hai illuso.
Mi sono illuso.
Ti ho dato ogni
goccia del mio sangue.
Le mie vene sono
secche.
ESTELLA
Credevi di poter
comprar tutto?
CANTORE:
Ho sputato sui
muri della mia città. Venduto il vestito di pelle. Ho barattato
Il mio credo, e tu non eri nemmeno nel meretricio delle periferie.
ESTELLA
Quanto vuoi spendere
per me? Più della tua vita o meno di quanto avresti dato
per avere una
trespolo al Potere.
CANTORE
Eri al di sopra
di tutto. Dall’ultimo grido di pietà urlato Al Padre all’ultimo
alito di vita nei campi di sterminio.
ESTELLA
L’ipocrisia è
sempre stata la tua arma migliore. L’hai usata per me, con me, contro di
me.
CANTORE
Ho lavorato.
Al mercato ho
comprato solo frutta
e mi sono addolcito
la bocca.
Da me otterrai
sempre e solo fiori.
ESTELLA
Mi hai partorito
ed allevato come tu volevi.
Sono una tua
invenzione.
CANTORE
Semmai solo invenzione
fossi stata
per chi il mio
cuore avrebbe palpitato?
ESTELLA
Cos’è
cominci l’attacco a fiori mentre io dichiaro picche?
CANTORE
Non ci penso
nemmeno. Che vuoi dire?
ESTELLA
Che la poesia
è solo una scopata mancata! Ti mancano le mie cosce o cosa?
CANTORE
Mi mancano mio
padre e mia madre.
Una città
buona, giusta e felice.
Il pane che mi
serve per vivere.
Il mio letto
e tu mia compagna
disperatamente
cercata e mai ottenuta.
Mi manca il dono
della fede di Dio
che non mi è
stato dato.
ESTELLA
Oh non parlarmi
di altre invenzioni.
La paura della
morte è pesante.
Serviti del tuo
Dio se questo t’aiuta.
CANTORE
Dio? Non l’ho
certo inventato io e non mi è mai servito a niente. Ma ascolta
dietro le tue
parole c’e la paura dell’infinito e del nulla. La paura del tempo
che non ha inizio
e nessuna fine, e non puoi comprenderla. Uno sguardo
al cielo, uno
soltanto, profondo, sempre più profondo. Quando avrai toccato
il confine che
ti separa da lui prova a fermarti se ti riesce.
ESTELLA
E una sfida?
CANTORE:
Oh No. Ho parlato
anche di te che sei andata via, sei scomparsa senza avvertirmi
lasciando a me
il compito di farti viva ogni giorno ed ogni notte perché il bisogno
di te è l’unico cibo della mia anima che posso comprendere.
Sei già eterna amor mio, vinceresti in ogni caso.
(Dissolvenza lenta
in apertura fino al massimo, mentre la musica sciama fino al silenzio.
Estella va, lentamente, verso il cantore, mentre l’Angelo poggia una mano
sulla spalla del Cantore).
ESTELLA
Cantore… Oh,
mio caro! (lunga pausa) ...caro… (Avvicina la mano al volto
del Cantore in atto di carezza, ma si ferma. Nel frattempo il Pescatore
ed il Poeta si avvicinano ai due e si mettono a girare attorno a loro con
passi lenti, in senso antiorario).
PESCATORE
Hei Poeta!? …Non
mi piace questa donna. Non la conosco. Tu?
POETA
Credo di si.
Si la conosco e molto bene. Credo anche tu la conosca.
PESCATORE:
Ti sbagli. Mai
coperta.
POETA:
Allora coprila.
Potresti capire qualcosa di più
PESCATORE:
Non me ne può
fregare di meno.
POETA :
Fa parte della
luce terrena che a lui mancava.
PESCATORE
… pensavo alla
luce dei soldi.
POETA
Perché
no alla luce di Dio
PESCATORE:
Oh no non diciamo
stronzate poeta, per quello c’e l’angelo hai dimenticato?
Io dico che lui
si è nascosto alla luce del sole prendendo per il culo me
e te. Poi ha provato a salvarsi e non trovando un cazzo si è messo
a fare il cantore di fiori e si è smarrito. Che coglione!
POETA
Come sei cieco.
Lui è già alla ricerca e presto, più presto di quel
che
pensi si spingerà
oltre il confine che a noi umani è stato posto e chiederà
La pace per..
