ISTINTO © (2000)

Prose poetiche - Remil



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S. Freud affermava che l'ES e' la piu' antica delle aree dell'apparato psichico dove il bisogno della soddisfazione immediata  del piacere genera tensione che viene vissuta come dolore.
L'ES, non avendo  punti di contatto con la realta' non riesce a scaricare le pulsioni e viene soccorso da altre figure componenti la personalita' umana.
Questa raccolta di prose poetiche e' un tentativo di dare voce all'ES, inteso come istinto primario, attraverso la manifestazione delle nevrosi.




Si ringrazia idealmente tutte le persone incontrate durante una terapia di sostegno per limitare i fastidi di un'ostinata forma d'agorafobia. Altre informazioni sono state raccolte da testi di psicologia e da biografie. I riferimenti a personaggi esistiti sono anche frutto dell'immaginazione dell'autore. Non si nasconde l'invito di guardare al problema psicologico come si guarda ad ogni altro impedimento che colpisce l'essere umano: un problema psicologico puo' avere la stessa valenza di quello fisico ed in alcuni casi superarlo in gravita' anche se non e' visibile. Dietro ad ogni volto c'e' un infinito di sentimenti da rispettare.
L'autore



ISTINTO
( L'urlo dell'ES)

A mia moglie
per l'amore e la fiducia
che ha sempre riposto in me.


1) L'ombra della notte
2) Parcheggiando
3) Il gusto dello champagne
4) Leggere al buio
5) Lady
6) La fame del desiderio
7) Insonnia
8) Il giorno bello
9) La legge della nona
10) Posta centrale
11) Dietro le palpebre
12) Vespro metropolitano
13) Il sorriso della gelosia
14) Il bacio perduto
15) Officina sud
16) Lui
17) Miei cari genitori
18 Vino vecchio
19) Lettera d'amore
20) Sabato in drogheria
21) Saint-Rémy
22) Telefono bianco
23) Bambolina macchiata
24) L'ultima lettera
25) Il puntino verde
26) Coazione
27) Lo sguardo
28) La sacca del silenzio
29) Sinfonia n.6 Op. 74
30) Buonanotte
31) Settimo - Non rubare -
32) Metropolitana
33) Preghiera
34) Dov'e' andata Anna?
35) Mental detector
36) Cuor di madre
37) Usher
38) Morire ancora
39) Raggio di sole
40) Il ponte sul fiume
41) Maddalena
42) Donna delle carte
43) Bisogno d'un pensiero
44) In attesa
45) Il posto giusto
46) O.T.I.S.
47) Il rumore
48) Introiezione
49) Calaf
50) Agora



L'OMBRA DELLA NOTTE
 

Marmo di Carrara
freddo come il ghiaccio
sotto i miei piedi di bambino.
Cieli aperti come nubi
squarciate da lampi.
La voce di Dio in un tuono
che ferisce le orecchie.
Il corridoio
immenso, lungo, interminabile.
Il freddo sotto i piedi
mentre la pioggia assordante
vuole sfondare il tetto della casa.
Le piccole mani,
tenere e bianche
come fiocchi di neve,
si stringono attorno
ad una piccola croce sul petto.
In singhiozzi una voce si muove
nel vento dei miei pensieri.
- Mamma -
Silenzio.
Di nuovo la mia voce
ti chiama in disperati tormenti.
Silenzio ancora,
avvolgente come i draghi
delle fiabe che mi racconti
ogni giorno.
La stanza da letto
illuminata da lampi
m'appare più grande.
L'ombra del drago
selvaggiamente
sul corpo di mia madre
in una danza mortale.

Madre mia
chi ferisce e tortura il tuo corpo?
Io
verrò a salvarti.

Chiunque tu sia
drago od ombra della notte,
affonderò le mie unghie
nel tuo cuore
e lo mangerò per pane.


PARCHEGGIANDO
 

Andate via,
non voglio vedervi.
Mi costringete in un cerchio
senza via d'uscita.
Fastidiosi come la noia,
ingombranti.
I miei piedi
sono prigionieri
di freno e frizione
mentre tento di fuggire
da questa città,
dal mondo.
Orme sulla sabbia.
Camminando deserti bagnati
riscopro l'essenza ancestrale
della solitudine
Miraggi.
Un’oasi di pace tra verdi palme
e gigantesche onde di latta
che t'avvolgono il corpo.
Il parcheggio è mio!
Non provarci nemmeno,
potrei ucciderti.