CANTORE (gridando)
Andate via! Basta.
Basta. Non vi sopporto più. (Pausa) Non vi sopporto più.
ANGELO (Si
sposta verso l’altra parte del palcoscenico, i due rimangono intronati
come statue, mentre Estella si avvia verso l’uscita!)
ESTELLA:
Addio Cantore.
Mia forse è la colpa di non essere stata costante forse mai presente.
Ma tu ..tu ..dove eri? (Via)
CANTORE (Coprendosi
il volto e singhiozzando)
Ah!
FINE
PRIMO TEMPO
Dissolvenza in apertura,
nella stessa stanza del primo tempo, fino a raggiungere i colori dell’alba.
La finestra è aperta filtra una nebbia sottile. Il cantore in stato
di sonno. Il Poeta vestito con abiti tarlati ed il Pescatore vestito di
reti giocano a morra cinese, facendo molto chiasso. La nebbia diventa quasi
palpabile e rende l’atmosfera surreale.
ANGELO
E’ quasi l’alba!
(Si
avvicina al pescatore ed al poeta e con un segno li azzittisce.
Compie alcuni gesti
di pulizia sul tavolo poi dall’armadio prende un plaid e si avvicina al
Cantore che dorme, gli mette il plaid addosso. Prende il bicchiere, lo
riempie d’acqua, lo porta sul tavolo e siede accanto a lui; gli prende
la mano amorevolmente).
(Dialogo col Cantore dormente)
E’ l’alba.
Forse è
il momento più bello del giorno.
Perchè no?
Sbagli.
E’ un miracolo
che si compie ogni giorno.
Non solo nel
mondo che conosci
Ma in tutti i
mondi dell’universo.
Tutto muta e si
trasfigura
Come una perla
d’acqua lasciata al sole.
Non è mio compito, ne so quanto te.
Oggi molti come
me moriranno
Ma non ho paura.
E’ perché
l’umanità non sa ascoltare.
Se io avessi
le risposte che cerchi
te le porgerei
come si porge un fiore.
No. No. Sono con
te da sempre e da sempre ti accompagno ovunque. Ho assistito alle
tue vittorie come ai giorni della fame quando la tua anima si dissetava
di glorie di sabbia raccolte solo dai venti che ne spargevano le ceneri.
Il succo dei
pompelmi bagnava le rena e non c’era spazio, infinito o dimensione di tempo
dove non sia volata a cercare di calmare le tormentose maree che
piegavano le rocce e masticavano fermenti di effimera gloria.
Ho terso le tue
lacrime con le mani e ti ho servito vino dagli incolti vigneti sparsi nei
deserti del mondo. Vedi quante strade interrotte ai mie piedi? Mai
un lamento hai udito e per te mi son trascinata nei sentieri dell’impossibile
per calmare le tue angosce e paure. Ho accettato tutto per amore: dono
infinito che governa la perfezione che a me è stato donato per te.
Una sola. Una sola cosa ti chiedo.
Non disperare.
Sarò con te sino all’ultimo secondo della tua vita. Non disperare
mai . Fai forte
il dono della speranza umana e trasforma in certezza quel che io per certo,
non posso darti.
(Gli
accarezza il capo e si dirige al tavolo in fondo. Siede. Il pescatore
e il poeta riprendono a giocare a morra)
PESCATORE
3 … 4 …7
..5 ..
POETA
Ho vinto io
PESCATORE
5 … 2 …
9 … 3
POETA
Vinco ancora
PESCATORE
Che culo!
POETA
Lo vedo.
PESCATORE
3… 5… 8…
4…
POETA
Niente da fare,
amico mio, ho vinto ancora.
PESCATORE:
E che cazzo …riproviamo!
3 … 4… 7… 5…
POETA
Uhmm!
PESCATORE
Finalmente…
CANTORE (Si sveglia,
si alza in piedi, sbadiglia, si frega le mani) )
Brrr... ohh ...
che freddo! (Vede i due) Ancora qui! Che state facendo? Perché
quella finestra aperta? (Tenta di chiuderla, ma non vi riesce) Poeta,
chiudi quella dannata finestra, per favore, per favore… (L’uomo non
risponde) Perché non rispondi? Cosa pensi?
POETA
A nulla.
Non credo sia io la persona che ricordi.