IL GUSTO DELLO CHAMPAGNE
 

Davanti a me
il bicchiere di champagne avanzato
con il colore delle tue labbra
ancora impresso.
Voglio chiudere gli occhi
ed ascoltare il rumore delle mie ossa
mentre le mani spezzano
secchi rami d'alberi
dimenticati dalla ragione.
Silenzi eterni
conservano l’eco dei passi
lasciati nella stanza.

Il sapore dello champagne
dolce e morbido
sulle mie labbra morbide
che succhio con lussuria.
D'improvviso un maledetto ragno
al bordo opposto del tavolo
mi fissa il volto.
Maledetta!
Sei ancora in questa stanza.
Perché non ti nascondi
dietro le montagne dei desideri
dove il mio sguardo
non abbia nemmeno il tempo
a vederti?
Ma io ti vedo ancora
tra ciminiere di metropoli
colorate di nero
come le vischiose zampe
di questo ragno
che paralizza la mia volontà.
I miei occhi semichiusi
riescono a percepire
l'orifizio delle tue parole
da cui filamenti
non si fermano di tessere
la ragnatela del vuoto.
Immobile,
senza respiro
mentre il ragno dei tuoi incubi
mi fissa lo sguardo.
Non ho paura di te.
Vieni,
vieni
ti offrirò da bere.
 
 
 


LEGGERE AL BUIO

Minuti 15
per scegliere un cd
Non voglio sentire musica.
Minuti 20
per un libro.
Minuti corti
uguali ai respiri d'un secondo
mentre come un idiota
rimango a guardare la biblioteca.
Non ho voglia di leggere.
Minuti 25
per cercare un film
degno d'essere visto.
Tarkovskij.
Bergman.
Fassbinder.
Non voglio frantumarmi
il cervello proprio adesso.
0re 3 e 15 minuti
di tempo perduto
nei meandri del tempo,
accanto ad un ricordo
che non è mai esistito.
Paradisi artificiali
ai poveri di mente.
A me è sufficiente
aprire la finestra
e porgere l'altra guancia
al vento caldo
di questa città calda
che m'offende e m'insulta
con i brividi d'un amore
che non ho più.
Luce spenta
ed il mio corpo
sdraiato sul divano.
Il click dell'accendino
dolce come una sinfonia.
La sigaretta al buio
può fare più luce
d'un sole malato
che illumina un pianeta morente,
insignificante
come il vagito d'un film attuale.
Ho il dono di saper leggere
i movimenti della sigaretta al buio.
Scrivo il tuo nome
tenendo la sigaretta stretta
tra l'indice ed il pollice.
Nel cervello parole d'acque eterne
che alimentano fiumi e poi il mare
mentre un oceano infinito
mi restituisce la vita.
Un pensiero, forse una storia
nasce nella mia stanza.
Sono vicino all'orgasmo.
Saper leggere al buio
è un dono divino.


LADY
 

Quale genio ha scolpito
la tua mente?
Scavalcare la storia
dell'uomo di secoli
a cavallo di spazi siderali
mentre Duncan
ancora nel letto
geme.

Quante mani
tentano di nettersi
ogni giorno ed ogni notte
sin dall'inizio del tempo
nella bolgia,
dei giochi di potere.
Chi si lavò le mani
per decretare la morte di Dio
e dell'uomo
non ebbe più pace
e tu potere terreno
ovunque uccida
le libertà e il rispetto dell'uomo
non taciterai mai
il sibilo urlante del vento
quando il vento fischia
paurosamente
nelle notti di tempesta,
trascinando nella neve
le molecole sparse
della tua anima.

Lady,
Lady
puoi lavarti le mani
quanto vuoi.
Ora
domani
doman l'altro.
Partorita da un genio perfetto
potrai lavarti le mani all'infinito,
il grido di Duncan
non ti lascerà mai.
 


LA FAME DEL DESIDERIO
 

Un piatto di spaghetti
ed una bistecca.
Piccola tovaglia bianca
come le cime innevate
delle Dolomiti.
Ho bisogno di spazi ampi
dove rotolare il mio corpo
e sentire le emozioni
di brividi lisci e sensuali.
Al centro il bicchiere
ed acqua minerale,
a destra una piccola mela.
Avverto la presenza
di piantagioni tropicali
ed ascolto l'insistente caduta
della pioggia tra verde fogliame
che si muove al ritmo frenetico
delle mie fantasie

Non ho fame.
Non ho mai fame.
Un crampo mi distrugge
mentre un tepido
raggio di sole invernale
mi ricorda arcobaleni celesti
che riflettono sorrisi mai avuti.
 


INSONNIA
 

Bianchi quadri rimasti
con i colori già riversati
su tele languenti
nello spazio temporale
dei miei pensieri.

Maniglie d'ottone
brunite dai sospiri
chiudono porte di legno
che aprivano appena
a spiragli sotterranei
di penombra.

Sul lago dorato
della tua pelle
ali immense di gabbiani
spostano le acque infinite dei mari
dove immergo detriti di pensieri
che mi vessano il sonno.

La notte
per dormire
devo riempire di vuoto la mia mente
per dimenticare ogni cosa.
Cancellare dalla memoria
l'insulto del tuo richiamo
e la targa sulla mia porta di casa
per non avere più nome.




IL GIORNO BELLO
 

Meravigliata.
Assonnata.
Guardavi il cielo.
Amavi la sua luce,
la sua promessa.
Era un giorno nuovo
e volevi fuggire.
Era il tuo problema,
la tua angoscia.
Il resto del mondo
era molto lontano
come il ricordo
del primo amore perduto.

Meraviglia!
La tua voce al telefono
con il giorno appena nato.
Andiamo verso la luce
dicesti,
la luce è vicino ai colli.
La radio annunciava l'orribile morte
d'un poeta vicino Roma
martoriato da balordi di periferia
e quasi certamente la nascita
di nuovi focolai di guerra.
Io pensavo alle Gitanes
dimenticate nella macchina.
Non fumavo sigarette francesi
e dovevo scendere per gettarle via.

La mia stanza sembrava
stringermi il collo
e la casa
un mantice che convergeva
sulla mia coscienza.
Non potevo resistere
con il cuore che voleva
uscire dal petto.
Ho preso un maglione
i miei jeans
e sono uscito come un pazzo,
seminudo,
nella strada,
con il freddo di novembre.
Quando sei arrivata
mi hai sorriso.
Ti ho sorriso anch'io
e di corsa
siamo andati via.


LA LEGGE DELLA NONA

Un urlo nella Tosca,
colpi di cannone
e questo è tutto.
Peccato, Mahler
non hai saputo aspettare
o forse eri distratto
quando si viveva d'arte.

Eppure le tue sinfonie
mi giungono al cuore,
mi torturano sottilmente
il cervello.
Sento sulla mia pelle
la musica del tuo malessere
mentre i pori si dilatano
per liberare le tensioni livide
che arrugginiscono e spezzano
l'essenza della mia linfa.
Perché non ti sei fermato ad otto?
Attendere è sempre
come morire quando
la mente sbadiglia
nel silenzio della
creazione mancata.

Beethoven, Bruckner,
Shubert, Dvorak
nomi che ti martellano
il cervello.
Nessuno di loro
ha potuto contare oltre.
Numeri che sembrano
controllare il destino dell'uomo
quando il pensiero della morte
ti siede vicino
e lo senti respirare accanto.
E' stato duro sopportare
la voce della paura
che ti sbiancava il volto
e la tua penna si è posata
sul pentagramma della nona,
alba d'un decimo giorno
rimasto incompiuto.
 
 


POSTA CENTRALE

Onde sinusoidali di caldo
sulla fronte,
parte del viso
ed attorno al collo.
Il sentiero per giungere
a destinazione è lontano
sempre più lontano.
Un serpente boa
forse un cordone,
una catena,
ci tiene uniti come schiavi.
Troppi alberi avanti
non si arriva mai.
Di liana in liana
volo sopra noci di cocco
che sembrano così strane
viste dall'alto.
Il riflesso di un lago
piove dal cielo
come una benedizione celeste.
M'immergo a pugni chiusi
abbandonando all'acqua
questo corpo
così sensibile
al respiro del vento
alle carezze d'amore
alla fame
al dolore.