CANTORE
Mi sento confuso.
Avevo un’ombra nella mente. Una ricerca disperata di qualcosa in cui credere.
Un sogno od un pensiero avuto. Una sostituzione d’immagine forse. Un corpo.
Un calco fatto di gesso dove puoi scrivere i tuoi dubbi e poi cancellarli
alla prima certezza.
POETA
Ehi, pescatore,
la nostra partita!
PESCATORE:
Aspetta, vado
a chiudere la finestra. Non hai sentito? Ha freddo. (Chiude la finestra
ma, improvvisamente, rimane intronato. Il Cantore lo guarda e rimane intronato
anche lui: sembrano due statue nella posizione più goffa e paradossale,
ma sono, uno di spalle alla platea, l’altro che guarda il Poeta. Dissolvenza
in chiusura, fino al buio. Subito si apre la dissolvenza con più
luminosità)
CANTORE (Senza
muoversi di un solo millimetro, come il Poeta dopo)
Credo di non
capire. Non mi conosci più? E i tuoi fiori? A chi li dai ora?
POETA (Mentre
parla va ora dall’uno ora dall’altro)
La crosta della
terra ne è priva.
Ci sono vulcani
in eruzione ovunque.
La lava.
La lava sta bruciando
tutto.
C’e anche moria
di pesci. Non perdi nulla.
Mi resta poco
da vivere.
Mi dissolverò
prima che il sole sorga.
La luce del giorno
non conserverà nemmeno il ricordo della mia immagine.
Pescatore vuoi
terminare questa dannata partita?
CANTORE
Ascoltami. Non
amo gli enigmi. Mi piace essere chiaro. Le tue sono parole senza senso.
E allora…
POETA:
Pescatore quest’ultima
partita. Vuoi continuarla o no?
CANTORE (Si
anima e parla deciso)
Poeta, poeta,
quale ghigno sottile vedo sulle tue labbra.
E’ uno scherzo?
Dimmi? Vuoi che mi spinga oltre?
Ti ho ascoltato
e sono stato deriso.
Ho piagato i
mie piedi camminando le braci ardenti del mio essere,
consumando la
vita nell’attesa di cose che non ho mai avuto.
POETA:
Perché
scambi per ghigno quel che è solo smorfia di dolore. Perché
incolpi me di delitti già compiuti nel nome dell’amore, come nel
nome di Dio? Non c’è terra che non ha pagato il prezzo del fuoco
dove i tuoi piedi si sono posati. Hai attraversato montagne
e navigato mari recando morte e distruzione ovunque. Ora vieni a chiedere
a me di nascondere… no! Non posso più. Non rendermi complice di
mani lorde di sangue che hanno spazzato via
persino il ricordo
delle cosa da amare e quella da seppellire nel muto silenzio del nulla.
Nelle notti d’orrore di sirene e rifugi bimbi tremanti con le labbra
straziate ancora chiedono pane!
CANTORE:
Tu devi essere
fuori di senno o stai barando e ad un gioco che io non conosco. Non erano
questi i fiori promessi, non li riconosco.
POETA:
Perché
non sono forse fiori i crisantemi che
poggiano su tombe
senza più nome?
Ha mai contato
le lacrime di ogni crisantemo
acquistato dai
tuoi fratelli
assiderati e
senza cibo?
Tutto tace ora
nelle terre lontane
dei desideri segreti
i più
orribili e nascosti
dove serpenti
hanno strisciato
su tappeti di
morbido velluto
dove hai giaciuto
compiacente,
permettendo ogni
genere di follia.
Non ci sono più
fiori rimasti su questa terra cantore
e tu ancora non
t’accorgi.
CANTORE (Guarda
il Poeta per qualche istante, poi si allontana in silenzio)
POETA
Allora, Pescatore?…me
la dai vinta la partita così la finiamo subito?
PESCATORE
Non ci penso
nemmeno. In che modo puoi sperare di vincere con me. (E ritornano a
giocare).
3… 5… 8… 4…
POETA
Hai vinto.
PESCATORE
Lo vedo, dai,
continua! 3 … 4… 7… 5… Ho vinto ancora e siamo pari ora.
POETA:
Facciamo l’ultima
e vediamo; ma stai attento perché se perdi…
PESCATORE
Oooh, non temere:
non perderò. 3 … 4 …7 ..