Senza ragione
in una posta centrale
un uomo anziano
picchia con violenza
il vetro d'uno sportello chiuso
di colore celeste
come il riflesso d'un lago.
Poi s'accascia al suolo
gridando parole
di libertà e vendetta
senza senso alcuno.
 
 


DIETRO LE PALPEBRE
 

Le fessure della persiana
come mille labbra infuocate.
La luce richiama alla vita
l'energia che vive nel corpo
pronto ad esplodere.
Occhi che s'incollano
ostinatamente alle fessure
fino a ferire le pupille.
Quel che dopo resta impresso
è l'immagine in negativo
che si staglia
contro la superficie pietosa
delle mie palpebre
scese a calmare il dolore.

Una gabbia di fuoco,
una prigione nero rossastra
sfocata,
la smorfia di terrore
d’essere eternamente prigioniero
di me stesso
sono l'insostenibile sensazione
di non poter uscire dal  corpo
e liberarmi nel vento.
 
 


VESPRO METROPOLITANO
 

Spinto alle spalle,
anche di fianco,
la gente non ha pietà di me.
Un semaforo rosso mi ferma.
Non posso camminare,
è vietato.
Finalmente una chiesa aperta
nella periferia urbana
dimenticata da tutti.
E' l'ora del vespro.
Misuro attentamente
Il rumore lento e rispettoso
dei miei passi come
colpi di cannone ovattati.
Vorrei volare per non ascoltarmi.
Sciami d'api
gli sguardi della gente
che mi ronzano addosso.
Tutti guardano me.
E' un’insopportabile sensazione
d'avere gli occhi degli altri
puntati addosso.
E se una bestemmia
dovesse uscire dalla mia bocca?
Proprio qui,
in chiesa.
E' un pensiero che tortura il cervello,
un grido terrificante
che viene da dentro.
e non puoi contenerlo.
Il terrore,
la paura di farlo davvero.
Tra il sudore della fronte
e quello delle mani,
mentre il corpo
appena si sostiene
appoggiato ad un dolore
che non conosce fine,
spingi la tua mente fuori
con tutta la forza che hai
a raggiunger la purezza
dei tuoi sentimenti più belli.
Due mani piagate
ti spiegano la sofferenza dell'uomo
e nel tuo cuore
timida
una preghiera di ringraziamento
nasce.
 


IL SORRISO DELLA GELOSIA

Eri libera,
ma ero libero anch'io.
In un night
tutti insieme
gli amici di sempre
per dimenticare
le frustrazioni del giorno
ballando come idioti
sino al mattino.
Lo guardavo mentre
ti parlava.
Brutto,
con l'alito di birra,
schifoso come un verme
che puoi schiacciare.
Ti baciava il collo
ed io ti sorridevo
d'un sorriso largo,
più profondo d'uno specchio
quando riflette se stesso.
Ti parlava
con le sue labbra
quasi a toccar le tue.
Vedevo i suoi denti gialli
e provavo pena per te.
Non valeva nemmeno
un’unghia dei mie piedi,
ed ho preso il coltello dal tavolo
e gli ho tagliato la gola.
Il mio sorriso
accecante come un raggio di sole
nei tuoi occhi
ti abbagliava la vista
mentre ti colpivo il petto
senza pietà alcuna.

Quando vi siete seduti
seguitavo a sorriderti.
Avrò sempre un sorriso per te
dolce amor mio.
 


Il BACIO PERDUTO
 

La luce penetra i miei occhi,
come la spada fulgente
di Sigfrido le forze del male.
Lui ottenne invulnerabile il suo corpo
meno una foglia di pelle
sulla parte umana del suo tessuto.
Cercherò io gloria o
solo tempo perduto?
Percorrerò a ritroso
il cammino del tempo
che oggi mi chiude le porte
dei desideri.

Non voglio uscire.
Il sole mi piaga.
La febbre che ho dentro
mi piega
mentre il ricordo di quel
bacio mancato
ancora mi brucia.
Buonanotte Marcel
senza bacio di mamma
e ripercorro le scale
con lo stesso timore
dell'affetto mancato.

Il tempo che passa per creare
questo monumento immortale,
infinito come le voci della mia anima
che ne tracciano persino i secondi,
nessuno lo conoscerà:
vivrà nel perenne ricordo
della mia ricerca
e mai piu' sara' perduto.