CANTORE
Ora basta, maledetti!
O vi spingerò fuori da quest’incubo infernale con tutte le forze
rimaste? Mi sveglierò e voi sparirete.
PESCATORE
Togliti di mezzo,
Cantore, e lasciaci finire. Troppo alta è la posta e non voglio
perdere. (Al Poeta. Dai, tu, gioca). 3… 4…
CANTORE
Ma cosa vi state
giocando, dannati!
(I due smettono
improvvisamente di giocare e lo scrutano come se volessero leggergli l’anima)
PESCATORE (Fissandolo
intensamente)
La tua vita!
POETA (C.S.)
La tua anima!
CANTORE:
La mia vita?
La mia anima? Nient’altro? Ooooh! Fate pure se v’aggrada. Io vi abbandono.
Per me voi siete fumati fino al gozzo e non posso perdere il mio tempo
prezioso… Perché io … già! Perché io... dovrei ricordare...
cosa devo fare? …dovrei ricordare…Chi sono.
POETA:
Non provarci
cantore!
PESCATORE
Vuoi che t’aiuti?
CANTORE:
Oh no, per carità,
li conosco i tuoi aiuti. Non mi frega più niente di niente. Di nessuno
e soprattutto di voi. Mi avete stancato. E va bene, devo aspettare . Mi
dovrò svegliare prima o poi.
POETA:
Oh da fronde
d’alberi di silenzi eterni il momento
viene, le speranze
dell’umanità in te sono riposte.
PESCATORE (Si
avvicina al Cantore e gli apre la camicia permettendo solo al cantore
di vedere)
POETA
Pietà
per lui!
CANTORE:
Oh! E’ dunque
vero? Sto morendo. Ora capisco.
Ma no, sto sognando.
E poi perché.
Devo fare ancora
tante cose.
Non voglio morire
ora. Mi sveglierò quanto prima
e tutto sarà
finito. Eppure perdo sangue!
Perché,
Dio mio? Quale orrendo delitto ho commesso?
E chi? Chi
ha potuto odiarmi a tal punto?…
a tal punto!?
Chi... chi sono dunque? Un mostro, o cosa?
PESCATORE E POETA
(Parlano
in coro con sarcasmo, mentre si accingono a riprendere a giocare, sempre
allo stesso gioco)
Oh! Peggio, peggio,
peggio, peggio (Con voce decrescente fino al soffio)
CANTORE:
Peggio di un
mostro? Oh! Vediamo, sono fors’io boia, inquisitore, spia? Ah, maledetti!
Che l’inferno v’inghiotta. Dunque sono io usuraio, ladro, assassino?
PESCATORE E POETA
(C.S.)
Oh, no! Peggio,
peggio, peggio, peggio… (Lo ripeteranno come una cantilena, modulandola
in crescendo e decrescendo, fino al parossismo)
CANTORE:
Cosa di peggio?
Son io regnante? No, nemmeno… Allora? Sono Poeta! Sono forse io poeta?
Non rispondi? Sono forse un uomo politico? Cosa di peggio ancora maledetti!
Cosa?
ANGELO (Si
alza dal tavolo e lentamente si mette dietro al Cantore in atto di protezione).
POETA
Cosa di peggio
chiedi ed ancor non indovini?
PESCATORE:
C’e una valigia
sul tavolo. Dentro puoi trovare i secoli
del tempo e tutte
le umane gocce di desolazione versata.
Corri cantore.
Corri a vedere cosa
nel tempo nel
nome tuo è stato fatto.
CANTORE (Si
avvia verso il tavolo dove è posta la valigia. Ha smorfie di dolore,
ma cammina dritto e deciso. Allunga la mano per prendere la valigia ma
l'Angelo è più veloce e con la mano compie un ampio gesto
sulla valigia. Quando il Cantore l’apre, essa è vuota)
Buffoni!
Sogni mendaci! Questa valigia e’ vuota. Di cosa andate parlando?
PESCATORE
Poeta che trucco
è questo? Cosa hai combinato imbecille. Perché ingannarlo?
Deve sapere!
POETA
Io non ho toccato
nulla né cambiato niente. Qualcun altro forse… non io ... Il nostro
compito è finito. Lascia che sogni quel che vuole!
PESCATORE:
E’ un trucco.
Uno sporco maledetto trucco. No! E’ stato spostato tutto nell’armadio!