OFFICINA

Odore di benzina,
la mia tuta.
Due pulsanti rossi
come gli occhi di un demone
su di me.
Cammino su sabbie mobili
che richiamano
la morbidezza del mio letto.
Le mie mani s'aggrappano agli angoli
d'uno spazio che non sento mio.
Devo premere quei dannati pulsanti,
devo dar vita alle macchine
mentre la mia vita si consuma
in battiti di cuore
lenti e pesanti
come i passi delle mie scarpe.
Posso contarli
come conto il tempo
che mi resta a vivere.
Non voglio morire ora.
D'improvviso un colpo sulla spalla,
un saluto amico,
un buongiorno inaspettato
mentre ombre di fumo nero
m'annerivano la vista.
Che felicità
sentir di nuovo il fresco del mattino,
le vita nel mio corpo
nelle dita dei miei piedi,
nelle dita delle mie mani
che ora premono due pulsanti rossi.
L'officina sud prende vita
ed io con lei.


LUI

Piangi,
urla finché vuoi.
C'è chi si alzerà per me.
Non esisto più per te.
Da quando c'è lui
sono come morto.
Potrei anche andar via ora
non te ne accorgeresti.
Vivi solo per lui
ogni attimo
ogni fottuto secondo
di cui è fatto il giorno.
Come faccio
a non amare mio figlio?
Perché lo odio così tanto?
Ha i miei stessi occhi
e la forma del tuo viso.
Guardo lo spigolo
ad angolo retto
della finestra che da' sul cortile,
intensamente.
Per quale orrendo mistero
si frantuma la mia anima?
Da domani
mi prenderò cura di lui
come fai tu
ma stasera lasciami morire qui,
fammi annegare
in questo piatto di minestra fredda.


MIEI CARI GENITORI
 

Non amo essere bello
miei cari genitori.
Non voglio piacere
a nessuno.
All’ipocrisia
preferisco i miei calci
e i miei sputi.
Mi piace esporre
il culo nudo
nel mio quartiere.
Mi piace vedere la gente
che finge di non vedermi.
La follia mette paura.
Se alzo una mano
per salutare
la gente fugge.
Quale potenza
nelle mie dita tese.
Nemmeno il saluto romano
v'intimoriva così tanto
eppure l'avete fatto
poi l'avete scordato
ed ora lo fate di nuovo
sotto altre forme
e sotto altre bandiere.
Mi divertite.
Mi piace uscire così come sono
senza fazzoletto
e senza cravatta.
Gentile signora
la spaventa un uomo in mutande?
Scommetto ne ha visti
molti di più senza.
Mi dispiace del vostro orrore
miei cari genitori
ma voglio essere libero
di consegnarmi alla morte
con le mie mani
piuttosto che vivere
nell’annientamento
delle vostre leggi immorali.


VINO VECCHIO
 

Amo il colore biondo
di questo buon vino
sincero ed amico
come nessuno.
Ondeggiare il bicchiere
è come avere il mare
tra le mani
così limpido e chiaro
da poterne vedere il fondo.
Si fa luce nei miei pensieri
ed un profumo inebriante
sale alle mie narici che si liberano
e danno spazio ai miei respiri
afoni e pesanti.

La città di notte
mi fa sentire più vecchio.
Ho sempre l'impressione
che qualcuno mi segua.
Gli istinti peggiori
di notte si svegliano
ed irrompono nelle tenebre
d'anime distrutte e spezzate.
Perché vuoi alzare la mano
contro un vecchio che odora di vino?
Tu sei più solo e più ubriaco di me.
Sei così giovane e malato
e la voce che ascolti
è più malata della mia.
Sono i miei soldi che vuoi?
Prendili
ma non uccidermi,
è per te che lo dico,
non per me.


LETTERA D'AMORE
 

Mia cara...
no, oggi non riesco a scrivere.
Qualcosa non va.
Ah... ecco,
ci sono alcune penne
fuori posto
ed un cleenex del giorno prima
lasciato sopra i miei appunti.
Ricominciamo.
Non mi sento bene.
Sono ansioso.
Cos'altro non va ancora?
La cornice della tua foto.
E' spostata e disturba
il mio sguardo.
Anche il tavolo mi sembra storto.
Mi alzo e lo guardo attentamente.
Come il raggio d'un laser
la mie pupille
fissano con estrema precisione
la gamba del tavolo
che non cade esattamente
al centro della mattonella.
Devo averlo spostato.
Il disordine esterno
m'infastidisce
e riflette i suoi lamenti
all'interno di me stesso.
Ecco,
finalmente tutto è in ordine,
esatto e preciso
come una foto di famiglia.
Mi sento appagato,
ora posso scriverti.


SABATO IN DROGHERIA
 

Troppo tempo in drogheria.
Prendere pane ed acqua
non richiede molto.
Perché di sera?
Di sabato?
Sento le vene alle tempie
che si gonfiano
e il fuoco della rabbia
corrodermi dentro.
Vorrei vederti con i miei occhi.
Lo so,
lo so con certezza
che ti stai dando a lui.
Ad un droghiere!
Vedo le sue mani
accarezzarti il corpo
e la mia ira
come una furia incontenibile
vorrebbe scavalcare
tutte le montagne della terra
ed attraversare tutti i mari e fiumi.
Ah donna infame,
dovrai tornare!
Le mani mie son pronte.
Non permetterò alla tua bocca
di mentire.
Devo salvare la tua anima
dal peccato.
Sono qui alla porta
ad attenderti.
Oh il tuo viso innocente
ed il tuo sguardo pulito
sono come una lama rovente
nelle ferite aperte,
le più profonde della mia mente.
Zitta.
Taci.
Non mentirmi.
E muori!


SAINT-REMY
 

Lasciami qui infermiere.
Il rumore del vento
e le urla del cielo
basteranno.
Cirri azzurri e cerchi di fuoco,
voglio vedere il colore
schizzare sulla tela
come il sangue è schizzato
dal mio orecchio.
Paul,
Paul
perché mi hai abbandonato?
Mi farò un ritratto
con l'orecchio fasciato
per non sentire più
l'urlo di dolore
esasperato dai miei sensi
che ne amplificano,
oltre il tollerabile,
il mio umano sensibile.
Altre tele infermiere,
altri colori, presto,
l'arte mi esplode nelle viscere,
non la posso contenere,
è un'energia che vuole
straripare oltre gli argini
delle mie ossa,
una furia
che ossessiona le mie mani vibranti
attorno ai colori
che hanno lo stesso sapore
della mia morte.
 


TELEFONO BIANCO
 

Solo come sempre
nel deserto della mia casa.
Di notte
puoi sentire il vento
e la solitudine spietata
fischiarti nelle orecchie.
Tempeste di sabbia
e mani indecise
che coprono
tormentati occhi
da granelli infiniti
di minuscola rena.
Come una carezza d'amore
il sogno d'un miraggio
nel bianco colore d'un telefono.
Il bisogno d'una voce umana
per coprire le orrende voci
di silenzi sovrapposti
che sibilano violenti
da ogni mobile,
da ogni angolo della mia casa.
Il cuore impazzito mi batte nella gola
mentre tremante
compongo il numero
della speranza
con la cornetta
d'un telefono bianco
stretta
come un giglio d'amore
nella mano sinistra.


BAMBOLINA MACCHIATA
 

Dormi mia piccola.
Abbracciato a te
aspetterò che il sonno
porti via le lacrime
dai tuoi occhietti arrossati.
Quante lacrime
per una bambolina macchiata.
Non temere,
papà avrà sempre
una bambolina per te.
Domani,
quando il sole avrà
quel colore che ami tanto
e vedrò le tue braccine
corrermi incontro
avrai una nuova bambolina
molto più bella di questa,
più bella del colore del tramonto,
più bella della fata turchina
ma non sarà mai bella come te
mia piccina.
Oh una lacrima ancora!
Togliamola insieme
ed il tuo sguardo
tornerà a brillare
come le stelle dei cieli
del tuo mondo incantato.

Sì,
la mamma dorme ora.
Non temere aspetterò,
aspetterò che t'addormenti.


L'ULTIMA LETTERA

L'ultima lettera
è sempre la più difficile
da scrivere.
Non viene dal cuore
né dalla ragione.
C'è un foglio bianco
ed un nome appena accennato
e la tua penna
che tremole mani
appena reggono.
I tuoi occhi cercano
motivi e ragioni nell'assenza
del significato delle cose.
E' una voce che prende origine
dal tuo stomaco,
fisicamente,
come una parte di te
lancinante e dolorosa.
Potresti toccarla fino
a percepire l'essenza fisica
dei tormenti del pensiero.
La penna cade
sul foglio bianco.
mentre in una sola parola
l'ultima lettera della tua vita,
la più breve,
è stata scritta.