E già! …E’ più capiente. Non gli permetterò che i
suoi sogni gli mentano. Cantore, apri quel fottuto armadio, ancora
conserva il profumo inebriante della verità di millenni. Voglio
uscire pulito dai tuoi sogni.
CANTORE
E sia! Vado a
vedere quel che già so di trovare. Cioè niente. Di cosa debbo
accusarmi? Pescatore, Poeta: figli gemelli di un incubo, doppio volto della
stessa moneta senza più valore ormai! (Fa per dirigersi verso
l’armadio, barcolla, cadrebbe disteso per terra se l’Angelo non lo
sostenesse prontamente, facendo l’ampio gesto con la mano sul frontale
dell’armadio, il Cantore apre l’armadio: è vuoto)
Contenti ora?
Niente, niente di niente. Assolutamente niente! In fondo io sono solo un
uomo. Ho provato a percorrere gli spazi a me concessi che dai sentieri
dell’anima si sono mossi alla ricerca del giusto. Sono caduto e mi sono
rialzato centinaia di volte. Tutto quel che ho fatto non è mai stato
voluto da me. Il volto degli eventi non ha la mia immagine. Riflette solo
quel che non sono stato capace di fare. Il volto del tempo è segnato
da mille rughe ed ognuna è l’opposto dell’altra, eppure si rincorrono
perennemente scambiandosi i ruoli che io ho subito. Cosa potete saperne
voi poveri sogni di bimbo che ho cercato di custodire, crescere nel
bene e nel male. (Si sostiene appoggiandosi con le spalle all’armadio,
parla a fatica, ma la voce è decisa) Sono un uomo dai sogni contrastanti
che si è confuso e suo malgrado ha spostato l’ordine delle cose,
ma sono sempre stato solo... solo!... Solo! Dentro questa disperata solitudine
che è il mio corpo che dovrò pur lasciare un giorno. Una
volta mi è capitato d’incontrare Dio,
nei sogni forse.
Signore, gli
dissi, sono venuto
in questa pineta
a cercarti
ma non ho trovato
nessuno.
Perché
dunque il mio destino
è così
vuoto d'amore?
Quante coppe
di amaro liquore devo ancora bere
prima che tu
venga ad aiutarmi.
Il Signore si
commosse e mi disse:
"Io ti ho detto
ti seguire la tua strada.
Tu hai scelto
questa pineta per venirmi a cercare.
Bene, mi hai
trovato!
Ora prosegui
senza pentirti delle scelte
se crederai ch’esse
siano state giuste.
Vai sempre diritto
senza ascoltare chi ti dirà
che stai facendo
bene,
senza ascoltare
chi ti dirà
che stai facendo
male...
a costoro risponderai
soltanto:
- Sto facendo
solo quello che credo giusto
per il mio destino
di uomo.
Sto facendo solo
quello che credo giusto
per non pentirmi
mai davanti a Dio
perché
dovrei ascoltare i vostri giudizi? –
Se proseguirai
in questo modo
mi troverai alla
fine del sentiero”.
Il sentiero,
però, si allontanava
con lo stesso
tempo dei miei passi.
- Signore, così
non ti raggiungerò mai
se Ti allontani
appena mi muovo, gridai. –
E Lui rispose:
Non fermarti
ad ascoltare i giudizi degli uomini,
togliendo a te
stesso il tuo tempo;
prosegui lungo
il sentiero che hai scelto
ed il tuo tempo
si unirà nel mio.
PESCATORE
Davvero commovente!
POETA
Ssssssss …zitto
.. qualcosa …qualcuno viene…
CANTORE
(Si stacca dall’armadio, come se si svegliasse dopo essere caduto in
trance e a fatica raggiunge il tavolo centrale e siede raccogliendosi il
viso tra le mani. L’angelo che non lo ha mai abbandonato lo segue e gli
si mette accanto).
BAMBINO (Entra
con un fiore in mano. Salterellando qua e là raggiunge il Cantore
e lo fissa negli occhi).
CANTORE:
E tu chi sei?
BAMBINO (Ride
come se singhiozzasse per la gioia contenuta. Prova a sedersi sulle ginocchia
del Cantore, poi ci rinuncia. Guarda la ferita sul fianco e continua a
ridere moderatamente).
Se io ti do un
fiore, tu che mi dai?