IL PUNTINO VERDE
 

Cifre verdi
segnano i minuti che passano.
Un puntino intermittente
vive lo stesso ritmo del cuore.
Il soffitto bianco
riflette il tenue colore
che scalda le pareti della camera.
Nella sicurezza del caldo
delle coperte
Il freddo della vita si placa.
D'improvviso,
la radiosveglia smette di vivere
e la stanza piomba nel buio.
E' un attimo
quasi impercettibile
e il tempo per capire che l'oscurità
è l'unica cosa che ho attorno
è ancora più breve.
Un inspiegabile senso di vuoto
avvolge il corpo.
Il cuore non ha più
il puntino di riferimento
e batte i ritmi della paura.
E' il bisogno della luce,
forse la luce della vita.
Ad occhi chiusi,
per nascondere il buio alla vista,
indovino l'accendino nel cassetto.
Una candela
mi restituisce la vita.
Strano,
ma un puntino verde
anche il più piccolo,
come la fiammella della speranza,
può farti sentire vivo
come il calore
d'una parola d'amore.


COAZIONE

Rumori di passi incontrollati.
Suole di scarpe
accompagnate da movimenti.
Scarpe nere,
finalmente un
vecchio modello
con i lacci.
Aspetto con ansia un
paio di scarpe rosse.

Colori nella mia mente
che si spostano e seguono
il ritmo d'una vita lontana.

La vista d'una grata
sotto i miei occhi
attira il mio sguardo.
Il tempo di un lampo
e tutti i segmenti di ferro
soni stati sommati.
Trentotto come la febbre
che mi divora.
Con la punta del piede
li tocco meticolosamente.
uno dopo l'altro.
Non ne devo saltare nessuno.
E' un lungo lavoro di pazienza,
se sbaglio dovrò ricomnciare.

Questa notte
proverò a contare i minuti,
che mi restano a vivere
cosciente di non poter
tornare indietro:
la vita e la morte,
per me,
sono la somma algebrica del nulla
 


LO SGUARDO

In una sala d'attesa
d'un ospedale
una giovane donna
guarda i contorni
d'una finestra.
Seduta ed immobile
con lo sguardo fiso
forse appena sospeso
su indefinibili moti del tempo.

Capelli biondi
e due perle negli occhi,
uno sguardo che sgomenta
tanto lontano appare.

Su quali pianeti
di quali mondi
vai posando i tuoi respiri
della stessa aria
che pur io respiro.
Il tuo sguardo m'uccide
nella sofferenza della mia anima
che vorrebbe aiutarti.

Vorrei toccarti i capelli,
chiederti cosa vedi,
ma non puoi sentirmi.



LA SACCA DEL SILENZIO
 

Non sapevo fosse peccato
eppure mi nascondevo ugualmente.
Giocavo soltanto
nel mistero d'un mondo
più grande di me.
Anche un frutto nuovo
era una meraviglia.
Nessuno
mi rimproverava per questo
e timidamente
portavo il frutto alla bocca
per scoprirne il gusto.

Non sapevo fosse peccato,
Chiedo perdono.
Non volevo uccidere il Signore,
Sono pentito.
Non voglio che la Madonna pianga per me.
Non lo toccherò più, padre, prometto.
Solo per far pipì.
Dirò tutte le sette Ave Maria
ed un Pater Noster.
Ecco il mio Atto Di Dolore.

Con il terrore nell'anima
ho aperto la sacca del silenzio
e v'ho messo
le mie pene a tacere.
Le lacrime
cadevano a rigarmi il viso
mentre con le mani
le asciugavo un poco.

Ho imparato a mettere tutto
nella sacca del silenzio
con l'illusione
di non sentirne più la voce.


SINFONIA N.6 OP. 74
 

Nota su nota
scivolano via
le infinite melodie
della mia sofferenza
vissuta come musica.
E come musica
vorrò che la mia voce
venga ascoltata.

Chi mai potrà conoscere
la segreta gioia
che nel mistero d'un dolore
fatto allegria
dona te come figlia
a me che padre
non ho potuto essere.
E t'ho così amata
che ti lascio al mondo
e mai godrò