CANTORE (Lo
guarda con compassione commista a gioia. Poi si chiude il viso tra le mani
in atto di sofferenza profonda. Prende il Bambino e se lo stringe al petto).
Tu ... i tuoi
occhi... i tuoi capelli
Oh figlio della
mia anima.
Quanto male ..
quanto male t'ho fatto.
Perdonami… Perdonami
per averti ingannato!
ANGELO ((L’angelo
prende il fiore, accompagna il bambino verso sinistra dove sono il
poeta ed il pescatore e con amorevole gesto delle mani li spinge ad uscire.
Il bambino verra’ preso per mano da entrambi e lentamente usciranno.
L’angelo torna dal
cantore e prima di recitare "La leggenda della luce perduta" luci
in fade out illumineranno solo parzialmente l’angelo ed il cantore)
Se io ti do un fiore… Se io ti do un fiore…
ANGELO:
Aveva avvolto
la luce nell'ombra della notte,
per questo volle
vivere nel buio la sua vita.
E le ombre della
notte
lo coprirono
di pace e d'amore.
Ma stanco di
vivere il mutismo del silenzio
prese l'ombra
del sonno e la distrusse.
Perse così
sonno e quiete.
Si mise a cercare
le acque della vita
e loro lo accettarono
ad onde aperte
come braccia
d'amore.
Amato e cullato
dimenticò l'amarezza del tempo.
S'accorse presto
che l'oblio non rispetta mai
il pensiero della
storia e non riconobbe più se stesso.
L'onda che più
aveva amato
svanì
tra mille onde sorridenti.
Rifiutò
i loro sorrisi e lasciò tutto per cercare l'anima
nella coscienza
della verità.
Trovò
così braccia candide ed una bocca ardente
e l'amò
perdutamente sino ad annullarsi,
a sentire
suoni d'altri confini,
ad ascoltare
la promessa del cielo
all'alba
di un giorno che non ha più fine.
E il Sole
venne a lui alto e splendente
come non
lo era mai stato
come mai
l'aveva visto
e provò
vergogna.
Si chiuse
il viso tra le mani e tacque.
Non una
parola né un richiesto perdono
uscirono
dalle sue labbra.
Si voltò
solo quando la luce
illuminò
la verità che subito svanì.
Pianse.
Poi si
voltò al Sole e disse:
" Ti ho
ritrovata
luce calda
della vita
luce dei
miei sogni e della mente,
luce dei
miei pensieri e della volontà"
E il sole
della luce soffiò la forza nei venti
e di nuvola
in nuvola aggrappato a pianeti celesti
con la
disperata forza della suo essere uomo
raggiunse
il Sole e piegò le ginocchia.
Poi con
dita tese scrisse sulle pareti del cielo:
- Ho vanificato
la mia vita alla ricerca di niente
mi sento
perduto ora in questa immensità.
Chiedo
perdono. -
Il cielo
ebbe pietà e una nuvola bianca
la più
bianca tra tutte le nuvole bianche
accecante
ed inintelligibile come l'infinito
lo avvolse
nel Sole lo stesso Sole
che lui
aveva soffocato
e i suoi
occhi s’illuminarono di pianto.
" Chi sei
? "
- Sono
la luce della speranza di un mondo diverso
da quello che gli uomini conoscono,
non ho con me sicurezze per nessuno.
Sono la luce della verità
che spegnete ogni giorno.
Non ti offro certezza.
Cosa vuoi fare ora? -
(La scena finale e’ stata pensata ascoltando il finale dell’opera G.Tell di G. Rossini.
Il cantore e l’angelo saranno in una penombra molto decisa. La mano dell’angelo si avvicinera’ al cantore e la mano del cantore verso l’angelo. L’azione sara’ lentissima ed un fascio di luce bianca illuminera’ solo l’incontro delle mani che avverra’ a meta’ strada. Si fermeranno per pochi secondi poi il cantore portera’ il fiore al petto molto lentamente e abbandonera’ subito dopo il braccio stringendo il fiore nella mano. Occhio di bue soltanto sulla mano con il fiore.
Cantore e Angelo
sono solo due ombre che si stagliano, ingigantite sul fondale, da
spot che le dirigeranno da tutte le parti riempiendo l’intero fondale di
mani strette; poi un lampo e buio totale. Luce in sala).
FINE
UP